lunedì 24 ottobre 2011

Anche i tenori steccano di Gianni Puca

Dopo diversi anni, nello scorso campionato, il Napoli aveva sfatato il tabù del Sant’Elia, ed aveva vinto con un goal di Lavezzi al 94’. Pasquale, ultrà partenopeo figlio d’arte, è dal 10 novembre 2010 che è rimasto paralizzato con le braccia perpendicolari. Ha il volto felice, anche se da quel momento non è riuscito più a muoversi. Gli amici della curva lo hanno portato a Cagliari di peso, nella stessa posizione in cui si trova ormai da un anno, con l’ombrello aperto e la goduria stampata sul volto. Cagliari – Napoli riprende da lì. 1’ Dossena, da ottima posizione, con una sassata micidiale che lascia di sasso il portiere ma fa fuori un pastore di Sassari a bordocampo, che lascia moglie, suocera e tre greggi di pecore. 4’ Gargano, che ancora non ha smaltito il fuso orario dell’ultimo viaggio intercontinentale, si addormenta al limite della propria area; Nenè si ritrova solo davanti a De Sanctis, che para un rigore in movimento. Sant’Elia guarda San Gennaro in cagnesco, ma il santo partenopeo giura su San Siro di essere innocente. 12’ Agazzi imita De Sanctis ed esce a kamikaze su Zuniga, che cercava di dribblare pure la linea di fondo campo. 24’ Punizione dalla sinistra di Cossu, torsione di testa di Nenè, San Gennaro abbassa la traversa, che respinge. 32’ Palo di Santana, che fa venire le scolle in fronte a Cellino.. 35’ Legnata di Nain-gol-an, miracoloso colpo di reni di San Gennaro… palla sulla traversa. Sarebbe stato il colmo se avesse segnato un belga il cui nome, nella sua lingua, vuol dire “non segna da anni”. 39’ Colpo di testa di Santana, grande parata del portiere cagliaritano. Dal settore ospiti si ode un urlo: “st’Agazzi”! 44’ Stacco imperioso di Nenè a colpo sicuro, ad un metro dalla porta, Cellino e Sant’Elia esultano, palla in fallo laterale. 46’ Grazie ai microfoni delle pay tv, viene intercettata una telefonata del guardalinee all’arbitro Banti: “Luca, Luca, puoi fischiare, è finito il primo tempo”. 54’ Esce Lavezzi ed entra Hamsik. Il Pocho, uscendo, recita un… adattamento in argentino de “ ‘A livella”, dedicandola agli ascendenti dei tifosi sardi che lo fischiano. Tra il 65’ e il 70’ le macumbe di Cellino fanno fuori Santana e Gargano. Entrano Maggio e Inler. 70’ Aronica, tra i migliori in campo, mura due volte Tiago Ribeiro, che se lo ricordava decisamente diverso il terzino palermitano. 75’ Contropiede del Napoli, Zuniga per Hamsik, che lancia in profondità lo svizzero Dzemaili, il cui tiro è impreciso. 82’ Gran botta di Maggio, il portiere sardo respinge, ma Cavani era andato al vicino commissariato a denunciare la propria scomparsa. 87’ Agazzi, nel tentativo di anticipare Cavani, dà uno sganassone al proprio difensore Pisano, che rimane intontito. Il medico sardo gli fa qualche domanda per accertarne la lucidità. “Chi è stato il capocannoniere dell’ultimo campionato?” Il terzino, frastornato, risponde: “Larrivey”. “Chi sono i tre attaccanti del Napoli? “Pavarotti, Domingos e Carrera”, replica il difensore, questa volta più deciso. Il medico chiede il cambio, nel frattempo l’arbitro fischia e il pubblico anche. La partita finisce zero a zero. Pasquale sta ancora con l’ombrello aperto, anche se c’è il sole. Con uno sguardo tra il semideluso e lo speranzoso dice agli amici che non si può sempre vincere e che mercoledì è un altro giorno…

domenica 16 ottobre 2011

Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, di Gianni Puca

Grande Gianni, unico a risollevarmi da questa tristezza.....

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No, Agostinelli nooo, pietà di noi! Offritegli una panchina: il Pergocrema, il Poggibonsi, il Pizzighettone, una qualsiasi, ma non fategli fare il commentatore televisivo, per favore. Ma non solo perché non riesce a distinguere Giovinco da Boateng e Inler da Criscimanni, ma soprattutto perché porta statisticamente una iella scientifica.
Io, se volete, la partita ve la posso pure raccontare, ma dal punto di vista tecnico si può sintetizzare in una sola frase, anche un po’ scontata, se vogliamo: un Parma Modesto vince al San Paolo con un colpo da Gobbi.
Eppure, voi penserete, i gobbi portano bene… Ma contro gli influssi malefici di Agostinelli non c’è nulla da fare. Mazzarri, che pure conosceva questa statistica, appena ha saputo che il commento tecnico di Mediaset premium sarebbe stato affidato all’ex caschetto d’oro, ha trascorso ore in ritiro con la squadra a ripetere alcuni riti magici. “Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia” era il rito del mattino, e “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio” quello ripetuto per due settimane durante gli allenamenti pomeridiani. Niente tattica, niente schemi, anche perché i calciatori erano stati convocati quasi tutti in nazionale, ad esclusione di Cannavaro e Campagnaro, atteso che Prandelli ha preferito puntare sul blocco Juve, che l’anno scorso è stata la diesa che, in casa, ha subito più goal dell’intera serie A.
Se, per la partita col Chievo, Mazzarri aveva chiesto al medico sociale e al preparatore atletico di fare la formazione, per limitare al massimo il rischio infortuni, questa volta si è affidato al Santone di Avella, per individuare i calciatori più protetti dalle stelle e che potessero contrastare la sfiga agostinelliana.
Da approfonditi studi di un collegio di maghi, composto dal Mago Otelma, Gennaro D’Auria, Merlino e Harry Potter è risultato che anche se tutti gli abbonati Mediaset ascoltano la telecronaca di Raffaele Auriemma, per il solo fatto che esiste l’opzione Agostinelli, sul Napoli si abbattono catastrofi inenarrabili. Chi di voi non ricorda, ad esempio, la diagnosi di qualche anno fa dell’ex calciatore della Pistoiese che prima ancora che venisse commesso un fallo su Lavezzi gli predisse un lungo stop? E secondo voi, e siate onesti nella risposta, la parata di Mirante sul colpo di testa di Maggio e il susseguente palo di Cavani non sono da addebitare a forze occulte? E la punizione di Cavani, che per un millimetro non ha spicchettato la porta del Parma?
Lasciamo stare il rigore per il fallo di mano in area su cross di Dossena, e qualche altra svista di Mazzoleni, che si è scordato i cartellini gialli nella giacchetta nera mandata in tintoria e che per evitare un Rocchi bis, non ha dato neppure la punizione su Lavezzi, atterrato in prossimità della linea dell’area di rigore, dopo aver battuto il record mondiale di dribbling consecutivi (ben trentotto! N.d.r.) Noi non ci vogliamo attaccare agli errori arbitrali. Non siamo interisti.
Ma secondo voi, perdere in casa con il Parma per un goal di Gobbi e di Modesto (che in due hanno segnato tre goal in carriera) non ha motivazioni che vanno ampiamente al di là della scienza e della fantascienza?

