Il ciuccio nuota verso la Gloria, di Gianni Puca
pubblicato su www.pensieroazzurro.com
Giove Pluvio ha probabilmente dimenticato tutte le fontane aperte. Sul San Paolo piove come se anziché essere la serata del giudizio per la qualificazione Champions, fosse il giorno del giudizio universale. Ma gli spalti sono così gremiti che l’acqua non riesce a toccare terra.
Noè prende l’arca dal garage, gli è stato ordinato di salvare solo un tifoso, pure per risolvere il problema del traffico a Fuorigrotta, che quando gioca il Napoli si paralizza per ore. E si avvia verso il San Paolo ascoltando "chisto è 'o paese d''o sole, con lo stereo a palla". Stasera al San Paolo ci sono sessantamila spettatori circa, anche in virtù di uno storico gemellaggio nato con i genoani, a seguito di una vecchia Faccenda.
Le curve azzurre oggi sono più rosa che mai. Ormai manco più quello dell’ultrà è un mestiere prettamente da uomo. Adriana, Floriana e Francesca, sono i capi del tifo rosa della curva A, sebbene nella vita reale siano delle professioniste impeccabili. Floriana e Francesca, quando gioca il Napoli, si trasformano completamente, abbandonando i tailleur d’ordinanza e indossano attillatissime magliette azzurre e pantaloncini bianchi. Ma oggi, causa diluvio, sono costrette ad indossare scafandri da palombare nonché le pinne e le maschere da sub. Adriana, invece, anche in quelle condizioni spazio-temporali indossa il suo sobrio tailleur blu, e il suo tacco di ordinanza. Non si capisce come riesca ad attraversare il fiume d’acqua che divide il parcheggio dallo stadio con i tacchi, ma lei cammina sulle acque senza problemi, come Mosè.
I calciatori, cercano di andare da una parte all’altra del campo, con l’ausilio di zattere, gommoni e scialuppe di salvataggio. L’unico a suo agio sembra essere Lavezzi, che qualche giorno fa ha comprato lo yacht di Fabio Cannavaro e schizza sulle onde.
All’11’ rasoiata di Lavezzi che fa la barba al palo.
12’ Comincia a piovere in orizzontale. Circa trecento tifosi risultano dispersi tra le due curve e il settore distinti. In tribuna c’è anche qualche infiltrato juventino, ma quelli si sa… galleggiano, per un noto principio termodinamico.
19’ Punizione di Lavezzi, Pazienza di testa prova a battere Eduardo, che quest’anno ha già vinto dodici volte la “Papera di legno”, per la collezione di gollonzi subiti.
26’ Cavani prova a dribblare tutta la Liguria anziché servire Lavezzi solissimo.
Intanto, un biondo ultrà azzurro rimane folgorato dall’involontario sguardo di Adriana, che invece si accorge di lui solo dopo che Francesca e Floriana le tirano il tailleur e le indicano il sosia di Di Caprio, che continua a fissarla. Lei non lo degna di uno sguardo, ma le amiche cercano di aiutarla e rispondono in coro al posto suo: “Si, sì, ha capito”. E gli fanno segno di avvicinarsi, sperando abbia anche qualche amico nascosto da qualche parte.
Intanto, al 29’, Lavezzi dribbla quindici volte il suo diretto avversario, poi pennella un cross delizioso al centro, ma il pallone viene catturato dal napoletano sbagliato: Criscito. Floriana tira fuori il tamarro scolpito dentro di sé, esibendosi in un epiteto di sette minuti che contiene in sé tutte le male parole che facevano parte del suo ricco repertorio. Francesca la guarda allibita, dopodiché conia un apprezzamento per il difensore genoano, che lascia di sasso anche la frittata di maccheroni che Floriana stringe in pugno.
35’ Anche in tribuna si cominciano a contare i primi dispersi. Alcuni scafisti albanesi mettono a disposizione i loro mezzi per trasportare alcune migliaia di tifosi verso Lampedusa.
Tra il 37’ e il 38’ Lavezzi tenta due goal da cartoni animati in acrobazia. Adriana, intanto, comincia a rendersi conto che il pezzotto di Leonardo Di Caprio non è niente male, ma risponde alle sue amiche che lei non crede ai colpi di fulmine. Manco un secondo dopo, come per magia, un fulmine si abbatte sulla curva A fulminando trentasei tifosi genoani. Adriana si ricrede.
51’ Lavezzi dribbla trentasei avversari, ma una pozzanghera lo ferma in tackle.
53’ Spettacolare azione corale del Napoli, che si conclude con un tuffo di Maggio, che prova ad insaccare di testa. Ad oggi, anche Maggio risulta disperso, nonostante le incessanti ricerche della capitaneria di porto di Napoli.
