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giovedì 10 novembre 2011

O voi dalle zebrate maglie di Francesco Cecere

O voi dalle zebrate maglie Che con le vostre lagrime cader fate le foglie Gridate allo scandalo per una partita rinviata Nel giorno in cui la vostra dirigenza viene condannata E invece di scomparir sotto terra per la vergogna Tuonate contro chi giustamente vi ha messo alla gogna "Noi estranei ai fatti"?? Ma cosa avete fumato? E chest'è

martedì 30 marzo 2010

IL CIUCCIO CHE VOLA - Un giallo in bianco e nero

Ho trovato questo bellissimo racconto di GIANNI PUCA dal suo sito/blog...che trovate QUI
devo davvero fare i miei complimenti ....si schiatta dalle risate !!!!!!!!!!!!

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NARRATORE: Napoli. Fuorigrotta. C’è una folla indescrivibile per strada alle 22.15. Tutta Napoli racchiusa in un quartiere. Improvvisamente la sirena della polizia si fa largo tra gli strombazzamenti vari di una notte di follia pura. Appena la volante si avvicina allo stadio, spariscono tutti. Succede sempre così. Nessuno sa niente. Nessuno ha visto niente. All’interno dello stadio c’è ancora una bolgia infernale, ma all’esterno, nel raggio di trecento metri, oltre alla volante della polizia c’è rimasto solo un cane e la strada è ormai sgombra. Il povero bassotto non capisce il motivo di tanto inutile chiasso, e si accovaccia curioso. Tra l’altro, se un qualche delitto fosse stato appena commesso - pensa il bassotto che ha evidentemente trascorsi in polizia - sarebbe il caso di cercare di cogliere di sorpresa il delinquente. E invece no. La sirena continua a strombazzare anche dopo che l’auto della polizia parcheggia fuori allo stadio San Paolo. Prima di scendere dalla volante, l’ispettore D’Errico e i suoi uomini aspettano il sopraggiungere di qualche altro curioso, affinché il loro intervento possa avere la necessaria visibilità. Dalla volante scendono l’ispettore D’Errico e due agenti, di cui uno con un mitra in pugno.