sabato 15 ottobre 2011

Ristorante Mimmop

Pe fà na parmiggiana ca spaparanza o'core
ce vonne 'e mulignane e tiempo na mezzora.
Pigliate 'e mulignane, luvatece o'cappotto
mettitele a' fà o'bagno pe' dinte a l'uoglie fritto.
Quanne sonne addurate, pigliate na tiella
pummarulelle 'e Pollena e nu pare 'e frunnelle
accio e vasinicola nun ponne mai mancà
e pure a' muzzarella ma senza esagerà.
Po' na bella rattata d0' meglio parmigiano
vulite nu cunsiglio? Spannitelo ca' mano.
Quanne a' cuttura è pronta, facite arripusà
ca pò se squaglia m'bocca e ve fà arricrià.
Si pò vuje n'Paraviso ve vulite sentì,
dinte a nu cuzzetiello facitela murì.
E si pò vence o'Napule faciteve a' scarpetta
tutte è cchiù sapurito e niente cchiù si jetta.

martedì 4 ottobre 2011

Quello che la stampa non dice

Se al Napoli negano un rigore evidente...nessun problema...

domenica 2 ottobre 2011

Rigore è quando arbitro fischia - di Gianni Puca

GRANDE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Dopo la schiacciante vittoria in Champions contro il Villareal, il Ciuccio vola a Milano, dove non vince contro l’Inter da 17 anni. Il 17 porta male, e il designato arbitro Rocchi non ne parliamo proprio. Ma in matematica meno per meno fa più, e la matematica non è un opinione.
Cavani non recupera dall’infortunio, Pazzini si. La coppia di commentatori Mediaset composta da Bruno Longhi e Aldo Serena fa più paura della coppia Pazzini – Forlan. Gli abbonati napoletani appendono corone di aglio sui televisori.
Al 1’ Bruno Longhi concede un calcio di rigore all’Inter per fallo di Maicon su Gargano. Rocchi stranamente non ratifica.
3’ Gesto tecnico deprimente di Forlan, che prova un tiro al volo alla Van Basten ma trova una conclusione alla Darko Pancev.
6’ “Sgambetto involontario” di un difensore dell’Inter in area su Pandev. Cit. “Bruno Longhi”. Anche la moviola soprassiede e non mostra il replay delle immagini.
10’ Mazzarri si toglie la giacca.
13’ Due calciatori del Napoli a terra a centrocampo, l’Inter prosegue l’azione, tiro di Forlan, fuori. Signori si nasce.
20’ Lo spirito di Garrincha si impossessa di Pandev, che dribbla tre avversari, ma poi crossa alla Waldir Perez.
21’ Inler tira un calcio di punizione degno del miglior Gargano. Mèta!
24’ Goal in fuorigioco di Pazzini. Rocchi annulla, il pubblico interista è incredulo. Vola un mini califfo dalla tribuna. Non è neppure assicurato.
36’ Lavezzi corre più veloce dei neutrini e delle cazzate della Gelmini. Chivu lo mette giù. Ammonito.
42’ Rigore per il Napoli per fallo fuori area di Obi su Maggio, ma rigore è quando arbitro fischia. Seconda ammonizione all’interista, che va fuori. Tira Hamsik, boato del covo di interisti nel palazzo di fronte per la respinta di Julio Cesar, ma subito dopo la terra trema! Campagnaro e tutta Napoli si catapultano sul pallone e tirano insieme, sfondando quella porta in cui in tanti anni erano entrati tanti goal irregolari dell’Inter contro il Napoli. Avere un rigore che non c’è a Milano da Rocchi è una goduria infinita, pari solo ad una visione in 3D della faccia di Moratti e dei dirimpettai nerazzurri con la faccia verde. Il rigore non c’è, ma chi se ne foooooootteeeeeee!!! Loro dovevano essere in B per passaportopoli, per tutti gli imbrogli che stanno emergendo dalle recenti intercettazioni, si sono presi uno scudetto a tavolino, rubando più della Juve. Robin Hood diceva che rubare ai ladri non è peccato e l’Inter ruba, senza soluzione di continuità, dai tempi di Robin Hood. Prescrizioni e patteggiamenti non cancellano gli imbrogli.
50’ Esce Ku Fu Pandev ed entra Bugs Bunny.
56’ Maggio brucia Nagatomo sullo scatto, pallonetto su Julio Cesar e Fuorigrotta trema sebbene il Napoli giochi a San Siro. Dalla tribuna Puca cadono calcinacci dalla soffitta. Per fortuna siamo assicurati anche per gli eventi tellurici.
65’ Hamsik aggira la trappola del fuorigioco dell’Inter e serve Zuniga al centro dell’area che a porta vuota calcia in curva. Nel settore ospiti ci sono circa quattromila napoletani, ma una bestemmia in dialetto parte nopeo e parte milanese in tribuna è la prova che ci sono napoletani trapiantati a Milano mimetizzati in tutti i settori dello stadio.
76’ Passaggio filtrante di Lavezzi per Hamsik, che fulmina Julio Cesar e la resistenza interista. La bella Madunnina scende dal Duomo che vibra come una lavatrice che centrifuga i campioni del mondo in carica.
78’ Esordio in serie A di Chavez che subentra a Lavezzi. Nel frattempo sono entrati anche un paio di interisti, ma nessuno se n’è accorto.
85’ Bruno Longhi, imparziale commentatore Mediaset, regala un’ultima chicca: “Lavezzi è sparito dal campo”. E pe’ fforza… è stato sostituito da dieci minuti! Ma che stai commentando Ambrosiana Inter – Pro Vercelli? L'anno prosismo giuro che mi vedo le partite su Mediaset premium, ma in streaming.

