Ecco la compilation.....
sabato 4 ottobre 2008
Ancora quelli del salumiere...ahahahah!
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Qwerty61
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venerdì 3 ottobre 2008
O'rrevuoto (by Mimmop)
Cantaime dinte 'e canzone "scurdammece o'passato"
e allora tanta gente se n'hanno apprufittato,
o'ciucciariello è bravo o'ciucciariello è bello
e c'hanna fatte fesse ballanne a'tarantella.
Ma a' quanne ce sta Aurelio a'musica e' cagnata,
mò è a' voce do cannone ca' canta a' seranata.
O'posto da chitarra purtamme nu'libbotto
nui c'amme sfastriate mò scoppie o' quarantotto.
Nun ci sfuttite cchiù ca a'pizza e a'sfugliatella,
vulimme l'Europa e facimme o'burdello
chi ha date, ha date troppo e chi ha avuto, troppo ha avuto
dummeneca vincimmo e succede o'rrevuoto.
Nessun dubbio, nessuna paura. Amma vencere!!!! CARICAAAAAAAAAAAAAAA
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Cu Reja, Cu Reja (by Mimmop)
Cu Reja Cu Reja
ma comme se pareia
facimme l'impresa
chiurennece a'difesa
Nu tiro dinte a' porta
pò c'affidamme a' ciorta
nuie senza iucà
stamme già in UEF...A !!!
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Dedicata o'pessimista (by Mimmop)
Questa CARICA di Mimmo è un capolavoro che ripropongo !!!
Dedicata o'pessimista
O'pessimista è nu vestito 'e lutto,
ca' faccia appesa è scuro comm' a'notte.
O'pessimista è peggio 'e na cambiale
nun sta cuntento manco quanne è Natale.
O'pessimista s'atteggia a' prufessore
ca s'è convinto c'oggie è peggio d'aiere
Nun sape dicere doie parole 'e cunforto
si si ferito già pensa ca si muorto.
E' pessimisti ce stanno pure a' Napule
so chiuse 'e cape comme fossero vongole
si a' squadra vence so 'e primme a festeggià
ma aspettano a scunfitta pecchè vonne sparlà.
A chisti pessimisti le dedico a' poesia
le manno n'ammasciata ca n'è sultanto a mia:
o' Napule è na fede ca mai nun s'abbandona
si nun l'ate capito, tifate pò Verona!!!
NON MOLLEREMO MAI, NA NA NA
NON MOLLEREMO MAI, NA NA NA NA NA
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Forza Napoli
E' da un pò che non scrivo. Sono uno che preferisce guardare da lontano quando le cose vanno bene ed esserci invece nei momenti tristi. Non è successo niente. Ero nei distinti per Napoli-Cittadella. Sarò nei distinti finchè morte non ci separi. Forza Napoli, sopratutto adesso.
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mercoledì 1 ottobre 2008
primm ra' partit (by Luca Esposito)
In ricordo di un amico che speriamo si rifaccia vivo....Ciao Luca !
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primm ra' partit
arap l'uocchie e già c' piens
l'or pass'n e a tension sal.
fai semp e stessi gest tutt e vot,
tu ric ca nun è o'ver, ma nun s sap maje.
a sciarp a tien man,
pò ta miett attuorn o' cuoll.
l'abbonament rint a sacc,
cu stampat, nu sorris cà t' regn a facc.
arriv for o stadie e vir tutt blu
accumenc nata dummen'c,
ammor mì, arò c' stai sol tu.
fai a fil p' trasì, prepar o document,
saglie a ramp e chelli scal,
o respir ca s'allent ,
vir o verd e chillù camp cu na gioia ca t'assal.
o mument s'avvicin, a gent sta aumntann.
s'aiz o primm cor,
alluccann ca si tu
o ver ammor.
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sabato 27 settembre 2008
riprendo
Riprendo lo scambio con Gennaro e posto questo articolo da la Repubblica.
