martedì 6 dicembre 2011

"A te, Marek Hamsik"... di Pietroalessio di Majo


e speriamo che porti bene !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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A te, che da un po’ di tempo sei latitante,
ma che di gioie ce ne hai regalate tante,
a te, che sei bravo, giovane e slovacco,
non chiediamo rovesciate o colpi di tacco,
ma solo quello che tu, grande Marek, sai fare:
tirare forte o preciso per poi la rete gonfiare…
A te, che sarai anche un professionista esemplare,
ma le tue giornate di grazia son diventate un po’ rare,
a te, che, sarà pur vero, corri, difendi e non ti risparmi,
ma che ben altre emozioni sai bene che potresti darmi,
chiedo una cosa complicata, ma non proprio impossibile:
uno dei tuoi bolidi terra-aria, che sia davvero imprendibile,
affinché si possa tornare a cantare il tuo nome a squarciagola,
affinché si torni tutti a pensare che: “Con Marekiaro si vola”.
A te, Hamsik, chiedo un grosso favore, ne sono consapevole,
ma ultimamente sei sembrato fiacco, oserei dire arrendevole,
ed è per questo che, per non sottrarmi alla recente scaramanzia,
sono qui a scriverti, tra un'imprecazione e, si spera, una profezia:
buttala dentro, Marek, fallo questo mercoledi’,
perché sarà difficilissimo scegliere un miglior di’.
La partita dell’anno può essere l’occasione perfetta
Per abbandonar la via tortuosa e riprender la retta…

martedì 29 novembre 2011

L'ombrello di Mazzarri, rapimento di Quagliarella di Gianni Puca

IL CIUCCIO CHE VOLA

 “Io uno come Denis non lo avrei mai fatto andare via”, ripete per l’ennesima volta Gennaro mentre inserisce la quinta alla vecchia Ritmo. “Ma se tu bestemmiavi Saint Denis ogni volta che si mangiava un goal lui e la porta”, replica Gaetano. “Ma che vuol dire? Però si impegnava, entrava a partita in corso e una volta segnava, una volta faceva un assist. Usciva dal campo sempre con la maglia sudata. E poi Saint Denis è uno stadio francese.” “Ma quello è stato lui che se ne è voluto andare”, si inserisce Vincenzo, cercando di mediare. “Quando uno tiene un contratto, tiene un contratto. Perché quei cadaveri che ci erano rimasti sullo stomaco dalla serie B, e che nessuno ha voluto manco gratis, non li abbiamo pagati lo stesso? Avevano un contratto e i contratti vanno rispettati. Chi protesta va multato e spedito in tribuna fin quando non viene a miti consigli”, ribadisce Gennaro, sempre più infervorato. “Ha ragione..,”, concorda Peppino, “…noi stiamo pagando ancora Rinaudo, che non sappiamo manco se è vivo o è morto. La Juve ci ha fatto il cavallo di ritorno”. “Comunque Denis oggi non vede nemmeno il pallone”, profetizza Gaetano. Al goal di Denis, Gennaro evoca nuovamente il santo che ha dato il nome allo stadio francese inaugurato durante i mondiali del ’98. Gaetano diventa giallo come la maglietta di Campagnaro, che nel frangente, per come striscia il pallone, più che un terzino sembra Capitan Ventosa. Qualcuno pensa che sia la maledizione di Aronica che si abbatte su tutti coloro che vengono schierati nel suo ruolo. Grava, Britos, Ruiz, Fideleff… Domizzi, tutti quelli che hanno occupato quella zona del campo si sono imbattuti in infortuni di gioco, fisici e… vabè, sorvoliamo. E sabato è toccato a Campagnaro, che prima ha preso una gomitata in faccia e poi ha provocato il goal di Denis. Il Napoli, però, non meritava di perdere a Bergamo, sia per l’equilibrio che si era visto in campo, sia per i soliti cori beceri e razzisti piovuti dallo stadio padano, che meritavano di rimanere strozzati nelle gole della minoranza deficiente che getta fango anche sulla maggioranza perbene dei bergamaschi. La reazione di Mazzarri sarà stata antisportiva, ma a Bergamo aveva cominciato a piovere subito dopo il goal di Cavani. Questo le tv padane non lo dicono. Mazzarri, che aveva già mal di gola per l’esultanza seguita ai goal di Cavani contro il Manchester, ha aperto l’ombrello. Ma quanti napoletani presenti allo stadio sabato hanno aperto l’ombrello per proteggersi dalla pioggia e dai cori squallidi che piovevano dagli spalti? Anche noi da casa, diciamolo, abbiamo aperto l’ombrello. “Un pareggio a A-ta-lan-ta non è da buttare sentenzia Gennaro”, mentre la Ritmo sbanda in una curva. “Martedì la partita contro la Juve sarà uno spettacolo nello spettacolo”, osserva Vincenzo, proprio mentre alla radio danno una notizia clamorosa. “Subito la gara con la Lazio, un commando di quattro persone mascherate, di bassa statura, ha rapito il calciatore della Juventus Fabio Quagliarella. Per il riscatto è stata chiesta la somma di undici ottilioni di dollari, pagabili in dodici rate. Il riscatto, secondo la lettera anonima lasciata dai rapitori sulla panchina della Juve, dovrà essere pagato a mezzo bonifico bancario su un conto intestato alla Banda Bassotti e il calciatore, in caso di pagamento della prima rata, sarà rilasciato martedì sera, verso le 23.00.Gli inquirenti sostengono che dietro la fantomatica Banda Bassotti, si nasconda in realtà il noto pregiudicato "Ignazio detto il torchio". Non si esclude, tuttavia, la pista della simulazione del rapimento da parte del calciatore stesso, che pare sia stato visto allontanarsi insieme a Toni e Iaquinta, che pure risultano scomparsi. Il prefetto, in un intervista rilasciata alla carta stampata, ha dichiarao che faranno di tutto per ritrovarlo prima di martedì sera e che la partita, l'aveva rinviata apposta per consentire a Quagliarella di giocare a Napoli".

