domenica 1 aprile 2012
domenica 26 febbraio 2012
giovedì 23 febbraio 2012
No trip for cats - di G.Puca
Il giorno dopo, in tutta Napoli, per tutto il giorno, si leva nell’aire un’unica musichetta, con Totore che sembra dirigere l’orchestra permanente, dal suo balcone di Sorrento, su cui brilla il ritaglio di stoffa plastificata volata lì quasi per magia dal San Paolo. L’adrenalina è entrata a far parte della composizione dell’aria, insieme all’ossigeno e all’idrogeno. Il popolo napoletano si è ormai sprovincializzato e Tonino, a Secondigliano, mentre dipinge le vele di azzurro, anziché le solite canzoni neomelodiche, canta con un’inflessione teutonico-franco-afragolese “Die maistèr, die bestèn, les grandès equipèèèès, chaaaaampiòòòònsss”, con gli accenti tutti sulle vocali sbagliate! GianGiovanni, sebbene sia un tifoso irrealista, sette anni fa, quando aveva prenotato la chiesa, mai avrebbe potuto immaginare che il Napoli avrebbe giocato gli ottavi di Champions contro il Chelsea proprio lo stesso giorno in cui doveva sposarsi. Il giorno del sorteggio, aveva capito il perché del vecchio detto: “di marte non ci si sposa e non si parte”. Ma lui trova comunque una soluzione. In chiesa, Mariachiara rimane sorpresa quando entra accompagnata dal papà e anziché dalla celebre marcia nuziale di Wagner, che aveva chiesto, viene accolta da una musica diversa. Il padre sorride e le dice: “Mò se porta, è quella dei reali di Gran Bretagna”. Mariachiara non capisce, eppure quella musica le è familiare, il suono dei violini e il coro sono da brividi, ma solo quando arriva sull’altare e tutti gli invitati e il parroco urlano “Chaaaaaaampiooooonssss!”, si rende conto che era il pezzo di un noto compositore che aveva appena vinto il disco di platino, per i cd che aveva venduto a Napoli.
Nonostante le raccomandazioni, la cena al ristorante “Gli azzurri” di Fuorigrotta si protrae oltre l’inizio della partita. Giangiovanni desidera fortemente che gli invitati si dissolvano nell’aire prima che il suo fegato esploda. Al 21’ si staglia nel cielo una bestemmia tellurica ascrivibile alla inconfondibile voce di zio Pasquale, che si era rifiutato di andare al matrimonio. Stava seguendo la partita di spighetto, nel settore distinti, perché era capitato tra due mastodontici pachidermi, tra i quali aveva dovuto infilarsi a incastro. Lo sposo lancia le bomboniere a tutti gli invitati e si ritira in camera con la moglie. La stanza affaccia sulla curva A. Il campo non si vede, ma si percepisce forte e chiaro tutto ciò che accade. La moglie, giunta al matrimonio illibata, non vuole rinviare d’ufficio la sua prima notte. Il marito, che aveva atteso dieci anni, avrebbe serenamente atteso un’altra notte. Ma lei gli strappa lo smoking da dosso e rimane allibita allorquando vede che sotto indossa la maglietta di Lavezzi. Ed è proprio in quel preciso istante che lo stadio salta fuori dalle fondamenta. L’urlo di zio Pasquale si riconosce tra quello dei settantamila, di cui cinquecento inglesi, e circa cinquemila portoghesi, a parte Villas Boas. GianGiovanni vorrebbe accendere la radio, ma Il coro “olè olè olè olè Pochoo Pochooo” è fin troppo eloquente. Prova a mantenere un aplomb finto come il rolex che ha sul polso, e dedica le proprie attenzioni alla moglie, che durante la cena aveva provato a distogliere la sua attenzione dal Napoli mostrandogli la farfalla che spuntava dallo spacco inguinale. Lungi dal somigliare a Belen, la moglie è un clone perfetto di Celentano, e comincia a molleggiare su di lui. Intanto, al