55’ La pioggia aumenta, Ballardini si mette l’impermeabile di Cappuccetto rosso. Lavezzi, solo a due metri dalla porta, tira il pallone nel bosco di Capodimonte. Mazzarri, che ormai è fracicato come un vecchio lupo di mare, ulula a Eduardo, che ha preso tutto dalla nonna: “Che sedere grande che haaaaiiiii!”
62’ Calcio d’angolo di Hamsik, stacco di testa di Yebda. Eduardo para e pensa: “Adda passà ‘a nuttata”…
66’ Cross teso di Dossena, Kakla Kapadikaze serve il proprio portiere con un braccio, ma è involontario. Floriana e Francesca si esibiscono in una bestemmia sincronizzata che fa sbiancare tutti i membri del “club Napoli camionisti” di Roncobilaccio.
67’ Lavezzi, visto che con i piedi gli riesce difficile, prova a segnare di testa, ma Eduardo, con un tuffo che stupisce anche se stesso, para.
71’ Mesto, dopo una botta, accusa sensi di nausea e conati di vomito. L’arbitro guarda Gargano, che precisa subito di non essere il padre del bambino. Entra Polenta, con un paio di salsicce sarebbe perfetto per una serata invernale come questa.
73’ Trentesimo cross dalla sinistra di Dossena, Cavani riemerge dagli abissi per l’occasione e tira su Eduardo, che cola a picco.
82’ Adriana comincia a credere ai colpi di fulmine e, mentre è abbracciata a Leonardo sulla ringhiera di protezione, Aronica crossa dalla sinistra, Cavani spizza per Hamsik, e il San Paolo prima esplode in un fragoroso boato e poi si inabissa lentamente sul fondo come il Titanic. Sulle note di Celine Dion, Leonardo, ritrovatosi improvvisamente a galleggiare in prossimità della porta genoana, afferra la traversa e cerca di rimanere a galla. Vede Adriana, che a fatica riesce a nuotare a stile quaquaqua. La tira verso di se e la fa appoggiare alla traversa. Lui è felice, il Napoli ha vinto, lo scudetto ormai è andato, ma qualificazione Champions e Adriana sembrano ormai quasi matematicamente conquistati. La ragazza - che ha visto dieci volte il reumatico film - capisce che quel legnetto non sarebbe sufficiente a salvare entrambi, dà un bacio a Leonardo e poi lo spinge sul fondo. “Anche per me è stato bellissimo…” precisa lei… “… ma non si può volere tutto dalla vita”. E ritorna a riva utilizzando la traversa a mò di tavolozza.
martedì 3 maggio 2011
Il ciuccio nuota verso la Gloria, di Gianni Puca
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domenica 24 aprile 2011
I veri problemi della vita... di Gianni Puca
Come si fa a ridere dopo una sconfitta così?
Leggetevi questo...
ennesimo capolavoro...
Complimenti Gianni sei grande !
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IL CIUCCIO CHE VOLA
I veri problemi della vita...
di Gianni Puca, pubblicato su www.pensieroazzurro.com
Palermo-Napoli (Non ce la faccio a scrivere il risultato)
“E vabé, ma fossero tutti i questi i problemi della vita… E tu vuoi stare nervoso solo perché il Napoli ha perso?” Osserva inopinatamente Laura, mettendo a rischio la stabilità di un pluriennale matrimonio, fino ad allora felice, con l’unica frase che la moglie di un tifoso del Napoli non dovrebbe mai pronunciare e neppure pensare.
Gaetano, fino a qualche istante prima, era immobile come un soprammobile, bianco e freddo come una lapide. Ma quella frase blasfema, restituisce colore e calore al suo corpo esanime, che diventa viola e raggiunge la temperatura di ebollizione in pochi secondi. Gennaro si gira lentamente verso la voce che gli era arrivata alle spalle come una pugnalata. Incenerisce la moglie con uno sguardo laser in cui sono racchiusi novanta minuti di lenta sofferenza, di rabbia insopprimibile, di illusioni disintegrate, al termine dei quali Gaetano appende i sogni al chiodo...
Laura si trova sulla traiettoria dello sguardo feroce di un uomo a lei sconosciuto. Vorrebbe dire: “Ma che ho detto di così grave?”, ma per sua fortuna intuisce che aggraverebbe di gran lunga la situazione già delicata, e così opta per un sano e costruttivo silenzio.
Il piccolo Antonio, di due anni, interamente vestito d’azzurro, e che conosce a memoria la formazione del Napoli, osserva la faccia stravolta dal dolore del papà, poi guarda la mamma. Intuisce subito che è lei la cattiva, che sta facendo soffrire il suo papà, e gli abbraccia il ginocchio.