mercoledì 23 novembre 2011

Anche gli sceicchi piangono di Gianni Puca

Armando è un non vedente, di professione tifoso del Napoli. Lui da giovane ci vedeva e aveva anche un lavoro. Ha visto i due scudetti, la coppa UEFA, la Supercoppa e, come lui ricorda ogni giorno, cantando: “Ho visto Maradona, uè, mammà, innamorato son”. Lui faceva il guardiano, poi – per evidenti ragioni dovette lasciare il posto, perché da un momento all’altro non ci vide più. Era l’anno del Napoli di Boskov; quando Armando vide Imbriani e Agostini in attacco decise quasi volontariamente di non vedere più nulla del mondo e di conservare negli occhi le immagini dei tempi d’oro. Da allora Armando continua ad andare tutte le domeniche allo stadio, anche se non vede. Lui ascolta i suoni, i rumori, e dai rumori ricostruisce le immagini. Un amico gli ha regalato un accredito in tribuna autorità, è seduto accanto allo sceicco quando nell’aire vengono scolpite le note dell’inno di Handel. Lo ha intuito dai profumi orientali delle decine di mogli che lo accompagnano. Nella ressa, prova a fare la mano morta ad una a caso delle sceicche, ma non saprà mai che purtroppo ha beccato proprio il sedere dello sceicco, che pure indossava una lunga veste. La musichetta della Champions gli fa venire da piangere, così come la formazione del City: Dzeko, Balotelli, Silva, Tourè, e in panchina tengono pure Aguero e Nasri. Addirittura Tevez è fuori per motivi disciplinari. A Napoli giocherebbe pure se avesse rapinato il monte di pietà! Quando al termine della musichetta i centoventimila del San Paolo urlano “Chaaaampioooons” trema tutto. Soprattutto trema il cuore di Armando, che sente che un paio dei suoi by-pass, applicatigli ai tempi di Salvatore Naldi, sono finiti nel settore distinti. Armando sente la gente che dice: “Guarda che spettacolo in curva A, guarda che bella la coreografia in curva B, guarda nei distinti… Che bello!” Lui avrebbe risposto: “Ma che debbo guardare, non lo vedi che sono cieco?” se non fosse che i napoletani riescono a guardare anche senza vedere. Armando ha le lacrime agli occhi, come quando Carnevale segnò con la Fiorentina, su assist di tacco di Giordano. Come quando Baroni si librò nell’aire contro la Lazio, quando Maradona e Careca smontarono mezza Germania per portare a Napoli l’unico trofeo europeo. La partita non è ancora cominciata, ma già essere qui è una vittoria. Con i soldi che gli sceicchi hanno speso per fare questa squadra, si potrebbe costruire un’altra Napoli, con due Vesuvii e tre golfi, sei Maschi Angioini e dodici Palazzi Reali. Ma Davide non aveva paura di Golia, Totò sconfisse Maciste e anche i puffi hanno sempre beffato Gargamella. Fa freddo al San Paolo, ma nessuno sente freddo, su ogni seggiolino ci stanno almeno due tifosi. Ogni padre ha portato almeno un figlio. I spettatori paganti sono circa sessantamila, i non paganti saranno almeno il doppio. Quando lo stadio canta: “Chi non salta rossonero è” (sì, perché