ISPETTORE: Espò, Pesole, circondate lo stadio.
PESOLE: Ispettò, ma non siamo pochi per circondare uno stadio?
ISPETTORE: Il ministro ha dovuto tagliare le spese, e quindi ci dobbiamo arrangiare. (impugna un megafono) Arrenditi, sei circondato.
(Esposito, che controlla l’ingresso principale, emette un lungo sbadiglio, accompagnato con il naturale movimento delle braccia che, nella circostanza, provoca scompiglio tra i curiosi per il fatto che il poliziotto imbraccia un mitra, che descrive un pericoloso semicerchio nell’aria).
ACQUAIUOLO: Ispettò, non per uscirvi avanti, ma secondo me vi conviene precisare chi è che deve arrendersi, ci stanno settantamila persone dentro allo stadio. Rischiate di convocare l’assemblea di condominio.
ISPETTORE: E questo pure è vero.
PARCHEGGIATORE: Scusate, ispettò, ma ch’è stato?
ISPETTORE: Nello stadio c’è appena stato un omicidio. L’assassino sta ancora dentro, ma non lo so come si chiama.
ACQUAIUOLO: Scusate, e chiamatelo signor assassino. Rimanete sul vago.
PARCHEGGIATORE: Scusate, ma chi è il morto?
ISPETTORE: Non si sa ancora. E’ stata trovato un cadavere tagliato a pezzi. Ma non si sa a chi appartiene.
PARCHEGGIATORE: ‘A faccia d’’e carcioffole”. E ma non lo possono montare per vedere chi è?
ISPETTORE: Certamente, è quello che faremo… Ma ora la priorità assoluta è acciuffare il feroce assassino.
TOSSICO: Marescià, per caso vi serve qualche cd di Mario Merola, Gigi D’Alessio o Renzo Arbore? Tengo pure Barry White.
ISPETTORE: Sentite, proprio ieri m’hanno rubato lo stereo dalla macchina fuori al commissariato. Che me ne faccio di questi cd?.
TOSSICO: Comandà, senza offesa… qua teniamo Paionier, Mecchintosh e tutte le migliori marche. Dovete parlare solamente. (e tira fuori uno stereo dal giubbotto)
PESOLE: Giovanotto, ma vi sembra il momento questo?
ISPETTORE: Noi stiamo cercando un assassino e un morto.
ESPOSITO: Jamme bella, jamme. Circolare.
PESOLE: Ispettò, ma l’assassino lo dobbiamo aspettare qua o dobbiamo entrare dentro? Secondo me, con tutta questa gente, quello mò tiene soggezione e non scende.
ISPETTORE: Stavo aspettando ordini dal Questore, ma dato che ancora non si fa sentire, mò lo chiamo un attimo. (compone il numero) Signor Questore, buongiorno, sono l’Ispettore D’Errico, mi potete chiamare un attimo? Ho finito il credito. Eh, voi lo sapete, il ministro ha tagliato le spese….(Squilla il cellulare dell’ispettore D’Errico)
ISPETTORE: Signor Questore, si sono io, l’ispettore D’Errico. Noi stiamo allo stadio San Paolo per un omicidio. Veramente non sappiamo ancora se il morto è un uomo o una donna, perché l’hanno tagliato a pezzi. Aspettavamo sue direttive. L’assassino quasi sicuramente sta ancora dentro. Che facciamo entriamo o lo aspettiamo qua?
ESPOSITO: Quello di qua deve passare…
ISPETTORE: Voi dite? E vabbè, e allora mò entriamo. Vi faccio sapere se per caso riusciamo ad acciuffarlo… Espò, tu continua a circondare lo stadio. Noi andiamo dentro.
ESPOSITO: Ispettò, proviamo a chiamarlo per l’ultima volta. Datemi il megafono in mano a me. (si impossessa del megafono e con voce squillante) Signor assassino, lei è circondato. Non avete nemmeno idea di quanti poliziotti e carabinieri ci stanno attorno allo stadio.
ACQUAIUOLO: E’ meglio ca nun ‘o ssape…
ESPOSITO: Signor assassino, avete sentito? E’ inutile che fate richieste strane, perché qua non stiamo in America, ‘nce simme spiegate? L’aereo privato, due o trecentomila dollari in contanti in pezzi di piccolo taglio… Qua stiamo a Napoli. E poi a quest’ora le banche stanno chiuse. Dove cacchio li prendiamo due o trecentomila dollari in contanti? Lo so che voi ancora non avete chiesto niente, ma io vi conosco a voi assassini. Arrendetevi e scendete con le vostre gambe sennò saliamo noi. (restituisce il megafono all’ispettore D’Errico)
ISPETTORE: Bravo Esposito, secondo me l’assassino mò si sta facendo addosso. M’haje fatto spaventare pure ‘a mme.
(Si avvicina il custode dello stadio)
CUSTODE: Scusate, ma a chi volete?
ISPETTORE e PESOLE (all’unisono): Siamo della polizia, siamo qui per un omicidio.
CUSTODE: Non ho capito, dovete fare un omicidio?
ISPETTORE: No, ma che avete capito? L’omicidio l’hanno fatto già.
CUSTODE: Ah, ho capito, avete fatto tardi…
ISPETTORE: Voi non avete capito proprio il resto di niente. Noi siamo della polizia. Siamo venuti qua per catturare l’assassino.
CUSTODE: Ah, e a chi hanno ucciso, marescià?
ISPETTORE: Non lo sappiamo ancora, le indagini sono appena iniziate. Dateci il tempo.
CUSTODE: Accomodatevi. Scusate il disordine, oggi c’è stata un poco di confusione. Sapete com’è, oggi c’è stata Napoli – Juve. C’erano settantamila persone circa, anche se a pagare saranno stati sessantamila. La partita è finita da un quarto d’ora, ma li sentite? Stanno ancora zompettiando tutti quanti e a cantare “Chi non salta è bianconero. Ispettò, veramente vorrei saltare pure io. Ma nun nce ‘a faccio. Tengo un poco di sciatica e due ernie al disco”.
ISPETTORE: Ci hanno riferito che il cadavere è sul campo, sotto la curva B.
(Intanto il parcheggiatore, l’acquaiuolo e il tossico seguono i poliziotti)
PESOLE: Sentite, se stasera non tenete niente da fare, andatelo a fare da qualche altra parte…
ACQUAIUOLO: Brigadiè, noi non è che vi vogliamo uscire avanti. Stiamo cercando solo di collaborare.
PARCHEGGIATORE: E’ vero, noi ci siamo scocciati di sentire sempre al telegiornale che a Napoli ci sta l’omertà e che quando uccidono quaccheduno nessuno ha visto niente.
TOSSICO: Noi veramente non abbiamo visto niente, ma però vogliamo collaborare lo stesso con la giustizia.