Gaetano guarda la moglie come se l’avesse vista per la prima volta, con gli occhi iniettati di sangue e pensa: “Ma chi è quella? Come diavolo ho fatto a sposare quella donna?” Lui non ha ancora proferito verbo, ma anche le mura della signora del piano di sotto riescono a percepire ciò che sta pensando. Quella frase aveva demolito le fondamenta di una vita felice insieme. Gaetano osserva la moglie dalla testa ai piedi, e quei bigodini, quelle pantofole, alle quali si era ormai assuefatto, gli diventano ora tutto ad un tratto insopportabili, come quella voce che era diventata improvvisamente fastidiosa come quelle vecchie porte poco oleate dei castelli infestati dai fantasmi. Secondo lei… una sconfitta del Napoli… non rientrerebbe tra i problemi gravi della vita?! E ma allora lui vorrebbe sapere da lei quali sarebbero i problemi gravi della vita? Lui non ne conosce di più gravi. Lui in tutta la sua vita non ha mai sofferto come quando il Milan vinse tre a due al San Paolo portando via alla MAGICA quello che sarebbe stato lo scudetto più meritato e spettacolare della storia. E lei se ne viene che la sconfitta del Napoli non è un problema grave?! Secondo lei, perdere la partita che ha fatto abbandonare a sei milioni di malati l’ultima speranza… non sarebbe una cosa grave? E quali sarebbero allora i problemi gravi? La munnezza? La camorra? La droga? “Ma chi se ne fooootteeeee?” pensa ad alta voce Gaetano, per il quale quello scudetto era quasi un secondo figlio.
No, la donna che aveva pronunciato quella frase non poteva continuare a rimanere nel suo campo visivo né in quello acustico. Almeno per le prossime quattro settimane.
Lei pensa: “E vabè, ma pure a casa mia sono appassionati di calcio, ma quando perde la squadra del cuore di mio padre e di mio fratello, non se ne fa una tragedia così”. Lei non ha il coraggio di dirla questa cosa, ma lui gliela legge negli occhi e, anche se non le risponde, pensa: “E per forza! Tuo padre e tuo fratello sono tifosi dell’A-ta-lan-ta! (scandendo Atalanta con sillabe gradualmente più schifate) Una sconfitta dell’Atalanta non è paragonabile ad una del Napoli. Il tifoso bergamasco non è come il tifoso del Napoli. La sofferenza del tifoso napoletano è diversa”.
Gaetano si chiede perché a Pasqua i parenti debbano necessariamente andare a casa degli altri parenti durante la partita del Napoli. E ma fossero solo parenti… No, a casa di Gaetano quel giorno erano passati in rassegna, in lenta successione, cognati juventini e romanisti, sorelle milaniste, cugini interisti, e addirittura zii bresciani… E ciascuno, durante la partita, pretendeva di baciarlo, di abbracciarlo. Qualcuno.. addirittura di parlare. Come si fa a parlare con un’interista mentre il Napoli sta perdendo a Palermo? Ditemelo voi. Come si fa a fare finta di niente, a trattarlo come se fosse una persona normale? Può un’interista essere considerato un essere umano normale?
Gaetano era stato costretto a grattarsi per tutta la partita come se avesse l’orticaria, ma invece teneva solo la scaramanzia. Gli occhi addosso sono una scienza esatta. E la colpa di quella sconfitta lui non può che attribuirla alla moglie, che ancora è attaccata a queste tradizioni ormai superate, e ancora apre la porta, durante la partita del Napoli, a parenti juventini, interisti, milanisti e romanisti. Solo perché è Pasqua! Quando il Napoli perde, a casa di un napoletano Pasqua non viene. Così come non viene Natale, Capodanno. Gaetano era rimasto chiuso in casa per una settimana a Ferragosto, con quarantasei gradi all’ombra, anche per la sconfitta all’ultimo trofeo Birra Moretti… Figuriamoci come non poteva essere considerato un problema grave aver perso partita e scudetto in un giorno solo. I leghisti vogliono sparare sui gommoni ai poveri extracomunitari che, via mare, cercano di raggiungere le coste italiane. Or bene, cosa dovrebbe dire e/o fare un povero tifoso del Napoli che cerca di trascorrere serenamente la Santa Pasqua davanti alla televisione allorquando vede attraccare barconi con a bordo orde di tifosi extranapoletani?
Lei è ormai impietrita, sa che quel lungo silenzio dell’idrofobo marito è intriso di rabbia; quegli occhi color collera dicono molto di più di quello che una vipera inviperita o una tarantola tarantolata potrebbero esprimere con le parole. Quello sguardo affilato come un coltello a serramanico penetra nelle carni di lei, che se potesse tornare indietro mai più pronuncerebbe quella frase, che aveva scoperto avere conseguenze deflagranti, che a confronto le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki erano tricchitracchi inesplosi.