il Manchester oggi ha fatto il madornale errore di indossare i colori dei nostri più acerrimi nemici) trema tutta Napoli. Dalla Gioia! Quando Lavezzi, in un imprecisato minuto del primo tempo, va a calciare dalla bandierina, ad Armando torna alla mente un immagine: “Diego che a Torino batte un calcio d’angolo che diede inizio alla storia. Allora fu Bruno Giordano che colpì al volo quel pallone che gonfiò la rete di Tacconi e il petto dei napoletani. Questa volta è Edinson Cavani a volare più in alto dei grattacieli arabi, e fa saltare letteralmente lo stadio dalle fondamenta. Il boato del San Paolo è avvertito fino a Torino, dove erano già tutti a dormire. Armando non può vedere, ma ha ovviamente capito cosa è successo. Urla: “goooal… goooaaal... goooaaal” per più di un quarto d’ora, e corre sui seggiolini della tribuna, pestando pure i piedi allo sceicco. Quando lo speaker ripete all’infinito: “Edinson” e il pubblico risponde “CA-VA-NI” Armando si ricorda dell’ultima volta che ha fatto l’Amore con sua moglie. Ormai ha un’età e manco con le pillole blu riesce a… Ma non ricorda praticamente da mai un orga… un’organizzazione di gioco del genere. Il Napoli sta schiantando il City! Non lo può vedere ma lo sente. Lui, per sua fortuna, non ha potuto vedere chi ha ciccato il rinvio in area, servendo Silva, il cui tiro è stato respinto da De Sanctis sui piedi di Balotelli. Ma lui sa leggere anche il silenzio. E quel silenzio surreale, che gli ricorda quello che seguì il goal del maledetto avvoltoio madrileno, è interrotto da una bestemmia di 31 minuti, che è continuata durante l’intervallo e che aveva un unico destinatario: Salvatore Aronica! Armando è di Acerra e, quindi, del contenuto della sua filippica i presenti in tribuna hanno capito tanto quanto lo sceicco, le sue mogli e i tifosi inglesi assiepati nel settore ospiti, che pure hanno udito una voce che forte e poco chiara si stagliava nel cielo e faceva tremare pure il vento. Quando Il Pocho, servito da Dossena, ha messo il pallone al centro per Cavani è venuto giù tutto. È venuto giù un ventennio di sofferenze, di attese disattese, di sogni vestiti da incubi. Un ventennio di Agostini, Imbriani, Calderonni, Prunierri, Varricchi, Ignoffi, Cupi, Lacrimini, un ventennio di Mondonichi, Bortolinimutti, di Renziulivieri e di Galeoni affondati. È venuto giù lo stadio, sono venute giù le lacrime dello sceicco, sono venute giù le lacrime delle mogli, che quando il Manchester perde già sanno che per una settimana non si tromba, quantomeno non con lo sceicco. È venuto giù Armando, che da ieri ancora corre come un pazzo per tutto il campo, balla intorno alla bandierina come Juary, fa le capriole come Asprilla, il trenino come Protti, culla un bebè come Bebeto, anche se suo figlio ha ormai quarant’anni e si tuffa in una pozzanghera come Maradona. E ora è ancora lì disteso sull’erba a guardare il cielo. Lui non può vederlo, ma sente che non è mai stato così azzurro. Gianni Puca