ISPETTORE: E ma se non avete visto niente, come fate a collaborare?
PARCHEGGIATORE: Se per caso vi serve un testimone, io sono a disposizione.
ACQUAIUOLO: Quelli che stavano dentro hanno visto tutto. Ma nessuno parla.
TOSSICO: Contate anche su di me. Però avvisatemi qualche giorno prima, perché quando sto troppo fatto, mi imbroglio e poi al giudice ci racconto un fatto per un altro…
ISPETTORE: Nientimeno teniamo già tre testimoni oculari di un assassinio di cui nun sapimmo ancora nemmeno chi è il morto…
ESPOSITO: Queste cose non succedono nemmeno in America.
PESOLE: Queste cose ponno succerere sulo ‘a Napule.
ISPETTORE: Allora, facciamo un piano. Esposito, tu vieni con me. Pesole, tu continua a circondare lo stadio. Espò, ma tu sai sparare?
ESPOSITO: Me la cavo. Al poligono sono il numero uno. Però quando debbo sparare a qualcheduno mi trema la mano…
ISPETTORE: Allora cambiamo piano. Pesole viene con me e Esposito circonda lo stadio.
ACQUAIUOLO: Ispettò, senza offesa. Mò vi diamo una mano. Io sto di guardia fuori ai distinti, Tonino il parcheggiatore si mette fuori alle tribune, Marettiello il tossico fuori alla curva A e il vostro collega fuori alla curva B. Praticamente l’assassino è circondato.
NARRATORE: Il sig. Zaccheroni è lì, con la faccia bianca e nera, accanto allo spezzatino di cadavere, i cui pezzi sono sparsi sul prato verde, conditi da un macabro ragù che imporpora l’erba sulla quale è stato apparecchiato il delitto. Lacrime bianconere rigano il volto dell’uomo, immobile come un soprammobile.
ISPETTORE: Signor Zaccheroni, dove era lei tra le 20.45 e le 22. 15?
PESOLE: Lei riconosce questo cadavere? Ci sa dire a chi appartiene?
ISPETTORE: O almeno se è un uomo o una donna?
NARRATORE: Il sig. Zaccheroni non risponde e neppure li ascolta. Il suo sguardo brancola nel vuoto e osserva le macchie di sangue sulla maglietta bianconera, che sembra diventata quella del Milan.
PESOLE: Ma cosa può aver portato l’assassino ad infierire in una maniera così brutale su quel corpo, anche quando era ormai privo di vita?
ISPETTORE: In tanti anni di professione, non ho mai visto un cadavere tagliato in così tanti pezzi. Non è che i casi più semplici siamo riusciti a risolverli, ma questo è veramente, ma veramente, ma veramente un casino! Ma poi questo killer deve essere veramente un sadico. I pezzi stanno tutti sparpagliati. Secondo me sono stati spostati, per rallentare le indagini. (si avvicina al cadavere) No, ma è sicuro, i pezzi non stanno in ordine. Qua ad esempio, ci dovrebbe stare il gomito, e questo ad occhio e croce è un ginocchio. Questo è un polpaccio, ma invece ci doveva stare il braccio. E poi, la dentiera… dovrebbe stare qua.
PESOLE: Ispettò, scusate, non mi dite niente. Ma non potreste fare queste deduzioni in corpo a voi? Mi sta avotando lo stomaco. (e rimette)
(Entra un uomo dall’aspetto inquietante)
FELICE LATUMUNNO: Buonasera, sono Felice Latumunno, dell’Agenzia Last Travèl. Sono qui per la salma.
PESOLE: Ispettò, qua già so’ arrivate ‘e schiattamuorte.
ISPETTORE: Non ve lo possiamo ancora consegnare. Dobbiamo fare ancora i rilievi e l’autopsia.
BECCHINO: E che ci vuole a fare l’autopsia? Quello già sta squartato.
ISPETTORE: Appunto, stiamo cercando un esperto in grado di montare i tasselli, per capire chi è la vittima.
(Giunge finalmente il medico legale inviato dalla procura, che nonostante il nome e la cinquantennale esperienza, rimane sconvolto dalla visione)
DOTT. SQUOIABUOI: Aaaaaaaaaaaaaaaaaaah! Ispettò, ma che cos’è?
ISPETTORE: Attualmente è uno spezzatino di cadavere. Il problema, però, è cercare di capire che cos’era prima.
DOTT. SQUOIABUOI: E ma qua non ci vuole un medico legale, ci vuole un espero di puzzle…. Sì, ma qua… al di là del fatto che i tasselli stanno tutti spartugliati, io ne vedo alcuni mangiucchiati.
ISPETTORE: Addirittura?
DOTT. SQUOIABUOI: E vedete se vi dico bugie? Guardate questa caviglia. Sì, è vero, appartiene ad un derelitto umano. Maschio o femmina che sia, il cadavere doveva appartenere ad una persona molto anziana. Ma qua si vede proprio che è stato staccato un pezzo a morsi. Ma non si tratta del morso di un essere umano, no. Sembra più un morso… chennesò… di un cavallo… di un ciuccio. Vedete, pure il fegato…
(Pesole sviene)
ISPETTORE: Dottò, non mi dite niente. Non siate troppo tecnico. Al collega ci fanno impressione queste cose. In conclusione, cosa mi potete dire? La salma appartiene ad un maschio, ad una femmina?
DOTT. SQUOIABUOI: Il cadavere è assolutamente irriconoscibile e difficilmente ricostruibile, ma dal tipo di mutanda che indossa, posso dire con certezza quasi matematica che appartiene ad una Vecchia Signora. Altro non saprei dire…
ISPETTORE: E sull’assassino, riesce a fornirci qualche indizio?
DOTT. SQUOIABUOI: Non è certamente un essere umano. Ripeto, non vorrei sbagliarmi, ma la Vecchia Signora, secondo me è stata azzannata da un ciuccio che stava a digiuno almeno da un paio di mesi.
ISPETTORE: E vabbè, il cerchio si è chiuso. Il ciuccio non è punibile. Il caso va archiviato. Scusate, a proposito, ma il Napoli che ha fatto?
DOTT. SQUOIABUOI: Ispettò, avimme fatto ‘nu partitone. Abbiamo vinto tre a uno. Hamsik, Quagliarella e Lavezzi. Gli abbiamo dato pure un goal di vantaggio a quei chiavichi. Come facciamo sempre nelle partite importanti. (E se ne va canticchiando un coro inventato da lui, ma che potrebbe essere adattato dalle curve) “Si trasforma in un raggio missile, con circuiti di mille valvole, l’argentino dribbla e vaàààà. Ma chi èèèè? Ma chi èèèè? Pocho Lavè. Pocho Lavè”!