La miseria. La guerra di camorra. Gli immigrati "che rubano il lavoro"
Gli italiani tra Napoli e Caserta si sentono assediati, e scappano: 120.000 "i pendolari della fame"
2008, fuga dalla Campania
Ma lo Stato fa finta di nulla
dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTI
Immigrati che vivono in uno stabile fatiscente a Napoli
Venti euro al giorno, in nero. Meno degli immigrati africani, o dell'Est, che cuciono pellami e stoffe nei capannoni abusivi di Casal di Principe. Se non c'è lavoro, niente. "Salire" però è un lusso. Chi "va via", chi "lavora su", acquista il diritto di credere in un imprevisto. "Il sottoproletariato marginale - dice Giovanni Laino, dell'Associazione Quartieri spagnoli di Napoli - è ormai un destino collettivo. Non ci sono più casi di riscatto: la povertà è diventata patrimonio ed eredità tra generazioni". Il fallimento della politica, locale e nazionale, è questa esplosiva paralisi sociale.
Impensabile, per i nuovi emigranti italiani, pagare un affitto, o spostare la famiglia. Mangiano e dormono nei furgoni. Una settimana di fatica e una giornata di sonno, l'unica a casa, prima di tornare al casello. Gli altri, migliaia, fuggono dalla miseria in treno. I vagoni della notte, senza cuccetta, finiscono di riempirsi a Napoli. I giovani, carichi di valige di plastica e di neonati, raggiungono parenti a Bologna, Padova, o Milano. Oltre i quarant'anni invece sono pendolari. Camerieri, braccianti, autisti, operai, soldati: dall'alba alla notte fino a Roma, Firenze, Bologna, nelle Marche.
Il Meridione, per sopravvivere, dopo mezzo secolo si rimette in marcia. Il "rinascimento campano" è finito. In un anno, dal Sud al Nord, sono emigrati in 120 mila. Cinquantamila solo dalla Campania, più 65 mila emigrati pendolari e 26 mila finiti all'estero. Napoli nel 2007 ha perso il 14 per cento degli abitanti. Nel resto del Paese pochi se ne accorgono. Nessuno ne parla. Ma la massa impressionante dei poveri, in maggioranza invisibili alle statistiche, cresce e fa paura. "Più dei rifiuti - dice il sociologo Giovanni Sgritta - più dei tifosi violenti, dei rom o degli immigrati".
Chi resta non ha alternative. Concetta, a Giugliano, alleva sei figli in una stanza di dodici metri quadrati, senza pavimento e priva di intonaco. Ha ventidue anni ed è riuscita a finire le elementari. Quando tutti sono a letto, per qualche ora, fa entrare chi la paga. Antonio, in giugno, ha perduto la pizzeria di Mondragone. Strozzato dal mutuo, non ha pagato le rate all'usuraio cui lo ha indirizzato la sua banca. "Era un amico - dice - per punirmi mi ha fatto violentare la moglie, di cinquant'anni".
È in questo deserto che lo Stato consegna la Campania al "Sistema". La camorra si nutre di vuoto. Ad Acerra, per dare una lezione ai bambini che non volevano diventare "pali", in una notte ha fatto segare panchine, alberi e lampioni. A Benevento ferma i vecchi che rubano scatolette al supermercato. O pagano la metà, o il cibo viene sequestrato. "Ormai - dice Gaetano Romano, direttore della Caritas campana - solo la criminalità ha soldi da investire e lavoro da offrire. La regione si trasforma in una holding camorristica. Migliaia di genitori, in questi giorni, hanno potuto comprare i libri di scuola grazie agli spacciatori. Per la prima volta la stanchezza dei poveri, la rabbia degli immigrati e la concentrazione dei criminali, generano una spinta inarginabile. Così, Napoli e la Campania, precipitano nell'abisso del razzismo".
Non è, purtroppo, un'emergenza. Lo è però la novità generata: i poveri del Sud, in crescita vertiginosa, in Italia non sono più un argomento pubblico e nessuno si muove davanti allo scoppio della loro disperazione. Decenni di allarmi, ingigantiti per battere cassa: e ora che la marea sale davvero, marcita nel razzismo, nessuno che ci badi. "I poveri sono anonimi e faticosi - dice padre Antonio Valletti nel centro Hurtado di Scampia - e ci fanno vergognare. Per il Paese non sono più una voce di spesa. Riconoscerli imporrebbe un intervento. Alla pubblicità, signora dell'opinione pubblica, non piacciono: in tivù, non esistono. Così la politica non ha interesse ad allargare lo spazio dei loro diritti. Dobbiamo prendere atto che siamo l'Africa dell'Europa: con più violenza e meno dignità".