lunedì 21 novembre 2011

Napoli-Marchetti 0-0 di Gianni Puca

“Diego, vogliamo andare… alle giostre stasera?”, chiede Gianni al nipotino di sei anni, facendogli l’occhiolino. “Ahò, zio, non ti far sentire da babbo che mi chiami così. Lo sai che se ‘ncazza quando mi chiami Diego”, replica a bassa voce il bambino. “E ma io non ce la faccio a chiamarti Francesco, è più forte di me. Ti raccomando, mettiti la maglietta del Pocho che ti ho regalato e mettiti il maglione sopra, sennò chi la sente tua madre! Ma tu guarda che disgrazia, non bastava una sorella milanista, no… pure un cognato romanista mi doveva capitare. Ma almeno questa povera creatura innocente la debbo salvare. I milanisti si debbono estinguere e pure i romanisti”. “Ma contro chi giochiamo stasera?”, chiede il bambino mentre parcheggiano a metà strada tra l’Edenlandia e lo stadio San Paolo. “Con la Lazio. Ti sono piaciuti i dvd di Maradona che ti ho regalato al compleanno?” “Sì, ma li ho dovuti vedere a casa di nonno Gennaro, li tengo nascosti lì. Nun sia maje mi vede babbo mi manda all’asilo dalle suore”. “E tu non farglieli vedere. Anche i cristiani sono stati perseguitati dai romani. Ma la Fede è Fede, e quella azzurra non si può sconfessare. Tu sei nato a Napoli, sebbene da padre romanista e madre milanista, e quindi hai sangue azzurro che ti scorre nelle vene. E sei nato lo stesso giorno di Marek Hamsik”. Il primo tempo scorre via lento e sonnacchioso. Il risultato è ancorato sullo zero a zero; Gianni guarda il nipote e, sconsolato esclama: “Eh, si sente la mancanza di Britos”! Nel secondo tempo Reja, passa dall’8-1-1 al 10-0-0. Oronzò Canà, in tribuna, prende appunti per il prossimo film e un’illuminazione lo coglie improvvisamente: anche la sua Longobarda giocherà con la trizona, con Crisantemo unica punta e Speroni e Aristoteles terzini di fascia. Nel secondo tempo, la partita sembra una partita di squash tra Lavezzi e Marchetti, dove il portiere laziale fa la parte del muro. Diego, anche se ha solo sei anni, ha già quattro anni di militanza in curva B e nella curva romanista, quindi ha assimilato un vasto campionario di imprecazioni napoletane e romane. Al tiro di Lavezzi al 94’, dopo la parata surreale di Marchetti. crea una mala parola che è una perfetta sintesi tra le culture dei due popoli, entrambi nemici dei laziali. Al momento del goal annullato da Rizzoli a Cavani, il bambino, incuriosito dalle urla dei tifosi, chiede allo zio cosa vuol dire che l’arbitro tiene le corna. Gianni gli spiega che gli arbitri, per natura, nascono con delle protuberanze ossee, come gli stambecchi, i cervi, i cosmoceratopi. A differenza di questi ultimi, che hanno quindici appendici ossee, gli arbitri ne hanno due. Il bambino lo guarda smarrito. Lo zio intuisce di aver utilizzato dei termini troppo scientifici e sintetizza e semplifica il concetto: “Diego, mò sei troppo piccolo per capire, ma se da grande incontrerai una donna di non irreprensibili costumi morali, stai ben sicuro che il marito fa l’arbitro”.