Quella per lui era già stata una giornata devastante. Dopo l’urlo lanciato al goal di Cavani, che aveva fatto sobbalzare i mille tifosi assiepati sugli spalti del Barbera, nei successivi novanta minuti aveva subito diversi trapianti di fegato, dovuti alla inspiegabile presenza in campo di Cribari e alla mancata sostituzione immediata di Pazienza dopo il secondo inutile fallo da ammonizione. Ad un certo punto della partita, era rimasto con l’ulcera senza lo stomaco intorno. Ma il culmine si era raggiunto quando Mazzarri, al minuto sessantacinque toglieva Hamsik e metteva dentro Lucarelli. Per carità, Hamsik non aveva combinato chissà che cosa. Ma è un giocatore che spesso aveva risolto le partite, con un goal impossibile, con un assist imprevedibile. Quando Gaetano vede entrare in campo Lucarelli, i suoi occhi schizzano fuori dalle orbite, comincia trasudare bile, lapilli infuocati gli schizzano dalle narici. Avrebbe bisogno di un trapianto di ulcera! Lucarelli nooo, grida facendo tremare l’intero parco, composto da trecentocinquanta appartamenti. Nella storia del calcio si sono inventati assurde incompatibilità tra grandi campioni: Rivera non poteva giocare insieme a Mazzola, Baggio non poteva giocare con Mancini. Ma l’unica cosa matematicamente certa è che non si può giocare con Lucarelli e Cribari contemporaneamente in campo.
La cosa peggiore è che questa volta Gaetano non può prendersela neppure con l’arbitro, che mai come oggi è stato pro-Napoli, con un paio di decisioni che neppure lui si riusciva a spiegare. Lui che solitamente se ne strafotte altamente del fair play e di vincere meritando, e che ancora assume che il suo idolo Maradona contro l’Inghilterra segnò di testa..
Il colpo di grazia, in quella Pasqua di passione, gli era stato inferto alle spalle dalla moglie, nel mentre lui era già a terra immerso in una pozza di dolore, con sangue azzurro che gli zampillava dal cuore.
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martedì 19 aprile 2011
Non finisce qui... di Gianni Puca
ENNESIMO CAPOLAVORO CHE NON POSSO FARE A MENO DI RIPORTARE QUI.
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IL CIUCCIO CHE VOLA
Non finisce qui...di Gianni Puca, pubblicato su www.pensieroazzurro.com
Tonino, di mestiere, fa il tifoso del Napoli. E’ disoccupato dalla nascita. I genitori, entrambi in possesso di una discreta pensione, gli passano ancora la paghetta ogni settimana, sebbene compia quarant’anni oggi. La sua stanza, interamente tinteggiata di azzurro, è tappezzata dai poster di Maradona, Careca, Giordano, e di tanti altri campioni azzurri. C’è solo un immagine apparentemente non a tema, un poster di Eva Erzigova, nuda. Ma un motivo c’è: lei ha gli occhi azzurri!
Tonino ha vissuto i momenti più felici dei suoi primi quarant’anni nell’era Maradona. In quei fantastici sette anni, la sua settimana tipo, a differenza di quella della gente normale, iniziava di domenica e aveva un andamento strettamente connesso al risultato del Napoli. Se il Napoli vinceva trascorreva la domenica sera davanti alla televisione a guardare tutte le trasmissioni sportive, da quelle nazionali a quelle locali, riempiendo gli spazi vuoti a studiare le pagine del televideo della prossima avversaria. Cosa che aveva fatto pure questa settimana, leggendo quotidianamente il bollettino medico riguardante Sanchez e Di Natale. Il lunedì mattina era tradizionalmente rivolto alla lettura: corriere dello sport e pagina sportiva del Mattino, mentre il pomeriggio era dedicato al lancio di tricchitracchi usati e fialette puzzolenti in tutti gli esercizi commerciali dei napoletani di fede diversamente azzurra. Il martedì allenamento. No, lui non ha mai praticato sport in prima persona, ma viveva ogni partita del Napoli, che fosse Real Madrid – Napoli o Napoli – Cittadella come fosse la partita della vita. Nei sette anni magici, al Centro Paradiso ha collezionato più presenze del suo Idolo. Il calendario settimanale prevedeva studio della tattica il mercoledì, macumbe sul centravanti avversario il giovedì, ritiro spirituale il venerdì, e il sabato dal barbiere. Trascorreva giornate intere dal barbiere, ma senza mai farsi la barba e senza mai tagliarsi i capelli. E’ un fatto notorio che i massimi esperti di calcio si incontrano dal barbiere, e lui ascoltava ogni sabato i vari opinionisti, ex calciatori di quarta categoria, padri di nuove promesse del calcio mondiale.
Quando il Napoli perdeva, o anche pareggiava, entrava letteralmente in coma e si risvegliava solo il giorno della vittoria successiva.
Il periodo iniziato con Agostini e Imbriani, passando per la coppia Naldi – Corbelli, fino al fallimento del Napoli, che lui faceva coincidere con quello della sua vita, si può sintetizzare in un’unica interminabile e irripetibile bestemmia.