I numeri confermano. La Campania è ormai la regione europea con la concentrazione più alta di famiglie povere, di disoccupati, di donne che non lavorano e di minorenni in miseria. Poco meno di 2 milioni in regione, 240 mila solo a Napoli. Quasi uno su tre non ha il necessario per sopravvivere. Due su dieci non mangiano più di tre volte alla settimana. Otto su dieci non possono pagare l'affitto. I disoccupati sfiorano il 40 per cento. Tra chi lavora, due su dieci guadagna meno di mille euro al mese, uno su dieci meno di 500. Oltre la metà dei residenti accumula almeno 200 euro di debiti al mese. Il pil pro capite è di 16 mila euro all'anno, contro i 33 mila della Lombardia. Un contratto su due è a termine. La dispersione scolastica è del 45 per cento.
Tra le 80 regioni europee più arretrate, occupa la posizione numero 68. I poveri, nel Meridione, sono ormai poco meno di 6 milioni. "L'agghiacciante verità taciuta - dice Luigi Tamburro, presidente del banco alimentare di Caserta, il più grande d'Italia - è che migliaia di persone e di bambini ormai fanno la fame. La società della competitività, fondata sul consumo, ha esaurito il proprio serbatoio di umanità. Siamo soli davanti ad una tragedia italiana di cui si ignora la pericolosità". Centinaia di dibattiti, politici, storici e letterari: retorica sulla "questione meridionale", nessun aiuto concreto. L'Italia, con la Grecia, è l'unica nazione europea a non avere un piano di lotta contro la povertà. L'unica ad aver cancellato ogni sostegno.
Finiti i soldi anche per l'assegno, 350 euro al mese, della Regione Campania. Il rapporto annuale della Commissione contro l'esclusione sociale, è ignorato.
Il nuovo governo non l'ha mai nemmeno riunita. Per questo nel giorno di San Gennaro, patrono di Napoli, la mensa di piazza del Carmine scoppia. In fila, tra anziani e immigrati, anche genitori e figli. Parlano della strage degli africani, nella notte, a Castelvolturno. Condannano la rivolta degli immigrati contro gli omicidi. "Questa volta - dice Gaetano, disoccupato con due bambine in braccio - i Casalesi hanno fatto bene. I negri andavano puniti: rubano i lavori e noi finiamo a mangiare dai preti".
Una guerra nuova: non solo tra i poveri, ma tra questi e la criminalità che, sconfitto lo Stato, deve difendersi dalla rivolta dei propri sicari, o di nuovi concorrenti. "La Campania - dice Alex Zanotelli, missionario alla Sanità - non è più un serbatoio significativo di schiavi per il Nord. Il Paese ha scelto: musulmani e neri, per pagare ancora meno la mano d'opera clandestina e ammorbidire l'islam. Lo scontro esplode qui: italiani poveri contro stranieri poveri. Vincono i secondi, perché la Campania ormai è la piattaforma logistica per le scorie non smaltibili dell'Europa. Solo un africano accetta di vivere in una discarica e riconosce l'affare spietato tra politica e criminalità, il patto massone per la "somalizzazione" del Sud. Lo Stato ci mette terra, uomini e miseria, la camorra soldi e controllo. Non si capisce che siamo prossimi all'esplosione. Chi può scappa: nelle strade si agita una massa di disperati che non ha più nulla da perdere".
Dopo trent'anni di rifiuti tossici che hanno distrutto l'agricoltura, qui si aspettavano i soldati per bonificare i terreni. Invece i militari arrivano per presidiare nuove discariche e nuovi inceneritori. "L'immagine-simbolo - dice Maurizio Braucci, tra gli sceneggiatori di "Gomorra" - è quella di Ponticelli. Una folla di poveri, stracciati e sporchi, nascosti dietro montagne di immondizia, che prende a sassate famiglie di zingari in fuga. È il simbolo della Campania, ma pure del Paese che ha scelto la militarizzazione sociale. Indifferenti all'evidenza dello scandalo: perché i mediatori della miseria vivono di paura, perché chi ha voce e potere appartiene al sistema che trasforma l'emergenza cronica in povertà".
Eppure l'Italia in recessione, che nega o minimizza, con questa miseria che straripa deve fare i conti. L'abisso non è più costruito di casi estremi, ma di normalità. Lucia, a Sant'Angelo dei Lombardi, ritira ogni mese una pensione di 580 euro. Ne spende 360 d'affitto e 100 per aiutare il figlio disoccupato. "Per cibo, bollette, medicine e vestiti - dice - mi restano 4 euro al giorno". Ad Aversa decine di bambini vanno a scuola lunedì, mercoledì e venerdì. Martedì, giovedì e sabato lavorano per la criminalità: 50 euro al giorno, per pagarsi vitto e alloggio in famiglia.