giovedì 10 novembre 2011

O voi dalle zebrate maglie di Francesco Cecere

O voi dalle zebrate maglie Che con le vostre lagrime cader fate le foglie Gridate allo scandalo per una partita rinviata Nel giorno in cui la vostra dirigenza viene condannata E invece di scomparir sotto terra per la vergogna Tuonate contro chi giustamente vi ha messo alla gogna "Noi estranei ai fatti"?? Ma cosa avete fumato? E chest'è

domenica 30 ottobre 2011

Non tutti i Celi sono azzurri... di Gianni Puca

“E che maniere?! E datemi il canzo di sedermi…” avrebbe urlato la buonanima di Sandro Ciotti, se fosse stato ancora in servizio. Neppure trenta secondi e Cavani aveva già portato il Napoli in vantaggio. Pulvirenti era ancora al bar e un mezzo cannolo gli va di traverso quando sente il boato del settore ospiti. La maggioranza dei tifosi napoletani urlano per inerzia perché stavano sfilando la marenna dal fodero e manco lo avevano visto Cavani tirare in porta. 24’ “Clamoroso al Cibali…”, avrebbe urlato ancora il marmittoso radiocronista Rai: “…primo goal in serie A di Marchese!” Il suo primo e ultimo goal lo aveva segnato a subbuteo dodici anni fa ed era pure in fuori gioco. 39’ Schema flipper del Napoli in area avversaria, ma la palla non entra in buca. 41’ “Gesù, Giuseppe, Santana e Maria”, commenta rassegnato Don Gustavo, un sacerdote gay che Mazzarri aveva fatto venire direttamente dalla Maremma per benedire i suoi centrocampisti, fatti fuori uno alla volta dai gufi diversamente napoletani. Il Napoli resta in dieci per un fallo ingenuo e inutile di un praticante mediano improvvisato da Mazzarri, che per Monaco aveva pensato di convocare Vinazzani e Criscimanni. Inizia il secondo tempo: se sbagliare è umano, schierare Mascara mediano con il Napoli in dieci è diabolico. 47' Infatti. 74’ Triangolo di Lavezzi con Inler, Andujar è sintonizzato su mediaset premium e vede il tiro in leggera differita, ma il pallone va di poco fuori. 75’ Assist di Lavezzi per Cavani, tiro di prima intenzione, palla in fallo laterale. Nella mente dei tifosi partenopei riecheggia uno storico e mortificante commento di Sandro Ciotti: “Scusa Ameri, ti interrompo da Udine, gesto tecnico deprimente di Agostini, tiro dai sedici metri, palla in fallo laterale”. Ah, in verità ci sarebbe pure un altro episodio rilevante, verificatosi al secondo minuto del secondo tempo, che ha inciso non poco sul risultato finale. Ma non teniamo il coraggio di raccontarvelo. Pressione costante del Napoli negli ultimi quindici minuti, occasioni sprecate dagli attaccanti e dall'allenatore, che non sbaglia quasi mai, ma quando sbaglia le fa veramente grosse... Anche Lavezzi, sul finire del primo tempo ha avvertito che occorreva un mediano di ruolo a centrocampo al posto di Santana, e ha passato la palla a Dzemaili, che però era in panchina, sebbene senza pettorina. C'è chi pensa che non si sia trattata di una svista, ma di un messaggio all'allenatore. Il Napoli esce battuto dal fu Cibali. Migliaia di donne napoletane non faranno sesso questa sera. Quantomeno non con i mariti. E c'è ancora chi dice che una sconfitta del Napoli non rientra tra i problemi gravi della vita... Ma domani è un altro giorno, e pure mercoledì...