E anche a San Siro si levano nell’aria le note di “Oj vita, oj vita mia…

Buon compleanno, Mister Mazzarri!

Sogno o son desto ?

Quando mi sono svegliato stamattina ho pensato per un´istante se quello che ho vissuto ieri sera era un sogno.... invece no.... !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Speriamo di non dover pagare a caro prezzo l´errore arbitrale....

In ogni caso.... tra Milan e Inter ....ben 6 palloni.... non é male....



Grande Mazzarri....Grandi tutti....



come si GODE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

giovedì 29 settembre 2011

Gli Implacabili di Gianni Puca

Gianni e Marcello sono due bagarini professionisti. Hanno cominciato a bagarinare dai tempi dei Mac π, al liceo, per poi specializzarsi per grossi eventi, musicali e sportivi. Ai tempi di Maradona, con i biglietti del Napoli avevano fatto affari d’oro, poi con l’avvento di Agostini e Imbriani e successivamente di Totò Naldi e Corbelli avevano pensato addirittura di trovarsi un lavoro. Per fortuna, tra i concerti di Gigi D’Alessio, Vasco Rossi e qualche altro erano riusciti a tirare avanti. Dal calcio si erano allontanati, per poi riavvicinarsi di nuovo con l’avvento di De Laurentiis. Dall’anno della serie C, gli affari ricominciarono ad andare di nuovo alla grande. La qualificazione Champions, oltre a De Laurentiis, aveva fatto brillare gli occhi anche a loro, per le aspettative economiche che ne conseguivano. I biglietti per il Villareal, prima partita di Champions in casa dopo ventuno anni, erano andati quasi esauriti il primo giorno. Lo stock di biglietti rimediati da Gianni e Marcello in una maniera che non vi possiamo svelare erano stati venduti a costi proibitivi. La Fede non ha prezzo. Soprattutto quella azzurra. Ma nella foga, Marcello non si era accorto di aver venduto pure il suo biglietto e quello di Gianni. Quando se ne rende conto, pensa di avere le stesse possibilità di sopravvivenza che aveva Gasperini sulla panchina dell’Inter, anche perché, per arrotondare, aveva fittato anche la sua scheda di Mediaset premium e quella di Gianni ad alcuni amici. Mentre Gianni indossa maglietta, sciarpa e cappellino del Napoli, Marcello comincia a invocare tutti i Santi che conosce. “San Giorgio a Cremano, ora pro nobis. Sant’Anastasia, ora pro nobis, Santa Maria Capua Vetere, ora pro nobis. San Giovanni a Teduccio, ora pro nobis. San Giuseppe Vesuviano, ora pro nobis. Santa Maria di Castellabbate, ora pro nobis. San Pasquale a Chiaia, ora pro nobis”. Allorquando si è ridotto ad invocare anche San Gemini, San Pellegrino e San Bitter, si compie il miracolo. Gianni riceve un invito da una insospettabile tifosa. Una modella parte nopea e parte turca, che ha da poco aperto un ristorante di cucina internazionale, la cui specialità sono i puparuoli ‘mbuttunati, che imbottisce in centinaia di modi diversi a seconda della nazionalità del cliente. Gianni, riservandosi di uccidere Marcello dopo la partita, pensa che vedere la partita al ristorante “La Turca napoletana” è l’unica valida alternativa. Arrivati sul posto, Gianni e Marcello rimangono stupiti dall’eleganza del locale e dalla clientela assolutamente selezionata. Notano però, non senza uno scaramantico disappunto, che il locale è infestato anche da numerosi juventini e interisti, e addirittura da un simpatico americano che indossa sotto la giacca la canotta dei Los Angeles Lakers.