Gianni Puca

giovedì 25 marzo 2010

Addà murì! (by Riccardo)

Eliminamm' 'a vecchia!Stu referendum s'adda fà
accussì 'a fernesc' 'e arrubbà.
Nun s' n' scenn' 'a scart'llat'
nun l'addà passà chesta nuttata.
E in quant' ai tre f''tient' ca jocan' ca pazz'
staser', s'ntit' a mme, guaardavill' 'u mazz'.
Neh Palladino, faccia 'e scem'
sul' pecchè so' ciunc' nun t' men':
"In famiglia siamo tutti iuventini".
E vuliv' jucà cu Napul',neh cretin'.
E a Del Piero, il paparino,
mannat'l' tre mis' 'e P'll'rin'.
Facitammill' questo piacere:
per tre mesi non si deve più sedere!

martedì 30 ottobre 2007

Ancora su Napoli-Juve


La telenovela continua...!

domenica 28 ottobre 2007

Ode trionfale

Prima di dedicarci alla prossima gara con la Fiorentina, un ringraziamento ai nostri giocatori, che ci hanno regalato questa grandissima soddisfazione sui gobbi maledetti.

Grazie

per la grinta da guerrieri
sugli odiati bianconeri
per giocar senza paura
anche quando si fa dura
quando tutto sembra nero
perche' segna quel Del Piero
per la classe ed il coraggio
che vi portin fino a maggio
per la gran soddisfazione
sulla Juve del padrone
grido finche' ho fiato in gola
sempre e solo una parola

GRAZIEEEEEEEEEEEEE

Quatt' viers 'a culur' per Napoli - Juventus (by Lisergyco)

Ue, guagliù, ailloc' 'a sfida, a partita de 'e partite
ca quann' vene 'o ssann' pur 'e mure e 'sta città!!
E pacienz' ca po chiove, fa assaje caur' o ce sta frite..
l'occasione è chella grossa, c'ja putimm' arricettà!!

Senza a ce scurdà 'o passato, mo s'adda guardà a glì 'nnanz
cu 'stu core dint'e cazette e 'o magone dint' a panza...
L'emozione è comm' 'o fil ca ce tene tutti avvint'..
chesta squadra è 'nu sp'ttacol', je ne so prop' cunvint'!

'A Signora è vecchia, è over, ma sta ccà, nun more maje
capuzzea ma po' risorge, pur ammiez a tanta uaje!??!
E' cunsiderata assaje, comm' 'a cchiù nobile piazza..
beh, a nuje nun ce ne fotte... bast' ca nun romp 'o cazz'!

'O San Paolo è 'nu vulcan, comm' 'o carr a Carn'val
stamm' stritt, simm' assaje, ma putimm' maje sta mal???
'O culor è sul' azzurr, 'o calor è sul' 'o nuost'
ca p'o nir', 'o ianc' e o gobbo nun ce sta manc' 'nu post!!

Seppellimmela cu 'e sische, affunnammela cu 'e cor'
ca di fronte a 'sta muraglia anna perd'r 'o decoro!
Ammuinamm' p'e "liun" e damm' funno a chistu ciato
simm' libber' ddo ffà.. 'a passione nn'è reato!?!?