lunedì 24 ottobre 2011

Anche i tenori steccano di Gianni Puca

Dopo diversi anni, nello scorso campionato, il Napoli aveva sfatato il tabù del Sant’Elia, ed aveva vinto con un goal di Lavezzi al 94’. Pasquale, ultrà partenopeo figlio d’arte, è dal 10 novembre 2010 che è rimasto paralizzato con le braccia perpendicolari. Ha il volto felice, anche se da quel momento non è riuscito più a muoversi. Gli amici della curva lo hanno portato a Cagliari di peso, nella stessa posizione in cui si trova ormai da un anno, con l’ombrello aperto e la goduria stampata sul volto. Cagliari – Napoli riprende da lì. 1’ Dossena, da ottima posizione, con una sassata micidiale che lascia di sasso il portiere ma fa fuori un pastore di Sassari a bordocampo, che lascia moglie, suocera e tre greggi di pecore. 4’ Gargano, che ancora non ha smaltito il fuso orario dell’ultimo viaggio intercontinentale, si addormenta al limite della propria area; Nenè si ritrova solo davanti a De Sanctis, che para un rigore in movimento. Sant’Elia guarda San Gennaro in cagnesco, ma il santo partenopeo giura su San Siro di essere innocente. 12’ Agazzi imita De Sanctis ed esce a kamikaze su Zuniga, che cercava di dribblare pure la linea di fondo campo. 24’ Punizione dalla sinistra di Cossu, torsione di testa di Nenè, San Gennaro abbassa la traversa, che respinge. 32’ Palo di Santana, che fa venire le scolle in fronte a Cellino.. 35’ Legnata di Nain-gol-an, miracoloso colpo di reni di San Gennaro… palla sulla traversa. Sarebbe stato il colmo se avesse segnato un belga il cui nome, nella sua lingua, vuol dire “non segna da anni”. 39’ Colpo di testa di Santana, grande parata del portiere cagliaritano. Dal settore ospiti si ode un urlo: “st’Agazzi”! 44’ Stacco imperioso di Nenè a colpo sicuro, ad un metro dalla porta, Cellino e Sant’Elia esultano, palla in fallo laterale. 46’ Grazie ai microfoni delle pay tv, viene intercettata una telefonata del guardalinee all’arbitro Banti: “Luca, Luca, puoi fischiare, è finito il primo tempo”. 54’ Esce Lavezzi ed entra Hamsik. Il Pocho, uscendo, recita un… adattamento in argentino de “ ‘A livella”, dedicandola agli ascendenti dei tifosi sardi che lo fischiano. Tra il 65’ e il 70’ le macumbe di Cellino fanno fuori Santana e Gargano. Entrano Maggio e Inler. 70’ Aronica, tra i migliori in campo, mura due volte Tiago Ribeiro, che se lo ricordava decisamente diverso il terzino palermitano. 75’ Contropiede del Napoli, Zuniga per Hamsik, che lancia in profondità lo svizzero Dzemaili, il cui tiro è impreciso. 82’ Gran botta di Maggio, il portiere sardo respinge, ma Cavani era andato al vicino commissariato a denunciare la propria scomparsa. 87’ Agazzi, nel tentativo di anticipare Cavani, dà uno sganassone al proprio difensore Pisano, che rimane intontito. Il medico sardo gli fa qualche domanda per accertarne la lucidità. “Chi è stato il capocannoniere dell’ultimo campionato?” Il terzino, frastornato, risponde: “Larrivey”. “Chi sono i tre attaccanti del Napoli? “Pavarotti, Domingos e Carrera”, replica il difensore, questa volta più deciso. Il medico chiede il cambio, nel frattempo l’arbitro fischia e il pubblico anche. La partita finisce zero a zero. Pasquale sta ancora con l’ombrello aperto, anche se c’è il sole. Con uno sguardo tra il semideluso e lo speranzoso dice agli amici che non si può sempre vincere e che mercoledì è un altro giorno…

domenica 16 ottobre 2011

Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, di Gianni Puca

Grande Gianni, unico a risollevarmi da questa tristezza.....