Gianni sa con certezza che juventini e interisti portano male, è statisticamente e scientificamente provato, ma sull’incidenza astrale dei supporters dei Lakers è invece impreparato. L’americano però è simpaticissimo, parla con uno slang tutto suo, con un’inflessione chiaramente vesuviana. Gianni vorrebbe andare via, ma la gentilezza delle due splendide padrone di casa, che – oltre a illuminare con i loro sorrisi anche gli ospiti in bianco e nero – portano a tavola ogni ben di Dio, fa ritenere ai due amici che in certi casi bisogna sfidare pure la scaramanzia. Mentre Ivana, la titolare del locale, gli offre delle deliziose polpettine di melanzane, Gianni si informa sul limite massimo di decibel al di là del quale sarebbero considerate intollerabili le proprie urla in caso di goal del Napoli. Ivana gli sorride e gli dice che non c’è alcun limite. Gianni la osserva e pensa che neppure alla bellezza c’è un limite. Intanto, l’altra socia, una ragazza francese con un volto che sembra scolpito nella porcellana, si siede accanto a Marcello e gli offre un risotto con gamberetti e zucchine. Marcello viene colto di sorpresa, come i difensori del Villareal all’affondo di Lavezzi sulla destra. La ragazza gli dice il suo nome, ma Marcello è in visibilio, come il pubblico quando il pallone spiove al centro per Marek Hamsik. Quando lo slovacco scaraventa in rete il pallone il piatto di Gianni sorvola lo spazio aereo occupato dagli interisti. Il suo urlo disumano supera di diverse centinaia di migliaia di decibel il limite consentito dalla normativa in materia. Marcello vorrebbe approfittare del momento per esultare abbracciando la francese con il nome da regina che però lui non ha capito, ma è timido. Gianni abbraccia tutti, anche Maurice, l’americano, che urla “yeeeaaaah” come se Kareem Abdul Jabbar (è l’unico giocatore di basket che conosco) avesse fatto una schiacciata spettacolare.

Pochi minuti dopo, Lavezzi vola sull’altra fascia, gli spagnoli provano a mettergli le catene nel naso, ma il Pocho è inarrestabile e bisogna metterlo per forza giù per fermarlo. L’arbitro belga De Blekeere fischia il calcio di rigore. Il San Paolo diventa una polveriera con la miccia corta, pronta ad esplodere di nuovo. Nel locale “La turca napoletana”, juventini e interisti cominciano a discernere sulla eccessiva brevità della rincorsa di Cavani. Gianni ricorre agli scongiuri debiti e soprattutto a quelli indebiti. In quei tre secondi, Cavani porta sulle spalle sei milioni di napoletani e migliaia di seccie assortite. Quando il pallone gonfia la rete, si gonfia contemporaneamente il petto di milioni di malati di azzurrite spastica, che attendevano questa gioia da tempo immemorabile. Gianni avverte i sintomi di un principio di infarto. C’è gente che è morta per molto meno, ma lui è assolutamente certo che quest’anno succederà l’Imponderabile e quindi stringe i denti più di quanto stringano le coronarie. Gianni, dopo aver visto lo sguardo schifato dei non tifosi napoletani presenti nel locale dopo la sua prima esultanza belluina, al secondo goal si contiene, ma il suo pensiero vola allo stadio dove lo speaker quando segna il Napoli urla per tre volte il nome del marcatore, accompagnato dallo stadio intero. La quarta ne scandisce a gran voce le sillabe, e a lui, in quel momento sembra che CA-VA-NI sia un nome scelto apposta per quel tipo di rituale. Dopo la partita, Gianni e Marcello ringraziano le splendide padrone di casa e salutano tutti, anche gli juventini e gli interisti, ma soprattutto Maurice, l’americano, che gli racconta che, purtroppo, per motivi di lavoro dovrà ritornare a Los Angeles. Maurice ha gli occhi lucidi quando dice di essere triste perché va via da Napoli per tornare nella sua Los Angeles.

Gianni pensa a quanta gente dice di voler scappar via da Napoli e gli stringe la mano. D’altronde siamo alleati! Tra napoletani e americani c'è sempre stato un ottimo feeling, anche se in vero, durante la guerra, ce ne siamo venduti parecchi...