"Il Paese - dice don Luigi Merola, ex parroco a Forcella, costretto a lasciare per le minacce di morte e oggi sotto scorta - alla povertà si è arreso. Taglia i fondi all'istruzione, finge che l'occupazione sia una questione del mercato, condanna i poveri alla delinquenza. L'accelerazione della deriva di Campania e Meridione nella miseria, sotto gli occhi di tutti, è spaventosa. Se non diventa il problema centrale del Paese, il federalismo si tradurrà in una scissione nordista di fatto. L'unico esercito che al Sud faceva paura era quello degli insegnanti: toglierli significa ammettere di mirare al consenso attraverso il controllo della camorra".
La gente, resa apatica da una storia di prepotenze e umiliazioni, è scossa da una paura nuova. "Anche la solidarietà - dice la sociologa Enrica Morlicchio - è allo stremo. Città e paesi sono in mano agli usurai, che riciclano denaro sporco ricattando i poveri. Le case della Campania sono depositi di armi e droga: unica fonte di sostentamento anche per le famiglie oneste".
Nei salotti ci si consola ricordando la miseria del dopoguerra. Ma lo spettro ormai ha un profilo preciso: "l'assalto ai forni", la rivolta dei poveri contro lo Stato assente che li ignora. "Il governo - dice Antonio Mattone della comunità di Sant'Egidio - non lotta più contro la povertà, ma contro i poveri. La violenza di quest'anno a Napoli, contro le discariche, contro i rom e contro gli immigrati, è stata premiata. La lezione è semplice: se è filmata dalle tivù, in base alle opportunità elettorali, la violenza della piazza decide. Un cortocircuito civile che in Campania può travolgere tutti. I poveri ormai sono la maggioranza, non rispondono più a nessuno, cominciano a unirsi. Il Sud in miseria, fondato su emigranti, immigrati e criminali, sta spazzando via la politica ostaggio della finanza: l'Italia rischia di smarrire la fiducia non nella ripresa, ma nella democrazia".
Come Marina. Da trent'anni vive in un sottoscala a Villa Literno grazie ai 600 euro concessi alla figlia colpita da un'encefalite. È mezzogiorno e il figlio più grande, disoccupato, dorme davanti al focolare spento. L'altra figlia, separata, oggi non ha cibo per i tre bambini. Questa notte l'hanno presa mentre stava per tuffarsi dal balcone nel vicolo. "Se l'assisto - dice - non posso lavorare. Se lavoro, perdo il diritto al suo assegno".
Una frattura storica, la rottura del vincolo tra miserabile, favore e potere. Migliaia di fantasmi, in Campania, si chiedono cosa significhi, se ancora abbia una valore, essere liberi. "La scure che sta tagliando il Paese - dice Marco Rossi Doria, maestro di strada - è la fine dell'interesse della politica per chi ha bisogno di giustizia. La vigliaccheria dell'italietta, la rimozione collettiva della povertà, consente alle istituzioni di confrontarsi esclusivamente con l'economia. I tagli alla scuola, che ricacciano i bambini del Sud nelle strade, sono il simbolo di una condanna definitiva alle mafie. Questo accanimento particolare contro i poveri, con l'arma dell'istruzione negata nel nome del rigore, è il via libera pubblico alla criminalità".
Nessuno, in Campania, invoca il fallito assistenzialismo clientelare del passato. In una terra divisa tra fuga e guerra, non ci si vergogna però più di lanciare un "allarme nazionale sui poveri". "Ogni settimana - dice il sociologo Enrico Rebeggiani - se ne vanno centinaia di donne sole. Non era mai accaduto. La regione, come il resto del Sud, si svuota di giovani intraprendenti. La politica è ridotta a reclutamento dei leader prepotenti delle moltiplicate ribellioni possibili: solitamente accade quando i regimi autoritari sono al tramonto".