Poi arrivò De Laurentiis. E arrivarono anche Lavezzi, Hamsik, dopo qualche anno Cavani. Dopo anni di mortificazioni e di delusioni, Tonino aveva ritrovato il sorriso e aveva cominciato a covare un sogno. E lui era assolutamente certo che quest’anno sarebbe stato quello buono. Non poteva dire buono per cosa, ma di sicuro era l’anno buono. Dall’inizio del campionato, aveva iniziato a dipingere la facciata di casa sua. Poche pennellate al giorno. Il colore è inutile che ve lo precisi, non sarebbe potuto essere un colore diverso da quello della sua fede. I lavori erano terminati nella settimana in cui il Milan ha pareggiato in casa col Bari e perso a Palermo. E sembrava un segno del Destino. Il pomeriggio in cui il Napoli, vincendo a Parma, aveva momentaneamente agganciato il Milan in vetta in attesa del posticipo, aveva giurato che se succedeva il Fatto avrebbe tinteggiato di azzurro tutta Piazza Plebiscito. Palazzo Reale, la Chiesa di San Francesco di Paola e il colonnato dorico sarebbero diventate interamente azzurre. Al posto delle statue di Carlo di Borbone e di Ferdinando I, avrebbe messo quelle di Cavani, Lavezzi e Hamsik, assolutamente certo che neppure il Canova si sarebbe offeso.
Per la prima volta in vita sua, si era anche innamorato. Era capitato, manco a farlo apposta, all’inizio del campionato, e sempre manco a farlo apposta, di una ragazza con gli occhi azzurri.
Pensava che troppa felicità sarebbe stata insostenibile dal suo cuore poco avvezzo a tali tipi di emozioni. Ma il Napoli vinceva quasi tutte le partite, spesso all’ultimo minuto, e lui era sempre più innamorato, di Cavani, Lavezzi, Hamsik e di Lei, che era una delle quattro cose azzurre più belle del Creato, a pari merito con il mare, il cielo e la maglia del Napoli.
Quando chiudeva gli occhi, anche il buio gli sembrava ormai azzurro, come i sogni, come i suoi pensieri. Quando li riapriva si perdeva negli occhi di Lei, nelle finte di Lavezzi, nei goal di Cavani, negli assist di Hamsik. La sua era ormai una particolare forma di daltonismo, che gli faceva vedere tutto il mondo azzurro.
Il giorno prima di Napoli – Udinese, dopo aver letto che Sanchez e Di Natale avrebbero disertato quella che era la partita che più gli faceva paura, aveva avuto la matematica certezza che Dio fosse tifoso del Napoli. I colori delle quattro cose più belle del Creato lo confermavano. E così, nottetempo, dopo aver assistito al definitivo tracollo dell’Inter, che lo spaventava più del Milan, aveva cominciato a dipingere il colonnato d’azzurro.
La mattina dopo aveva chiamato un architetto perché voleva cominciare a progettare un futuro insieme a Lei. Aveva trovato addirittura un lavoro. Era stato appena assunto da una ditta che vendeva caffè borghetti all’interno dello stadio San Paolo. Il sogno della sua vita. Aveva presentato l’architetto a Lei, e aveva dato loro carta bianca. In paese lui era considerato uno degli architetti più in gamba, anche se era juventino.
La domenica l’aveva trascorsa interamente a domare il cavallo dei suoi pantaloni, che - imbizzarritosi a seguito delle troppe imprudenti dichiarazioni dei tuttologi – aveva cominciato a grattarsi da solo. I sapientoni, che avevano sempre detto che il ciuccio aveva la coperta troppo corta per poter sognare, ora pensavano che senza i due attaccanti titolari l’Udinese avrebbe perso certamente. I giornali settentrionali avevano addirittura messo in dubbio il leale svolgimento della gara, considerato anche che il giocatore più rappresentativo dei friulani pare sia stato già acquistato dal Napoli e l’unica punta è ancora di proprietà del Napoli.
Tonino, sebbene si fosse precipitato al botteghino, il primo giorno in cui erano stati messi in vendita i biglietti, non era riuscito a trovare manco un tagliando di curva inferiore. Così era stato costretto a seguire la partita da casa, rinchiuso come un leone in gabbia. Per tutto il primo tempo aveva passeggiato nervosamente sul divano. Poi, in un imprecisato minuto del secondo tempo, era rimasto immobile, sempre in piedi sul divano, a fissare un’immagine di quelle che mai avrebbe voluto vedere nella sua vita.
Gokhan Inler, è un validissimo centrocampista accostato al Napoli sin da quando era in fasce. Pare che addirittura Ferlaino lo avesse visionato durante una partitella ai tempi delle elementari e lo aveva opzionato, offrendo in cambio al preside grembiulini nuovi per tutta la scuola. Poi, per una serie imperscrutabile di disegni molto poco divini, l’acquisto era stato postergato di anno in anno. La mancata esultanza del mediano che da solo ha demolito il centrocampo azzurro, è forse la prova che l’acquisto è ormai cosa fatta. Ma l’immagine di quel pallone incastonato tra l’incrocio dei pali e i sogni di settantamila spettatori, più quelli di altri seimilioni di malati che non avevano trovato posto sugli spalti, fa fermare il cuore di Tonino.