Gianni Puca

domenica 25 settembre 2011

Piccoli ultrà crescono di Gianni Puca

IL CIUCCIO CHE VOLA
Piccoli ultrà crescono
di Gianni Puca

“Vincè, a papà”, ripetiamo da capo. Quanti anni hai?”
“Papà, e già l’ho detto trenta volte, quattro anni li faccio domani”.
“Bravo. E se non ti fanno entrare cosa fai?”
“Mi metto a piangere”.
“Bravissimo”.
“Ciro, ma cusa l’è che gli insegni a questa creatura? A sei anni deve già dire bugie?”, protesta la moglie Ambrogia.
“Ma queste sono bugie bianche, anzi azzurre. A te ti sembra giusto che io ho comprato due abbonamenti soprattutto per portare nostro figlio allo stadio, gli ho comprato la maglietta e il pantaloncino del Napoli, lo zainetto del Napoli, sciarpa, cappellino e bandiera, e – dopo l’inizio del campionato - fanno un provvedimento che stabilisce che i bambini che hanno più di quattro anni pagano il biglietto? E come glielo dico a Vincenzo che non può più venire a vedere le partite?”.
“Si, ma si vede che non tiene quattro anni”, replica Ambrogia.
“Mamma, non ti preoccupare, quando arrivo al tornello, mi piego sulle ginocchia, così… E li faccio fessi. Ma poi, se dicono qualcosa, io gli dico… ma ce l’avete il coraggio di non farmi entrare? E metto il musso”. Ai tornelli, gli addetti al controllo dei biglietti si ricordano che anche loro sono stati bambini e della gioia incontenibile che provavano entrando in quello stadio, e pure il Cerbero più burbero scoppia a ridere quando vede Vincenzo che si nasconde dietro il padre, piegato sulle ginocchia. Gli dà una pacca sulla spalla e gli dice: “L’ho fatto prima di te, non mi fai fesso, ma ti faccio entrare perché sei figlio di ‘ntrocchia”. Ambrogia fraintende e accenna una protesta, ma Ciro con lo sguardo la invita a tacere.
Appena Vincenzo prende posto sugli spalti, lo speaker annuncia le formazioni, accompagnato dall’intero stadio che scolpisce i nomi dei calciatori nell’aria. Poi il pubblico comincia a cantare: “chi non salta fiorentino è…” Vincenzo comincia a saltellare insieme al resto dello stadio che vibra come una lavatrice, e dice al papà: “Papà, papà, voglio venire tutte le domeniche. È troppo bello!”
La partita è avvincente, ricca di azioni da goal da entrambe le parti. Quando l’arbitro in pochi minuti nega un rigore netto per un fallo di mano in area di Pasqual e uno per atterramento di Hamsik, sugli spalti in molti fanno osservazioni colorite sulla scarsa propensione alla fedeltà della partner dell’arbitro Valeri. Vincenzo chiede al papà come faccia tutta quella gente a sapere che l’arbitro ha le corna.
Ciro gli spiega che, a differenza dei cervi, degli stambecchi e di Goldrake, gli arbitri hanno corna speciali, che tutti riescono a vedere tranne loro.
Durante la partita sul volto del bambino passano in rassegna tutte le sfumature di emozioni possibili. Ciro trascorre l’intera gara a osservare suo figlio, seduto sulle sue ginocchia, e nota quella stessa espressione felice che aveva anche lui quando da piccolo entrava in quel tempio magico. Prova ad immaginare per un attimo a come sarebbe rimasto il bambino se non lo avessero fatto entrare. Il suo pensiero vola alla sua “prima volta” al San Paolo, quando entrò e vide Maradona che si riscaldava palleggiando con la spalla sotto gli occhi allucinati di Celestini. Si ricorda di un altro pareggio tra Napoli – Fiorentina, all’ultima giornata che regalò il primo scudetto al Napoli e la salvezza ai viola. La partita finisce zero a zero, ma Vincenzo è felice.
Non aveva gli occhi azzurri all’andata, al ritorno sì, e continua a ripetere: “Papà, voglio venire tutte le domeniche. È troppo bello!”
Vincenzo gli sorride, e pensa che la felicità di un bambino non ha prezzo. E in attesa che lo capisca anche chi di dovere, Vincenzo continuerà ad avere quattro anni

lunedì 19 settembre 2011

Implacabile Cavani, ovunquemente Gargano di Gianni Puca

Napoli – Milan, per chi ha vissuto i tempi d’oro di Re Diego, non è una normale partita di calcio, ma è “La Partita”. Ciro, cinquantenne falegname di Ponticelli, in occasione di questa partita, viene colto da forte dissenteria, che lo costringe a rimanere in casa. Per anni, questa sfida non ha avuto lo stesso sapore, grazie ai vari Naldi, Corbelli, Mondonico, Calderon, Prunier e chi ne ha più ne metta, ma l’incubo è finito e il ciuccio ha ricominciato a sognare. Anche oggi qualcuno aveva paura che il Diavolo, oppure l’arbitro, ci mettesse le corna, ma il Matador ha afferrato il Diavolo per le corna. E pure l’arbitro, questa volta, nulla ha potuto. I primi dieci minuti gli azzurri se la vedono nera con i rossoneri, e al 12' il Napoli non ha ancora toccato palla quando Cassano dalla destra crossa al centro per Aquilani, che in tuffo realizza forse il suo primo goal di testa in carriera. Ciro comincia ad accusare una forte e pericolosa tensione. 