Per questo, affrontare il cambiamento con l'emergenza che mobilita esercito, polizia e ronde, alimenta la ritirata. "Il Paese - dice Andrea Morniroli della cooperativa Dedalus - deve riconoscere una responsabilità nuova verso i poveri. Sacrificare la Campania e il Meridione alla paranoia della sinistra contro Berlusconi, non legittima solo la corruzione del potere: distrae una coscienza civile e trascina l'Italia dalla povertà regionale alla cultura nazionale dell'arretratezza armata". In via S. Maria Ante Saecula 109, rione Sanità a Napoli la casa grigia di Totò, chiusa e quasi introvabile, è abbandonata. Sembra crollare. Nel "basso" hanno aperto un'officina abusiva. Il Comune aveva promesso al mondo un museo. È stata venduta a un anonimo privato. Un vigile tira un lenzuolo blu, steso ad asciugare dalla casa di fronte. Copre anche la targa, sporca e illeggibile. Forse vuol cancellare chi, anticipando una tragedia, faceva ridere. Ed è stato confuso con un comico.
(27 settembre 2008)
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Riccardo
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venerdì 26 settembre 2008
Vinci (by Mimmop)
Ho ripescato questa bellissima Puesia di Mimmop che gradirete sicuramente rileggere.... Grazie Mimmo !!!!!!!!!
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Vinci,
vinci pa vicchiarella ca sta senza pensione
e aspetta a te a' dummeneca comme si fusse o'sole
ca scenne dinte 'e vascie e appara tutte 'e guaie
comme fosse speranza ca nun furnsce mai.
Vinci,
vinci pe padri ca s'aizane a matina
e vanno a' cercà a'ciorta, vinci per Assuntina
ca fra tre mesi forse già si sposa
ca nun tene fatica e a' notte n'arriposa.
Vinci,
pe chesta gente ch'acchiappa a' vita pe' capille
pe' voce de criature da dinte 'e vicarielle
vinci pe chi trova a' felicità dinte a' nu buco
pe chi nu se vò arrenere e n'cuorpo tene o'fuoco
Vinci,
vinci pe chi mò sta luntano,
o'Messico o in America però è napulitano
vinci pe chi se pente si ha fatto quacche sgarro
e mò 'e criature soie s'è guarda areta 'e sbarre.
Vinci,
pe tutta a'gente ca nun tene cchiù niente
pe chi nun c'ha fà cchiù a sentere o'lamiento
'e na città ricca e disperata
ca almeno a te, se vò sentite aiutata.
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Qwerty61
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mercoledì 17 settembre 2008
Preghierina della sera
Ora propongo di dedicarci all'oggetto della nostra passione sportiva, il grande NAPOLI,
alla vigilia di una partita topica, mettendo temporaneamente da parte un dibattito su un argomento cosi' importante, che Riccardo ha contribuito con la sua arguzia e conoscenza a rendere estremamente interessante.
Per cui vorrei dedicare due strofe propiziatorie al Benfica, a mo' della Cotica.
Una prece pel Benfica
sta' viggilia je aggia fa'
perche' in men che non si dica
chisto s'adda arricetta'.
Mo' gia' penso a Di Maria
ca nu guaio adda passa'
pero'-Padre- cosi sia,
senza troppo esagera'.
Sempe Reyes adda sta bbuono
'a salute c'adda sta
sulamente po' dimane
nun se fira 'e cammena'.
Nuno Gomez trovi pace
e una gran felicita'
ma si 'o vino po ce piace
nuje l'avimme fa 'mbriaca',
cu nu dribbling 'e Lavezzi
na canzone a Marekia'!!
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zebantide
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Dammice da fa!
Il fatto che non ci sia questo senso di appartenenza che Napoli, come ex-capitale, ha mantenuto mentre il resto del regno borbonico sentiva invece gia' come giogo di cui liberarsi, (basta vedere la facilita' con cui Garibaldi con mille ferlocchi invase il regno) non significa che il resto del meridione stia bene. Possiamo certamente dire che e' finito dalla padella nella brace. Ma in ogni caso su queste basi non sara' possibile alcun consenso a una lotta per un ritorno a una situazione pre-unitaria.
Questo pero' non significa che non si possa fare niente, o tutto o niente e' una frase che a Napoli conosciamo bene e che ci serve sempre come scusa per lasciare tutto come sta.
La situazione gia' precaria e' certamente peggiorata da quando il nord fomentato per ragioni politiche nei suoi istinti piu' egoistici ha dato vita e numeri alla lega, che ha spostato, appoggiandosi al centro destra, l'equilibrio geo-politico della nazione.
Bene, davvero questa e' l'occasione per pigliare due piccioni con una fava, cioe' riequilibrare quell'assetto e creare una politica meridionalista, ma non volgendosi indietro, bensi' rivolta in avanti.