La speranza, si sa, è sempre la penultima a morire, ma quando sul cross di Armero, German Denis stoppa il pallone di petto, una serie di immagini catastrofiche si susseguono nella mente dei napoletani. Tutti, e sottolineo tutti, pensano ancor prima che l’argentino scocchi il tiro ad Altafini. Anche quelli che a quell’epoca manco erano nati. Tutti. E sottolineo tutti, capiscono perché Sanchez e Di Natale si sono infortunati contemporaneamente, per la prima volta, proprio in quella settimana. Quando il Tanque - che ha ispirato la creazione di centinaia di nuovi tipi di bestemmie ai tifosi partenopei nei suoi anni di permanenza all’ombra del Vesuvio - ha calciato al volo quel pallone piovuto dalla sinistra, tutti, e sottolineo tutti, hanno pensato che quel pallone non sarebbe finito lì dove finivano il 97,8% dei palloni che l’argentino riceveva solo davanti al portiere quando indossava la maglia azzurra. No, tutti, ottimisti e pessimisti, sapevamo ancor prima che il novello core ‘ngrato colpisse il pallone al volo di destro (dopo aver provato ad impallinarci nel primo tempo di sinistro) che quel pallone avrebbe perforato il cuore di sei milioni di malati, causandone la morte sportiva.
Nello stesso preciso istante che il pallone gonfiava la rete, sul cellulare di Tonino arrivava un sms. Ma non era un messaggio di sfottò del solito stronzo milanista, no. Era molto peggio. Era il messaggio con cui Lei gli chiedeva scusa perché quella domenica aveva scoperto di essersi innamorata dell’architetto e che sarebbero andati a vivere a Firenze. Con uno juventino! Quella doppia tragedia, era ciò che di più terribile potesse capitare ad un napoletano.
Tonino era rimasto impietrito come gli abitanti di Pompei durante l’ultima eruzione del Vesuvio. Il Milan era ormai a sei punti e Lei era in treno in viaggio verso Firenze. Con uno juventino!
Lui, però, seppur morto, pensava che però se il Milan domenica perdesse a Brescia…e se Lei scoprisse che l’architetto, in realtà, è gay… Cazzo, il 97,3% degli architetti sono gay… perché proprio lui…invece…?
Tonino osserva il pubblico napoletano che, sportivamente, si alza in piedi ed applaude la squadra, che – comunque vada il campionato – ha regalato delle emozioni fantastiche ai propri tifosi. Lui vorrebbe alzarsi in piedi, anche se già è in piedi, ed applaudire anche Lei, che comunque, in quei mesi, gli aveva regalato le emozioni più magiche della storia delle emozioni da quando l’uomo ha inventato le emozioni. Per la prima volta lui aveva assaporato la felicità. Aveva pensato che il suo cuore era troppo debole per poter metabolizzare contemporaneamente quelle due Gioie così grandi. Ora pensava che era troppo debole per sopportare quelle due delusioni così grandi.
Ma pensava che, in entrambi i casi, era stato meraviglioso finché era durato, e pensava che però le favole finiscono solo quando uno smette di crederci. Soprattutto quelle azzurre…
E lui chiude gli occhi e continua a vedere tutto azzurro e, con l’ultimo filo di voce, grida in falsetto: “Non è ancora finita…”
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lunedì 4 aprile 2011
IL CIUCCIO CHE VOLA Napoli-Germania 4-3 di Gianni Puca
IL CIUCCIO CHE VOLA
Napoli-Germania 4-3
di Gianni Puca, pubblicato da www.pensieroazzurro.com
Che tra i settantamila malati presenti oggi al San Paolo, almeno a tredicimila siano saltati i by-pass non c’è nulla di strano, ma che al sottoscritto – durante questi novantaquattro minuti al cardiopalma - ne siano saltati sette, nonostante non avesse mai avuto interventi al cuore, è alquanto singolare.
Altro che accesso interdetto agli avversari non muniti di tessera del tifoso, da oggi in poi occorre richiedere all’ingresso del San Paolo la cartella clinica dei tifosi partenopei. Che a Napoli sia successo quello che è successo all’epoca di Maradona, è qualcosa di assolutamente meraviglioso, ma nessuno può dire che non se lo aspettava, e quindi in pochi sono stati stroncati da emozioni imprevedibili. Ma se quest’anno succede quello che nessuno pensa che possa succedere, a parte me che sono un irrealista estremista convinto, la popolazione partenopea si ridurrà di circa il 97%. Un buon 80% è costituito dai malati che non reggeranno all’emozione, e che dallo stadio San Paolo dovranno essere trasferiti d’urgenza nell’omonima e vicina clinica, e la restante parte schiatteranno d’invidia. Tutti gli juventini, interisti e milanisti che sono nati e cresciuti a Napoli, ma che hanno inspiegabilmente una fede diversamente azzurra smetteranno di soffrire e si spegneranno contemporaneamente al noventasettesimo minuto dell’ultima giornata, ciascuno con una diversa espressione di sofferenza sul volto.