L'omm' sbaglia... è 'na legge ca nisciun pò cagnà
ue, Buffon, e ch' n' dice e ce fa 'o pensier', jà!!
Doje o tre pap'r 'a staggione nunn'è cosa accussì grav'
si po' e faje prop' stasera, sì 'o babbà: quant' si bbrav'!!

Molinaro, e ch' t' fir'?? Sta quet', sient'a mme:
ca nisciun te sapeva... e vuliss cumparè?????
Le Grottaglie tutt' quant' o stann dann' pe rinato:
chest' è l'occasiona just' pe n'o fà turnà "abbunato"!

Stu Chiellini è omm 'e fierr, sta acciaccato ma nun molla:
ma ce pensa po' Lavezzi: dribbling, finte e s' n' crolla!
Saliahmidzic 'arur poco: just' 'o primm' tiemp e 'aesce
che tra Hamsik e Garganiello chist' ambress' 'nzalannesce!!!

Palladino nuje 'o scartai'm ca tenev' trir'c anne???
Beh, e mo è v'nut 'o tiemp do affunnà cu tutt'e panne!!!
Pe Iaquinta 'a guariggion' è sul' 'nu fuoc' e paglia....
tras'e luong' e asce stuort... chist' è prop' 'na zandraglia!!

Nocerino scimunesce a furia 'e sische dint' e recchie:
sbaglia 'e tir', s'arrevota e joc' peggi'e 'na f'tecchia!!!
N'eritema 'ammiez 'e coss' ce putess' fà sta grazia:
dint'o liett' pe 'nu mese... po' rientra contr'a Lazie!!

E 'o francese? Trezeguet... ue, comm'a mettimm 'a nomme???
chist'è bomber, stamm' attient: primm' ce bucamm 'e gomme...
po' Domizzi 'o battezza cu 'nu cauc' 'ncopp 'o braccio
e Paolino o fà 'a cres'm cu 'na bott int'o polpaccio!!!?

E Del Piero? 'o ssapimm', vene 'a casa nost' e segna!?!?
Foss' 'o tiemp' ca stavota n'o mannamm a taglià a legna??
Mo ch'e mis' pur 'a firma e se trova a ffà 'o papà...
ne 'e guagliò.. è prop' 'o cas e chelli corna e t' scassà!!

Pe Ranieri 'nu saluto, 'nu buffetto e na p'rnacchia...
cu ll'augurie ca in tribbun' pigli'o tuossec' e s'abbacchia!!
Saglie fort' 'o tifo e 'a fede, stamm' pront' comm 'e razz'
Forza Napoli, guagliù, ce vo 'a classe e ce vo 'o mazz'!!!
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Mi scuso con Lisergyco soltanto ora ho letto la sua mail...
posto io per te e rispedisco l'invito per la ri-registrazione.

sabato 27 ottobre 2007

Popolo di Napoli......Olèèèèèèèèèèèèèèèèèèè


E la Cotica c'è ancora...!!!




Vai avanti Napoli...! Vai avanti...!!!!!!!

Addà murì!

Eliminamm' 'a vecchia!Stu referendum s'adda fà
accussì 'a fernesc' 'e arrubbà.
Nun s' n' scenn' 'a scart'llat'
nun l'addà passà chesta nuttata.
E in quant' ai tre f''tient' ca jocan' ca pazz'
staser', s'ntit' a mme, guaardavill' 'u mazz'.
Neh Palladino, faccia 'e scem'
sul' pecchè so' ciunc' nun t' men':
"In famiglia siamo tutti iuventini".
E vuliv' jucà cu Napul',neh cretin'.
E a Del Piero, il paparino,
mannat'l' tre mis' 'e P'll'rin'.
Facitammill' questo piacere:
per tre mesi non si deve più sedere!

Alla Rubentus...

Aglie Fravaglie...addà fà ' brutta figura Legrottaglie,
cu Nocerino c'addavè dolore e'rin
mentre Trezeguet dic beate a te io aggia je cu
Almiron a truvà o' nonn...
intanto del piero per per parlare cu l'auciulluzz
cade dal pero...
...alla fin fine so tutt 'na maniat e' BuffUn....

Sabato mattina 27.10.07 ore 10:23

Gigi D'Alessio canta de balcune
sicuro o' stà sentenno coccheduno,
a 'voce vene proprio a 'inte o'palazzo,
sarà Zi' Cuncettina 'mpignata cu 'e servizi.
A gente murmuleia pe' miezza a' via
che borze 'mmano vanne facenne a'spesa,
Gennaro già s'atteggia a' guapparia
e a' sigaretta 'mmano a' tena appesa.
E' nu buono guaglione però è disoccupato
s'arrangia a' ffà 'e rapine e l'anne già arristato,
me guarda do' balcone ca nuie stamme 'e rimpetto
me guarda e farfulleia: a' vuò na sigaretta?
M'appiccio na Winston e faccio o'pizzo a riso
Gennaro mi risponne pecchè buono m'antiso
Aizanne lento a mano me fà nu' doie cu 'e dete
o' sanne pure 'e prete: stasera stà a'partita.