14' Ma l’esultanza rimane in gola ai poveri tifosi rossoneri accorsi al San Paolo. Dopo appena un minuto, punizione dalla destra di Lavezzi, Maggio questa volta serve un assist a Cavani dall’ascensore e l’Implacabile, al volo, tira un missile terra terra, che passa tra le gambe del portiere Abbiati. Gli imprecisabili del San Paolo riprendono a cantare “chi non salta rossonero è…” e i movimenti sussultori dello stadio, provocati dalla sismica esultanza partenopea fanno saltare, per inerzia, anche gli stessi rossoneri. I sismografi individuano l’epicentro nel settore distinti superiori, dove un mastodontico tifoso di duecentocinquantotto chili, che aveva ingoiato almeno trentasei abbonati, ogni volta che saltella mette a repentaglio la stabilità dell’impianto e l’incolumità del pubblico. Al 36' L’ovunquemente Gargano parte in contropiede, percorre una cinquantina di metri palla al piede, i settantamila e rotti del San Paolo, durante quella cavalcata infinita, sono divisi in tre scuole di pensiero. Il 33% urla “Al Pochoooo, Al Pochoooo”, lanciato verso la porta, un altro 33% suggerisce a gran voce: “passala ad Hamsìk”, con l’accento napoletano sulla “i”, l’ultimo 33% “consiglia” di passarla a Cavani, che pure si era smarcato sulla destra. Un prudente 1%, invece, assiepato nei distinti superiori, trema al solo pensiero che il Napoli possa segnare di nuovo, e – sebbene a malincuore - si accontenterebbe anche di un pari, pur di non veder crollare lo stadio a causa dei saltelli di Tommaso, detto “Ippo”. Ma Gargano, con l’ultima goccia di energia che gli rimane, incurante del pericolo per la pubblica incolumità dei suoi tifosi, serve sulla destra Cavani, che – come spesso accade – non stoppa il pallone, ma tira di prima, da qualsiasi posizione. Quando intuisco che Abbiati non ci può arrivare chiudo gli occhi e mi affido al Destino e alla balistica. Per fortuna, dopo un secondo atterro in braccio a Ippo Tommaso, che stava sei gradinate più sotto. Ciro, intanto, stringe le gambe e sembra più tranquillo. Lo stadio comincia a saltare e a cantare di nuovo. Nel settore ospiti, scoppiano dei tafferugli, perché alcuni ultrà scambiano per infiltrati i tifosi rossoneri che saltellano insieme ai napoletani a causa della forza d’urto impressionante. Al 39' Aquilani si trova solo davanti a San Gennaro e calcia a botta sicura, ma il santo travestito da portiere, incazzato nero con il Governo che vuole cancellargli la festa, respinge alla Garella. Sant’Ambrogio va da Berlusconi e gli suggerisce di evitare di far coincidere ogni anno la festa di San Gennaro con la domenica, perché si potrebbe falsare il campionato. Galliani, in tribuna indossa la maschera delle grandi sconfitte e guarda Tagliavento. L’arbitro alza le spalle in segno do resa, come per dirgli “questa sera non posso fare niente manco io”. Ciro teme il peggio, ma nell’intervallo beve un tè e stringe i denti. Inizia il secondo tempo. Lavezzi – nonostante il dolore alla caviglia – non è voluto mancare alla sfida che gli era stata preclusa l’anno scorso dai giudici antisportivi e, dalla destra, mette al centro un pallone velenoso, respinto corto da Nesta. Cavani, come sempre, non pensa minimamente ad aggiustarsi il pallone e il povero Abbiati, ancora una volta, conta un solo nanosecondo tra l’impatto del pallone con il piede dell’uruguaiano e il boato del pubblico. Lo spostamento d’aria fa la fila in mezzo al portierone rossonero. L’ormai celebre urlo di guerra di un noto cronista partenopeo dovrebbe essere sostituito quando tira Cavani. Non più “Si gonfia la rete” dovrebbe gridare ma “Si sfonda la rete”, che molto meglio si attaglia alla fattispecie. E ai telecronisti tifosi vorrei regalare, senza nessuna pretesa sui diritti d’autore, due nuovi vezzeggiativi per due campioni che oggi hanno fatto la differenza: “Ovunquemente”, che perfettamente sintetizza la incredibile capacità ubiqua del nostro ritrovato mediano tascabile e “l’Implacabile”, che meglio di qualsiasi altro aggettivo descrive questo Atleta, che quando dopo le prime quattro gare dello scorso campionato scrissi che era destinato a diventare più forte di Careca mi tacciarono di blasfemia. Intanto, la gioia di Ciro è diventata… incontenibile e la sua esultanza ha un retrogusto e soprattutto un retroprofumo strano. La partita è stata lunga, lunghissima, ma tutto il resto è Gioia! E, come dice la canzone di Jovanotti, adottata dallo stadio San Paolo “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang siamo Noi”.