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No, Agostinelli nooo, pietà di noi! Offritegli una panchina: il Pergocrema, il Poggibonsi, il Pizzighettone, una qualsiasi, ma non fategli fare il commentatore televisivo, per favore. Ma non solo perché non riesce a distinguere Giovinco da Boateng e Inler da Criscimanni, ma soprattutto perché porta statisticamente una iella scientifica.
Io, se volete, la partita ve la posso pure raccontare, ma dal punto di vista tecnico si può sintetizzare in una sola frase, anche un po’ scontata, se vogliamo: un Parma Modesto vince al San Paolo con un colpo da Gobbi.
Eppure, voi penserete, i gobbi portano bene… Ma contro gli influssi malefici di Agostinelli non c’è nulla da fare. Mazzarri, che pure conosceva questa statistica, appena ha saputo che il commento tecnico di Mediaset premium sarebbe stato affidato all’ex caschetto d’oro, ha trascorso ore in ritiro con la squadra a ripetere alcuni riti magici. “Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia” era il rito del mattino, e “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio” quello ripetuto per due settimane durante gli allenamenti pomeridiani. Niente tattica, niente schemi, anche perché i calciatori erano stati convocati quasi tutti in nazionale, ad esclusione di Cannavaro e Campagnaro, atteso che Prandelli ha preferito puntare sul blocco Juve, che l’anno scorso è stata la diesa che, in casa, ha subito più goal dell’intera serie A.
Se, per la partita col Chievo, Mazzarri aveva chiesto al medico sociale e al preparatore atletico di fare la formazione, per limitare al massimo il rischio infortuni, questa volta si è affidato al Santone di Avella, per individuare i calciatori più protetti dalle stelle e che potessero contrastare la sfiga agostinelliana.
Da approfonditi studi di un collegio di maghi, composto dal Mago Otelma, Gennaro D’Auria, Merlino e Harry Potter è risultato che anche se tutti gli abbonati Mediaset ascoltano la telecronaca di Raffaele Auriemma, per il solo fatto che esiste l’opzione Agostinelli, sul Napoli si abbattono catastrofi inenarrabili. Chi di voi non ricorda, ad esempio, la diagnosi di qualche anno fa dell’ex calciatore della Pistoiese che prima ancora che venisse commesso un fallo su Lavezzi gli predisse un lungo stop? E secondo voi, e siate onesti nella risposta, la parata di Mirante sul colpo di testa di Maggio e il susseguente palo di Cavani non sono da addebitare a forze occulte? E la punizione di Cavani, che per un millimetro non ha spicchettato la porta del Parma?
Lasciamo stare il rigore per il fallo di mano in area su cross di Dossena, e qualche altra svista di Mazzoleni, che si è scordato i cartellini gialli nella giacchetta nera mandata in tintoria e che per evitare un Rocchi bis, non ha dato neppure la punizione su Lavezzi, atterrato in prossimità della linea dell’area di rigore, dopo aver battuto il record mondiale di dribbling consecutivi (ben trentotto! N.d.r.) Noi non ci vogliamo attaccare agli errori arbitrali. Non siamo interisti.
Ma secondo voi, perdere in casa con il Parma per un goal di Gobbi e di Modesto (che in due hanno segnato tre goal in carriera) non ha motivazioni che vanno ampiamente al di là della scienza e della fantascienza?

sabato 15 ottobre 2011

Ristorante Mimmop

Pe fà na parmiggiana ca spaparanza o'core
ce vonne 'e mulignane e tiempo na mezzora.
Pigliate 'e mulignane, luvatece o'cappotto
mettitele a' fà o'bagno pe' dinte a l'uoglie fritto.
Quanne sonne addurate, pigliate na tiella
pummarulelle 'e Pollena e nu pare 'e frunnelle
accio e vasinicola nun ponne mai mancà
e pure a' muzzarella ma senza esagerà.
Po' na bella rattata d0' meglio parmigiano
vulite nu cunsiglio? Spannitelo ca' mano.
Quanne a' cuttura è pronta, facite arripusà
ca pò se squaglia m'bocca e ve fà arricrià.
Si pò vuje n'Paraviso ve vulite sentì,
dinte a nu cuzzetiello facitela murì.
E si pò vence o'Napule faciteve a' scarpetta
tutte è cchiù sapurito e niente cchiù si jetta.

martedì 4 ottobre 2011

Quello che la stampa non dice

Se al Napoli negano un rigore evidente...nessun problema...