Giovannino s'è magnato o' passero....




Del Piè.....stesera ce' magnamm' pur' a' tè...!!!!

L'attesa

Napule e' 'a citta' do rummore,
de vvoci a tutta voce,
de discoteche a quatto rote
mmiezo 'o traffico 'ncazzato.
'E ppicciche da ggente mieza 'a via
so' parte 'e tiatro recitato
pecche' 'e parole serie so' quete
e nun fanno rummore.
'O rummore te stona,
te pierd'e te scuorde dint'ammuina,
ma, si putisse, 'stu sabbato e matina,
cala' sti vvoci fino a zero
chianu chianu, saglienne d'o silenzio,
sentisse nu' rummore in sottofondo,
nu' fremmere de lastre, liggiero,
'o viento 'e fa cu ll'aria suttile nu suspiro.
Sentisse l'aucielli luntano
'e se passa' na voce,
murmulia' 'e fronne cu 'e case,
cu nu suono scuro e ddoce,
e -cchiu sotto- 'e panne spase
bisbiglia' allere sti parole:
Stasera,
ce sta 'o Napule ca Juve!!!

venerdì 26 ottobre 2007

Forza Tobias!!! (By Violator)

Seccia mia, sarò sincero
fossi stato bianconero
a quest'ora penserei
solamente ai fatti miei
perchè il tifo torinese
vive 4 giorni al mese.

Ma se è per voler divino
he l'Azzurro è il mio destino
resto sempre dell'avviso
che secciare il rubentino
sia la peculiarità;
dite voi: chit'o ffa fà?

E'un istinto naturale,
un bisogno universale:
quando vedo bianconero
io m'ingrifo per davvero
e perciò devo secciare
e mannà tutti 'o spitale!

Su Tobias, bravo bambino
fà ascì scem a paparino:
col tuo pianto da neonato
fall sta tutto 'ntrunato
piangi tanto, ogni notte
fatte pure 'a pipì sotto
così Alex esce pazzo
e se leva 'ananz 'o....

control!

giovedì 25 ottobre 2007

Cosmogonia

Quando il buon Dio creò l'Italia era particolarmente di buon umore!

Diede sfogo a tutto il suo estro artistico, a tutta la sua fantasia.
Prese monti innevati, verdi colline, mari turchesi e laghi e fiumi vigorosi, ruscelli e cascate ridenti, vulcani e una infinità di valli amene: un piccolo paradiso.

Alla fine, non volendo ripetere l'errore fatto con Adamo, prese una legione di angeli, la trasportò ai piedi di un vulcano azzurro-viola con alla base una corona di pinete verdi smeraldo, lambito da un golfo turchese e coperto da un cielo di un azzurro commovente.

"Abitate questa terra- disse il buon Dio- e fate risuonare tutti gl'angoli della Terra con la vostra gioia di vivere."

Gli angeli eressero una città e la chiamarono Nuova Città (Napoli).
La città, abitata dagli angeli, risuonava di canzoni allegre o appassionate e di risate e lodi al Creatore. Tutto era gioia ed anche gl'animali selvatici, dimenticando la lotta per la sopravvivenza,venivano a spiare quegli strani "uomini".

Da ogni angolo della Terra, attirati dalla fama di questa città, accorsero tribù di strani esseri: romani, milanesi, veronesi, ecc.

Erano rozzi, irsuti, sporchi. Vestivano di pelli e in testa portavano strani elmi cornuti. Si esprimevano con linguaggio fatto di latrati accompagnati da rozzi gesti.

Mangiavano animali appena scottati, a volta ancora vivi. Tra un litigio e l'altro, l'occupazione preferita era lo spulciarsi e togliersi le croste vicendevolmente.
Insomma, per farla breve, somigliavano alla famiglia di Maradona in visita alla Reggia di Caserta.

Naturalmente fu loro inibito l'ingresso in Napoli, ma fu loro permesso di accamparsi nelle varie plaghe d'Italia.

Strano a dirsi, la vicinanza con la città degli angeli, chiamati Napoletani, cominciò ad ingentilire queste rozze popolazioni che, smesse le pelli e i cornuti copricapi, cessati i litigi e gli spulciamenti, cominciarono ad esprimersi in un linguaggio più intellegibile.

Iniziarono a ridere, a scherzare e a cantare le lodi del Signore.

Tentarono di cimentarsi anche con canzoni e composizioni poetiche, ma con scarsi risultati, in verità.