La goduria più grande di questa giornata, tuttavia, non è stata quella immediatamente successiva ai quattro goal con i quali abbiamo demolito il muro eretto dall’ottimo Reja, ma assistere alla mia trasmissione Mediaset preferita, senza volume. L’ho vista dal primo all’ultimo minuto senza dare loro la possibilità di parlare. Io lo posso intuire cosa avranno detto, ma come direbbero i laziali “non me ne può frega’ de meno”. La televisione è bella anche, anzi forse solo, per quello. Faccio parlare chi mi pare, e di quei signori oggi desideravo solo gustarmi le facce sofferenti. Il tiro di Brocchi era certamente entrato, lo ha visto pure Stevie Wonder, ma vi pare che una favola del genere poteva finire con un goal di un ortaggio? A quei signori vorrei dire solo che Signori si nasce, e Totò Aronica, Signore lo nacque. Trenta secondi dopo la giusta ingiustizia perpetrata da Banti, che in passato è stato tutto tranne che un arbitro pro - Napoli, il Signor Aronica ha spinto il pallone nella propria porta pur sapendo che quella era la propria porta, e tra l’altro, con il sinistro. Avesse “segnato” di destro, si sarebbe potuto malignare che quello era l’ennesimo errore del terzino siciliano, che oltre a far danni con le mani, li fa pure con i piedi, e invece no. Dando per scontato che Aronica abbia un piede buono, quell’autorete è stata realizzata proprio con il piede buono. E sfido chiunque a provare che non lo abbia fatto apposta per non sentire nelle orecchie per un’altra settimana chi vorrebbe addirittura dire che gli arbitri ora soffrano di una sud-itanza psicologica anziché dell’atavica norditanza.
E, al di là, delle scontate analogie tra la semifinale mondiale tra Italia e Germania, conclusasi con identico risultato nel 1970, e costellata da emozioni parimenti esaltanti, chi non ha rivisto Gerd Muller, nell’azione del secondo goal tedesco, nel guizzo di Totò Aronica? E la respinta di De Sanctis non vi ha riportato alla mente quella di Albertosi?
E poi voi ve lo ricordate il difensore tedesco Schnellinger che aveva giocato migliaia di partite nel Milan senza mai realizzare un goal e che segnò il goal dell’1-1 contro l’Italia in quell’epica partita? Quanti goal più del tedescone aveva messo a segno prima di oggi il difensore della Lazio Dias? Che Dio lo abbia in gloria!
Per onestà, dobbiamo ammettere che manco il nostro difensore Dossena aveva segnato molto più di Burgnich prima di oggi, ma la circostanza che legittima questa stra-epica vittoria è che il Signor Edinson Cavani oggi sembrava posseduto dagli spiriti di Boninsegna, Gigi Riva e Gianni Rivera! L’uruguaiano sembrava uno di quei prodotti acquistati con le offerte tre per uno. E il Napoli, al prezzo di una Quaglia, ha comprato da Mandi, Roberto Boninsegna, Gigi Riva e Gianni Rivera, tutti in un unico prodotto.
Il ricordo della partita di oggi è assai confuso nella mia mente. Ricordo solo un maledetto semaforo finto posto un chilometro prima del ristorante dove avevamo prenotato io e un gruppo di amici per andare a vedere la partita, che ha proiettato luce rossa per quarantasette minuti, fin quando non mi sono rotto le scatole ed ho proseguito di corsa, giungendo qualche minuto dopo il fischio di inizio. E ditemi che questo non era un presagio di ciò che poi sarebbe accaduto in campo…
Ricordo che dopo il goal di Mauri avrei voluto commettere quasi tutti i peccati mortali. Ricordo che dopo il goal di Schnellinger ho bevuto un bicchiere di vino bianco per annegare il dolore nell’alcool.
Ricordo che nell’ultimo momento di lucidità sono corso da Angie, un’amica che avevo visto la sera prima indossare un ciondolo con un grosso corno. E ricordo che in quel ristorante c’era un gruppo di gobbi che portavano più sfiga di Agostinelli che faceva il commento tecnico in televisione, sebbene i gobbi portino notoriamente bene. Non quelli bianconeri, però.