Per fare questo la strada e' la stessa che se volessimo fare una rivoluzione.
Si deve creare prima una coscienza civile e la dignita' di volersi liberare, come dici tu, da una condizione di colonialismo, non per farne un'altra, ma per portarci alla pari con l'Italia, o meglio con l'Europa migliore.
Quindi si deve creare una forza politica che spazzi via la vecchia classe dei nostri politici e che possa rappresentare le nostre istanze, combattere con armi pari gli interessi contrari in parlamento, governare localmente senza compromessi con criminalita' e corruzione.
Questa forza politica potra' svilupparsi anche in formazioni antagoniste al potere corrotto gia' in embrione, e sara' un segnale importante che quando si vota, se si vota, non si dia forza a quella parte che ci e' contraria, cioe' il centrodestra, ma sara' da cercare a sinistra fra quelle forze che si diano se non i nostri fini almeno le nostre priorita' morali. Meglio ancora sarebbe avere una forza del tutto nuova che ci sostenga nella nostra lotta, ma questo non e' nemmeno all'orizzonte per cui la ritengo un'ipotesi abbastanza lontana.
Per cui per me le priorita' sono nell'ordine:
Campagna di sensibilizzazione per il risveglio di una coscienza civile per la condizione di sottosviluppo e di sfruttamento da parte del nord.
Voto sempre orientato a sinistra per evitare di dare forza a governi contrari.
Sostegno a formazioni alternative che supportino le nostre istanze.
Creazione di una forza che ci rappresenti e difenda i nostri diritti in sede nazionale.
Cacciata della vecchia classe politica locale che ci ha governato favorendo corruzione sottosviluppo e criminalita', rendendosi complice col nord dello sfruttamento subito.
Attuazione di una politica che favorisca un reale sviluppo delle nostre terre, combattendo seriamente contro la criminalita' e il degrado economico.
Poi se alla fine- quando a Sud avremo una coscienza civile e politica patrimonio di una maggioranza capace di guardare all'interesse generale per primo e poi a quello personale- non ci sara' la possibilita' di imporre per via politica la volonta' nazionale di sollevarci dal degrado in cui ci hanno lasciato, solo allora, consci della nostra forza e uniti nella volonta' comune dalla strada fatta percorreremo la via dell'autonomia. Anche con la forza.
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zebantide
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Se è vero....
Se è vero che tutto il Sud e anche tre province campane non hanno più problemi esistenziali che solo Napoli ha ancora, allora è tutto risolto ed è inutile continuare a discutere. Io ho sentito i ragionamenti degl'Ultras e ho visto lo sguardo dei camorristi e con quelli le parole non servono. Significa che i Napoletani, ebrei senza Libro, diventeranno tutti cittadini del Mondo e loro spoglie fertilizzeranno terre straniere. Quando una Nazione non ha figli disposti a combattere per la sua libertà, allora merita di morire.
Amen
L'unico motivo di consolazione è che miei occhi non contempleranno ancora per molto quest'Orda di schiavi senza Onore.
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Riccardo
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martedì 16 settembre 2008
'A sagliuta!
Tendenzialmente preferisco considerarmi un napoletano cittadino del mondo e di spingere nel mio piccolo verso l'unita' degli uomini difendendo le differenze. Convengo che attualmente viste le nostre condizioni si rimpianga la situazione pre-unitaria, purtroppo pero' la realta' e' un'altra.
Il popolo di cui parli, quella nazione e' morta 150 anni fa e non si ricostituira' mai piu', per evidenti motivi, le differenze fra le regioni meridionali sono incolmabili.
E' rimasta Napoli unica con quella speranza, manco piu' le altre provincie nutrono tali aspirazioni. Anche perche' a parte Caserta si puo' dire che le altre tre provincie stanno facendo passi avanti che Napoli stenta a fare.
Possiamo fare un'enclave tipo Sarajevo al massimo. A parte l'iperbole scherzosa per me si deve cercare di dare sostegno a forze nuove della nostra societa' anziche' abbandonarsi al qualunquismo o a utopistiche e irrealizzibili visioni.
Cerchiamo di favorire un'idea di riscatto attraverso le forze migliori e non compromesse col passato, che pensano davvero di poter cambiare in meglio la nostra terra. Non ci sono scorciatoie per una Napoli che torni agli antichi fasti, solo vicoli chiusi o una lunga e faticosa salita.
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zebantide
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