Da menzionare:

"Oh la bela Gigugin trullallera, trullallà....." (canto piemontese)

o

"Oh che spussa, che spussa de merda, oh che spussa de baccalà,,,,," (canto lumbard)

o

"Alimò e Taccitù eran due fratelli indù...." (canto laziale)

Il piccolo paradiso fioriva e gioia, allegria, felicità si spandevano a macchia d'olio; ma ciò suscitò l'ira di Satana che si recò dal Signore e disse:"Signore,non sei giusto con me! Il contratto con Adamo afferma che fino al ritorno del tuo Divino Figlio, la Terra mi appartiene; ma questa città vanifica le mie trame e resta inviolabile per me."

"E' giusto ciò affermi!- rispose il buon Dio- Và dunque nel profondo dell'Inferno e in un calderone mescola e porta a cottura: fiato di drago, bava di varano, sudore di rospo, peli di tarantola, coda di scorpione, occhio di basilisco, un discorso di Veltroni, un'omelia di Ruini, un motto di Andreotti, le promesse elettorali di Berlusconi, una finanziaria di Prodi e infine le lacrime di una delle innumerevoli "fiamme" di Freskon versate dopo averlo cornificato col solito "calabrese" di passaggio.

Ne usciranno tre mostri orrendi, tre laide vecchiacce che imperverseranno lungo l'intera penisola e saranno conosciute come i "flagelli d'Italia".

I loro nomi saranno:

- Stato del Vaticano (inflessibile custode di Morale, Coscienze e Mutande (degl'altri))
- Arma dei Carabinieri (Nei Secoli Fedele ai detentori del Potere)
- FIAT (la "Feroce" a difendere i suoi interessi anche a danno del Paese)
Unico limite loro imposto: qualunque loro tentativo non riuscirà a sopraffare lo "Spirito" della Città degli Angeli."

E cosi fù! Lacrime, urla e stridor di denti percorsero l'infelice Paese.

Ma il limite loro imposto acuì la loro livida ira che si accanì contro Napoli come marosi di un oceano perennamente tempestoso.

Alcuni popoli italioti decisero di piegarsi alle orrende vecchiacce.

Della prima divennero devoti la tribù dei Romani, famosi per la dissolutezza dei costumi e la proverbiale scrocconeria. Noto il consiglio di non andare mai a cena con un romano: ignorano l'uso del portamonete.

Sono gioviali e stanno sempre ad apostrofarsi con intraducibili espressioni verbali che provo a riportare: "Ahò paraculo! Fijo de na mignotta! Vattelo a pija 'nsaccoccia!"

Sono guidati da uno strano personaggio, il "Veltroni": un ex comunista con le sembianze di un parroco di campagna. Parla in modo incomprensibile e nell'ansia di compiacere tutti, alla fine si limita a smuovere l'aria.

Della seconda sono devoti gli ex zampognari che comunque, dato il ben noto acume, hanno reso la vecchia carampana oggetto d'innumerevoli barzellette.

Della terza infine, la più malefica, sono devoti i componenti di una strana tribù, i galli taurinorum.

Camminano come automa, arrotano la erre e ripetono in continuazione:"va parei, va parei". Li definiscono falsi e cortesi ma a mio parere sono soltanto idioti.

Mangiano esclusivamente un'orribile intruglio, la bagnacauda, ottenuta macerando a fuoco lento in olio d'oliva omeriche quantità di aglio e acciughe salate. In questo vomito del Diavolo intingono poi svariate verdure di cui si abboffano fra incomprensibili grugniti. Da tutto ciò si deduce che l'arma preferita da questi esseri è il rutto.

Mai avvicinarsi a meno di dieci metri da un piemontese: potrebbe essere letale!
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Le tre vecchie baldracche convinsero un biondo babbione ad invadere la nostra terra, trafugarono il nostro tesoro di Stato, smantellarono le nostre fiorenti industrie, imposero cervelloticamente leggi costruite per realtà diverse, distrussero la nostra agricoltura e resero povere enormi masse di persone.

Infine assoldarono un generale francese e condussero una feroce, efferata guerra di repressione contro le ultime sacche di resistenza patriottica. Trucidarono e distrussero interi paesi e l'intero tessuto sociale del Regno; ma il delitto più grande commesso dai "piemontesi" è stato il furto della nostra Storia, della nostra memoria, l'emarginazione e provincializzazione della nostra Cultura, la riduzione a dialetto della nostra gloriosa Lingua e infine un'assillante opera di disinformazione tesa a dimostrare la nostra arretratezza e inferiorità culturale. Un Vergognoso Falso Storico!