Ricordo di aver inviato un sms ad un mio amico editore televisivo, noto nemico di Dossena, scrivendogli: “Ora segna Dossena”. E ricordo subito dopo che Burgnich e Dossena si sono catapultati su un pallone vagante in area e di testa mi hanno fatto risvegliare da uno stato di coma vigile, che secondo alcuni dei medici in sala si trattava invece di una morte molto poco apparente.
Ricordo che in un imprecisato minuto Cavani, sempre Lui, scaraventava il goal del pareggio nella porta del nano malefico, tirando fuori dal mio basso ventre un epiteto che giuro non ho capito manco io e che non sarei in grado di ripetere mai nella vita con una tale espressività che ha sconvolto un gruppo di ragazzine tedesche che si ubriacavano al tavolo accanto, sebbene manco loro avessero capito cosa diavolo avessi detto.
Ricordo che avrei voluto uccidere Salvatore Aronica, dopo il goal del 2-3, così come probabilmente milioni di italiani (compreso me se fossi nato tre anni prima) avrebbero voluto uccidere Gerd Muller in quella storica semifinale.
Ricordo che quando l’arbitro ha concesso il rigore al Napoli, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato un articolo che avevo letto per caso la mattina, con una dichiarazione di Grande Puffo che diceva al connazionale Cavani che se avesse avuto un calcio di rigore a favore, lo avrebbe parato sicuramente. Ricordo che durante i minuti di inutili e ingiustificate proteste dei laziali ho cercato il corno in tutte le tasche, ingoiandolo subito dopo la trasformazione del matador. Me lo ero appeso al collo! Dicono che il corno porti ancora più fortuna quando viene ingoiato, e infatti, nel mentre era incastra nel mio intestino, ecco la spizzata di Lucarelli per Mascara, che sempre di testa fa la sponda per Cavani, che ha ormai registrato alla SIAE il goal che segnò domenica scorsa al Cagliari e ne mette a segno uno identico, facendo scoppiare milioni di cuori e migliaia di by-pass.
Dopo quel goal ricordo solo che ho bevuto un bicchiere di vino rosso e che sono completamente astemio. E ora non so dove mi trovo. So solo che mi trovo a due punti sull’Inter, che ho una trentina di punti su Juve e Roma, che la Lazio e l’Udinese hanno perso, e che il Diavolo si dovrà vendere l’anima a qualche Collega per vincere questo campionato.
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sabato 26 febbraio 2011
sabato 19 febbraio 2011
La grandezza di un popolo si vede dalla fantasia....
Se soltanto provassimo ad applicarla nella vita di tutti i giorni, non solo per sopravvivere ma per creare ricchezza...potremmo dire di essere nuovamente protagonisti ed artefici del nostro futuro...
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Etichette: Varie ed eventuali
perdete ogni speranza (by Zebantide)
perdete ogni speranza, voi ch'entrate
sul verde del S.Paolo, e guardate
che v'ho trattato bene, perche' oggi
ve ne tornate a casa mogi mogi.
Il Napoli che oggi troverete
andra' tre o quattro volte almeno a rete
perche' abbiamo fame di vittorie
percio' posate i punti e poche storie.
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Etichette: Napoli-Catania
sabato 12 febbraio 2011
Roma (by Riccardo)
Je 'e città 'e sent' c'o nas'.
Rom' addor' 'e latt' e cafè,
'e femmen' ca s' stann' sfacenn'
e 'a ggent' t' guard' c'u l'uocchie
'e chi ha fatt' 'a poc' nu rutt'.
Napul' addor' 'e cafè
e 'a ggent' t' guard' cu l'uocchie
'e chi ha canusciut' 'o bben'
e nun vò perder' 'a sp'ranz'.
Nuie simm' can' vattut',
simm' lup' ch'e pos' d'a famm'
e oggi 'o pullicion'
t'addà annuzzà 'ncann'!
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Etichette: Roma-Napoli
lunedì 31 gennaio 2011
N'do coglio coglio....(by Zeb)
Diceva Eduardo in commedia
parlando seriamente a una persona
che nei suoi confronti era handicappata
se pur la sua ragione fosse buona
dal fatto che gli era assai antipatico:
lo stesso penso io per il Verona!
Lo so, non e' la squadra sprofondata
per la seccia che a Napoli funziona
nelle fogne d'Italica pedata
ma il nome nella mente mia risuona
e tutto cio' che voglio e' una paliata
per l'Hellas per il Chievo e per Verona.
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sabato 22 gennaio 2011
giovedì 13 gennaio 2011
domenica 2 gennaio 2011
BUON 2011
Voglio augurare un anno di serenita' a tutti gli amici del blog, particolarmente a Giuliano e Riccardo, complici originari di questo circoletto goliardico di tifosi azzurri, ma soprattutto voglio fare gli auguri alla mia citta', che possa trovare nella volonta' di riscatto dei suoi cittadini migliori la forza per risollevarsi dalla melma dove l'hanno spinta decenni di malgoverno.
FORZA NAPOLI!!
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zebantide
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