Ricominciamo da TRE !!!!

Dedicato A tutti i GENNARO ed al Miracolo ricevuto ieri !





domenica 18 settembre 2011

Notte di Sogni, di Coppe e di Campioni di Gianni Puca

IL CIUCCIO CHE VOLA
Notte di Sogni, di Coppe e di Campioni
di Gianni Puca

Mercoledì sera a Napoli si respira un’atmosfera surreale. La città ha il fiato sospeso e i battiti accelerati come uno studente all’esame di stato. A Napoli, il mercoledì è cominciato domenica sera, subito dopo la partita con il Cesena. Tre giorni che sembrano ventuno anni. Tre giorni che sono ventuno anni.
La vita di Gaetano, carpentiere di Frattamaggiore, trent’anni da ventuno anni, si era fermata a Mosca, dopo l’errore dal dischetto del più Grande. Lui era lì, sotto la neve quella notte in cui il Napoli di Maradona fece la sua ultima apparizione in Coppa dei Campioni, e il freddo e il dolore lo avevano paralizzato. Da allora non aveva più proferito parola e una smorfia di sofferenza era rimasta scolpita sul suo volto, con il labbro inferiore tutto spostato verso destra e quello superiore verso sinistra.
Dall’alba di mercoledì fino alle venti, in tutte le auto di Napoli, da Posillipo a Secondigliano, si ascolta a palla “Zadok the priest” (che secondo alcuni significa "Forza Napoli"), il singolo di Handel più venduto. Un noto intellettuale partenopeo si è masterizzato addirittura i greatest hits del noto compositore tedesco, ma è dalla partita con l’Inter di maggio che cammina a tre metri da terra canticchiando tutti i giorni “Die Meister, die Besten, les meilleurs equipes, the champioooooons”. La gente all’inizio lo guardava e pensava avesse un accenno di Alzheimer, ma ora sono tutti pazzi per quella musichetta. Alle 20.30 le strade di Napoli sono completamente vuote. Anche Gaetano è davanti alla tv, anche se, apparentemente, non si rende conto di ciò che accade intorno a lui.
Il Napoli dei bilanci in regola sfida gli sceicchi, i nuovi paperoni del calcio mondiale, che hanno speso trecento milioni di euro per costruire una squadra di mostri, che però non ci fa paura. Aguero, Dzeko, Tevez, Silva, Tourè, Nasri, non ci fanno paura. Di più! Ci sarebbe pure Balotelli, ma stasera è in tribuna. Ma è con il coraggio della paura che il Napoli affronta questo girone di Champions terrificante, che oltre al Manchester City, vede anche il Bayern di Robben e Ribery e il Villareal di Giuseppe Rossi e Nilmar.
Ma questa partita non si può perdere. Chi glielo dice a tutta quella gente che ha trasformato Manchester in un quartiere di Napoli che questa partita, in teoria, si potrebbe pure perdere? Sugli spalti c’è un numero indefinibile di napoletani, che può variare dai tremila ai diecimila (se si contano i mimetizzati), che hanno speso uno stipendio intero (proprio o di qualche sventurato che lo aveva appena ritirato in banca) per essere presenti a questo appuntamento con la storia. Un appuntamento al quale il ciuccio si presenta più elegante che mai, con lo smoking e un bellissimo paio d’ali.
Quando i calciatori si schierano a centrocampo e nello stadio la prima nota dell’inno di Handel si leva nell’aire, nel settore ospiti appare lo spirito di Diego Armando Maradona, con indosso un mantello azzurro e la maglia nuova del Napoli, color antracite con richiami in oro. San Gennaro, appollaiato su un riflettore, si scioglie il sangue nelle vene e si commuove. Quando il bisteccone svedese fischia l’inizio della partita, una lacrima scende miracolosamente dagli occhi di Gaetano e battezza la maglia nuova della Champions.
Io la partita ve la potrei anche raccontare tutta, anche perché è stata spettacolare come poche partite alle quali ho assistito in vita mia. Partita combattutissima, con Gargano e Inler che sembravano due gladiatori, che hanno domato belve feroci, delle quali il solo Tourè pesava quanto lo svizzero, l’uruguaiano e le rispettive famiglie; con Campagnaro e Cannavaro travestiti da contraeree, che hanno intercettato tutti i caccia bombardieri inglesi che si sono alternati in campo. Una partita in cui abbiamo dimostrato che neppure tecnicamente siamo inferiori alla squadra inglese che per un solo attaccante ha speso quanto Hamsik, Cavani e Lavezzi, che quando ha colpito la traversa ha fatto saltare il turbante allo sceicco. Con Zuniga, che con un dribbling superalcoolico ha ubriacato la difesa inglese, servendo un assist per Hamsik, il cui tiro - respinto sulla linea da Frankestein jr- ha provocato sei milioni di bestemmie diverse, iniziate all'unisono, ma alcune delle quali ancora in corso...
Ma la partita si può sintetizzare in un’azione sola, iniziata in un imprecisato minuto del secondo tempo di una partita senza tempo. Gokhan Inler, con un tackle in cui si concentrava la grinta di tutto il popolo napoletano, sradica letteralmente il pallone dai piedi di un vatusso inglese lanciato a rete; in quel momento a Christian Maggio appaiono Richard Trevithick e George Stephenson e parte come un treno spinto da sei milioni di napoletani. Il treno azzurro sfonda tutti i passaggi a livello. Lo spostamento d’aria strappa la parrucca dal capoccione di Mancini e la fa atterrare sulla pelata di Attilio Lombardo.
Il povero Gaetano, intubato ma quanto mai cosciente, si sente come se fosse il macchinista di quel treno inarrestabile. Allunga le mani in avanti e stringe i pugni. È gasato come una cassa di coca cola. Intorno a lui, nessuno dei presenti si accorge del miracolo. Maggio, giunto al limite dell’area, sembra aver finito il carburante, ma in realtà potrebbe continuare a correre fino a Napoli. Tutti gli gridano “Passalaaaaa, passalaaaa”, perché Cavani sulla destra è smarcato. Anche Gaetano, a modo suo, gli grida “Passalaaa”, ma nessuno può sentirlo, a parte Maggio, che passa la palla a Cavani.
Quando Cavani si ritrova da solo davanti al portiere, il volto esangue di Gaetano riprende colore e gli occhi slavati ritornano azzurri. San Gennaro, sugli spalti, pensa che anche se mancano ancora quattro giorni, il miracolo ormai lo può fare quando gli pare, visto che il Governo gli ha cancellato la festa dal calendario. A causa della lieve differita di immagini tra Rai, Mediaset e Sky, partono tre distinti boati, che i sismologhi inizialmente riconducono ad un’eruzione sincronizzata del Vesuvio, del Mauna Loa e dell’Eyjafjallajökul.
Nel momento in cui il tiro di Cavani passa sotto le gambe del portiere inglese, prima ancora che la palla entri in rete, lo spirito di Marco Tardelli si impossessa di Gaetano, che salta dalla sedia a rotelle e corre fuori al balcone urlando: “Gooooal” “Gooooal” “Gooooal”. Gaetano si risveglia dal coma per urlare una gioia repressa per ventuno interminabili anni, scavalca la ringhiera con un salto da olio cuore e continua a correre per tutto il giardino, urlando come un forsennato, spaventando anche il doberman che si arrampica su un albero.
Poi, su una punizione inesistente, la barriera si apre in maniera sconsiderata, e il pallone – spostato da Aguero di qualche metro più avanti proprio sulla mattonella preferita di Kolarov - finisce in fondo al sacco. Ma il pareggio degli inglesi non riesce a scalfire l’entusiasmo dei napoletani, che hanno visto la loro squadra insegnare calcio a chi il calcio lo ha inventato, grazie ad una perfetta impostazione della partita da parte di Mazzarri e ad un'eccellente interpretazione della stessa da parte dei quattordici leoni scesi in campo.
E ora Gaetano e tutti gli altri malati di azzurrite spastica riprendendo il sogno da lì dove era stato spezzato.