La Questione Meridionale è nata con l'occupazione piemontese e lo stesso incancrenirsi dei fenomeni malavitosi è stato causato dall'occupazione.
Solo quando questa cesserà, potrà iniziare il riscatto di Napoli.
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Un triste giorno, dalla "Perfida Albione", giunse in gita turistica un Orco d'indescrivibile bruttezza e FIAT se ne innamorò perdutamente.

Dal vomitevole amplesso fu generata Juventus, alias "la Gobba", alias Rubentus: un essere orribile, inguardabile, la quintessenza della bruttezza che subito, senza indugio, con i suoi fetidi liquami cominciò ad insozzare l'unico svago domenicale dell'infelice popolazione: il Campionato di Calcio.

Da allora la partita Napoli-Juve ha assunto connotati epici.

La vecchia latrinara cerca di spezzare lo Spirito indomabile dell'Eroica Città, ma miriadi di spade fiammeggianti respingono l'orrido assalto e così sarà fino a quando dai nobili lombi del nostro Sommo Vate nascerà un ben cazzuto eroe che in una stazione di servizio di Fiorenzuola incontrerà una gentile donzella, umile progenie di una certa GiuliettaC.

Zoccola come la bisavola, si offrirà al giovane stallone e in un solo wagneriano amplesso gli genererà GennaroP, l'eroe invincibile.

Questi, in un'epica battaglia distruggerà le quattro streghe soffocandole con frizzi, lazzi, rime sciolte e a pacchetti, giambi, diritambi, ecogle, coniche, quadriche, derivate e integrali.

Questi ultimi saranno decisivi!

E vivranno tutti felici e contenti!

Amen!

In quanto ai tre ex angeli traditori che militano fra le orride schiere della Malefica vecchia, un solo consiglio ai tifosi: giratevi, piegate le terga e "fate del cul trombetta..."

Fra Napoli e Torino

Comme putevo nascere a' Torino
je ca me sento 'bbuono sultanto a' Margellina,
nun è p'offesa, nun voglio giudicà
però fra Napule e Torino è meglio ca sto ccà.

E' vero o' Nord stà a' fatica e ce stanne 'e denare
ma c'aggia ffà cu 'e solde? A me me serve o'mare.
Me serve chell'addore 'e vongole e speranza
ca meglio 'e nu banchetto a me me regne a' panza.

Me serve 'e sentì e' strilli da gente miezza a'via
ce stà a chi dà fastidio ma a me fà cumpagnia,
pecchè de 'ccose e' Napule chella ca cchiù me piace
è ca nun stai mai sulo pure si o' munno tace.

No, je nun putevo nascere a Torino
e nun c'azzecca niente o'fatto juventino,
è proprio po' carattere o po' dna
e forse me capisce sule chi è nato ccà.

Nuie simme cchiù carnale e ce piaceno 'e sfizie
a vote esageramme però senza malizia,
a me personalmente fra l'egosimo e ammore
mi piace cchiù a siconda pecchè me regne o'core.

Giuliano cchiù 'e na vota m'ha chiesto na poesia
ca parlasse d'ammore pe chesta terra mia,
embè ve l'aggia scritta primme 'e chesta partita
pecchè semplicemente pe 'mme Napule è a' vita.

Non dimenticate quest'altro !




Dal sito Juventus....temono gli ex Zalajeta e Blasi....e loro caricano i napoletani contro di noi...e noi....li secciamo tutti......ahahah

mercoledì 24 ottobre 2007

Dieci disgrazie per te

(Allegramente tratta dalla indimenticabile canzone di Lucio Battisti)

Dedicato: alla Rubentus


Dieci disgrazie per te
posson bastare
dieci disgrazie per te
con tutto il cuore ti voglio augurare,
un'epidemia ti piglia in ritiro
neppure uno ne farai di tiro
dieci disgrazie per te,
solo per te.
Una la voglio su Buffon
nu'capaton'cu'Almiron,
una la voglio su Iaquinta
il pocho gli ha messo la moglie incinta,
una soltanto perchè
na distorsione per Treseghè,
dieci disgrazie cosi'
la giuve addà falli'.......

Secondo avvertimento...a braccio!

Che ce vò a' cadè pe scale
e a' furnì dinte o' spitale?
Nu momento 'e distrazione
e ce scappa a' distorsione.
Sai che friddo fà a' Torino?
Robba 'e mettere o'giubbino
ma Iaquinta è asciuto senza
e mò tene male 'e panza,
a brunchite saglie saglie
e o'termometro se squaglia,
siente a me nun fosse o'caso
ca tu Sabbato stai a' casa?

Primo avvertimento






Ia', Iaqui', ia', Iaqui'
t'aggio ditto da ferni'
nun capisci, faje 'o mamozio
'o si strunz 'o si pazzo:
quanno 'a Cotica se 'ncazza
meglio ca sparisci a razzo!