domenica 2 ottobre 2011

Rigore è quando arbitro fischia - di Gianni Puca

GRANDE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Dopo la schiacciante vittoria in Champions contro il Villareal, il Ciuccio vola a Milano, dove non vince contro l’Inter da 17 anni. Il 17 porta male, e il designato arbitro Rocchi non ne parliamo proprio. Ma in matematica meno per meno fa più, e la matematica non è un opinione.
Cavani non recupera dall’infortunio, Pazzini si. La coppia di commentatori Mediaset composta da Bruno Longhi e Aldo Serena fa più paura della coppia Pazzini – Forlan. Gli abbonati napoletani appendono corone di aglio sui televisori.
Al 1’ Bruno Longhi concede un calcio di rigore all’Inter per fallo di Maicon su Gargano. Rocchi stranamente non ratifica.
3’ Gesto tecnico deprimente di Forlan, che prova un tiro al volo alla Van Basten ma trova una conclusione alla Darko Pancev.
6’ “Sgambetto involontario” di un difensore dell’Inter in area su Pandev. Cit. “Bruno Longhi”. Anche la moviola soprassiede e non mostra il replay delle immagini.
10’ Mazzarri si toglie la giacca.
13’ Due calciatori del Napoli a terra a centrocampo, l’Inter prosegue l’azione, tiro di Forlan, fuori. Signori si nasce.
20’ Lo spirito di Garrincha si impossessa di Pandev, che dribbla tre avversari, ma poi crossa alla Waldir Perez.
21’ Inler tira un calcio di punizione degno del miglior Gargano. Mèta!
24’ Goal in fuorigioco di Pazzini. Rocchi annulla, il pubblico interista è incredulo. Vola un mini califfo dalla tribuna. Non è neppure assicurato.
36’ Lavezzi corre più veloce dei neutrini e delle cazzate della Gelmini. Chivu lo mette giù. Ammonito.
42’ Rigore per il Napoli per fallo fuori area di Obi su Maggio, ma rigore è quando arbitro fischia. Seconda ammonizione all’interista, che va fuori. Tira Hamsik, boato del covo di interisti nel palazzo di fronte per la respinta di Julio Cesar, ma subito dopo la terra trema! Campagnaro e tutta Napoli si catapultano sul pallone e tirano insieme, sfondando quella porta in cui in tanti anni erano entrati tanti goal irregolari dell’Inter contro il Napoli. Avere un rigore che non c’è a Milano da Rocchi è una goduria infinita, pari solo ad una visione in 3D della faccia di Moratti e dei dirimpettai nerazzurri con la faccia verde. Il rigore non c’è, ma chi se ne foooooootteeeeeee!!! Loro dovevano essere in B per passaportopoli, per tutti gli imbrogli che stanno emergendo dalle recenti intercettazioni, si sono presi uno scudetto a tavolino, rubando più della Juve. Robin Hood diceva che rubare ai ladri non è peccato e l’Inter ruba, senza soluzione di continuità, dai tempi di Robin Hood. Prescrizioni e patteggiamenti non cancellano gli imbrogli.
50’ Esce Ku Fu Pandev ed entra Bugs Bunny.
56’ Maggio brucia Nagatomo sullo scatto, pallonetto su Julio Cesar e Fuorigrotta trema sebbene il Napoli giochi a San Siro. Dalla tribuna Puca cadono calcinacci dalla soffitta. Per fortuna siamo assicurati anche per gli eventi tellurici.
65’ Hamsik aggira la trappola del fuorigioco dell’Inter e serve Zuniga al centro dell’area che a porta vuota calcia in curva. Nel settore ospiti ci sono circa quattromila napoletani, ma una bestemmia in dialetto parte nopeo e parte milanese in tribuna è la prova che ci sono napoletani trapiantati a Milano mimetizzati in tutti i settori dello stadio.
76’ Passaggio filtrante di Lavezzi per Hamsik, che fulmina Julio Cesar e la resistenza interista. La bella Madunnina scende dal Duomo che vibra come una lavatrice che centrifuga i campioni del mondo in carica.
78’ Esordio in serie A di Chavez che subentra a Lavezzi. Nel frattempo sono entrati anche un paio di interisti, ma nessuno se n’è accorto.
85’ Bruno Longhi, imparziale commentatore Mediaset, regala un’ultima chicca: “Lavezzi è sparito dal campo”. E pe’ fforza… è stato sostituito da dieci minuti! Ma che stai commentando Ambrosiana Inter – Pro Vercelli? L'anno prosismo giuro che mi vedo le partite su Mediaset premium, ma in streaming.

E anche a San Siro si levano nell’aria le note di “Oj vita, oj vita mia…

Buon compleanno, Mister Mazzarri!

Sogno o son desto ?

Quando mi sono svegliato stamattina ho pensato per un´istante se quello che ho vissuto ieri sera era un sogno.... invece no.... !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Speriamo di non dover pagare a caro prezzo l´errore arbitrale....

In ogni caso.... tra Milan e Inter ....ben 6 palloni.... non é male....



Grande Mazzarri....Grandi tutti....



come si GODE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!