domenica 11 settembre 2011

Il Ruggito del Ciuccio - di Gianni Puca

Dopo una settimana di sciopero pagato, inizia finalmente il campionato. Il Napoli si presenta a Cesena col timore del campo in erba sintetica. In curva, un giovane tifoso che assume di averne fatto diverse volte uso, rassicura tutti: “l’erba sintetica non fa male”.
Mazzarri tiene a riposo Hamsik, in vista della sfida stellare di Manchester, e deve rinunciare a Cavani, invitato al battesimo di un nipote di Tabarez. Inizia la partita.
1’ Benalouane, difensore a lungo seguito dalla Juventus per raccogliere l’eredità di Legrottaglie e Boumsong, sfiora il goal di testa.
2’ Fallo laterale per il Napoli, lancio di trenta metri di Campagnaro con le mani, i difensori romagnoli, che stavano ballando il liscio sulle note di Raul Casadei, vengono sorpresi da Lavezzi che frigge Fravaglia, all’esordio in serie A. Il tifoso in erba sta ancora arrotolando lo spinello e il Napoli è già in vantaggio. Il divano nuovo della curva Puca non regge al peso della gioia degli scalmanati abbonati.
5’ Contropiede micidiale di Lavezzi atterrato al limite dell’area. I settemila tifosi partenopei presenti al Manuzzi tremano. Ma Gargano è squalificato, e in ogni caso, De Laurentiis lo ha confermato solo a condizione che giurasse sui puffi che non tirerà mai più un calcio di punizione.
16’ Cambio di campo di Campagnaro, Medioman - dall’altro lato – tenta lo stop sotto gli occhi di migliaia di tifosi azzurri, che si chiedono come sia possibile che a Napoli esista ancora la disoccupazione. Se l’anonima sequestri o anche la banda Bassotti rapisse Medioman quest’anno, a Napoli, potrebbe succedere l’Imponderabile.
20’ Azione spettacolare del Napoli, Inler apre per Dossena che crossa per Maggio. Il piattone al volo finisce fuori, ma un centrocampo così forte a Napoli non lo vedevamo dai tempi d’oro.
24’ Mutu apre per Eder sulla destra, finta su Medioman, pallone al centro per Guana, che anticipa Cannavaro. E qui è necessario aprire una parentesi: Roberto Guana, fino al 23’ minuto di questa partita, aveva realizzato tra serie A e serie B la media di 1 goal ogni 116,5 partite. Se si considera che lo stesso ha giocato quattordici campionati professionistici, il suo score è di un goal ogni sette anni! Media goal a partita che si attesta intorno al goal ogni 1.545,6 periodico, se aggiungiamo le partite all’oratorio e i tornei tra Bar. Il goal di Guana era bancato 15000 a 1! Un suo zio di Brescia, infatti, giocando 5,00 euro ha guadagnato ben 75.000 euro.
35’ Lavezzi crea e distrugge. Parte da Reggio Emilia, dribbla mezzo Cesena, triangola con Santana e, solo davanti a Fravaglia, riesce a calciare fuori, lasciando incredulo lo stesso pallone.
44’ Tiro al volo di Candreva parato da De Sanctis, che era al telefono con Tommasi, convinto che lo sciopero fosse stato prorogato.
53’ Martinez, a bordo campo, si riscalda sulla bici di Santacroce.
54’ Benalouane batte il record di Pazienza e riesce a collezionare due ammonizioni in 78 secondi e 19 centesimi. Espulso giustamente dall’arbitro Bergonzoni, che subito dopo però si inventa un’ammonizione per Lavezzi e una per Cannavaro. La seconda per un doppio carpiato con triplo avvitamento di Candreva.
66’ Hamsik, entrato da poco al posto di Santana - che a dispetto del nome è tra le poche note stonate della partita - serve un assist perfetto a Campagnaro, che riporta il Napoli in vantaggio. Un goal che certamente non gli farà dimenticare la grave tragedia vissuta quest’estate, ma che ci restituisce uno straordinario professionista.
67’ Inler, che non ha ancora sbagliato un passaggio, ci prova da fuori area.
71’ Missile terra area di Hamsik che brucia i guantoni di Fravaglia, che respinge.
75’ È ufficiale: Inler è un Mostro, sradica il pallone dai piedi degli avversari e imposta come fosse una cosa sola. Lo svizzero ha trasformato la squadra, ora corre il pallone e gli attaccanti faticano di meno.
76’ Martinez sta per vincere il primo Giro della Padania. Miss Padania e Maroni lo aspettano al traguardo per baciarlo, ma l’uruguagio appena vede il ministro leghista, che gli sta sugli omonimi, se ne torna in retromarcia a Cesena.
84’ Maggio supera in velocità Husain Bolt e un difensore cesenate, mette il pallone al centro per Pandev, che ha evidentemente frainteso le parole di Mazzarri quando diceva che voleva una squadra che giocasse come il Barcellona, ossia “a occhi chiusi”. La traversa, stamattina, è ancora lì che ride.
86’ Batti e ribatti in area romagnola, Marek Hamsik calcia al volo un pallone che qualsiasi giocatore normale stopperebbe. Cinque minuti dopo aver sfondato la rete siglando il 3 a 1 per il Napoli, il pallone - scagliato dallo slovacco con una potenza inaudita - viene fotografato da un autovelox di Mugello del Barberino.
90’ de Laurentiis manda un sms a Pandev dicendogli che se sbaglia un altro goal così gli fa fare il film di Natale insieme a Massimo Boldi.
Bergonzi fischia dopo quattro minuti di recupero. Il Milan è a meno due e domenica sera farà visita al Napoli che, vincendo, potrebbe chiudere il campionato con qualche giornata di anticipo. Scherzi a parte, quando rientrerà in campo anche Cavani, che oggi ha goduto di un meritato turno di riposo dopo i 33 goal dello scorso campionato, e se si riuscirà a colmare la falla sulla sinistra, magari spostandovi Campagnaro e inserendo Fernandez a destra, ci sarà da divertirsi, soprattutto se Mazzarri dimostrerà il coraggio che ha avuto oggi, schierando nell’ultima mezz’ora una squadra arrembante, ma allo stesso tempo equilibrata.
Alla notizia che a mezzanotte circa il pallone calciato da Hamsik in occasione del goal è stato ritrovato a Caianiello, al vice di Roberto Mancini, Attilio Lombardo, gli si sono drizzati i bulbi in testa e stamane si è svegliato con un acconciatura alla Mergie Simpson!