San Paolo, Cavani si fionda su un preciso cross dello svizzero Inler e con l’omero segna un goal epico. Il San Paolo ruggisce, la terra trema, il Vesuvio si erutta sotto dalla paura. Zio Pasquale viene disintegrato dal movimento sincronizzato dei due vicini, che dopo aver ingurgitato tre panini a testa, che avrebbero risolto il problema della fame nel mondo, erano lievitati fino a diventare due mammut. “Sììììììììììììììììììììììì”, urla Giangiovanni, che ha intuito chiaramente cosa è successo. “Nooooooooo”, risponde l'insaziabile ex vergine, che aveva frainteso. Ma lui, contrariamente a quanto pensa la consorte, ha ancora cartucce da sparare e con maggior intensità attacca… gli spazi. Intanto uno dei due mammut viene colto da una feroce dissenteria e corre verso il bagno. Zio Pasquale esulta come se il Napoli avesse segnato il terzo goal. I due concentrati di colesterolo rimangono in comunicazione tramite cellulare e l’uno fa la cronaca minuto per minuto all’altro, che intanto comunica di aver trovato i bagni chiusi e di non essere riuscito a resistere all’emozione del terzo goal del Napoli e agli effetti della reazione provocata dall’interazione della salsiccia con i friarielli, la cotoletta con i peperoni e la parmigiana di melanzane. I blues brothers avevano ballato la tarantella davanti allo scatenato Cavani, che aveva poi apparecchiato per il Pocho un goal che rimarrà per sempre scolpito nella storia azzurra e negli occhi dei settantamila, che piangono commossi, dopo anni di Calderonni, Prunierri, Salvatori Naldi, Varricchi, Ignoffi e Montervini. Zio Pasquale torna a casa tutto sballato, dopo le trentasei canne passive che si è fatto, è con maggior scognizione di causa contro le droghe, anche quelle leggere. E pensa che se l'anno prossimo si fa l'abbonamento rischia di diventare un tossicodipendente. Giangiovanni, che ormai aveva concluso le operazioni con grande soddisfazione della moglie, aveva reagito al terzo goal con un deciso gesto dell’ombrello, a seguito del quale il suo rolex falso era stato catapultato in tribuna. Ma le note d’’o surdato ‘nnammurato che si levano nell’aria non lasciano dubbi: è finitaaaaaaa! Ora si può partire anche per il viaggio di nozze: destinazione Londra!
Pubblicato da
Qwerty61
alle
19:09
0
commenti
mercoledì 1 febbraio 2012
Per piacere, non ditelo più (di M.De Giovanni)
Perché, quale partita non è condizionata da episodi? Un gol preso a vanvera, col lentissimo centravanti avversario che gira attorno al nostro centrale, è un episodio; l’ennesima palla che capita sul piede giusto del nostro uomo di maggior classe, che puntualmente la tira addosso al portiere, è un episodio; un rigore sbagliato, è un episodio; tre gol subiti da una squadra che ne ha presi una marea ed è in aperta crisi, sono tre episodi. Il calcio è fatto di episodi, come la vita, se è per questo.
Vero. Ma ventidue anni fa eravamo campioni d’Italia. E la stramaledetta Juventus, salita in serie A insieme a noi e col grande limite di un ciclo completamente sbagliato con Del Neri, ha allestito una corazzata che si avvia a giocarsi lo scudetto fino all’ultima giornata. Quand’è che il passato diventa storia, e non se ne parla più? Grande merito a chi ha riportato gli azzurri al rango che gli compete, ma ricordiamo appunto che questo è il nostro posto; e che sei milioni di tifosi nel mondo garantiscono un gettito di amore, passione e soldi che non dev’essere tanto male, se i bilanci (gestione oculata, per carità, ma anche fatturato) chiudono puntualmente in utile.
E quindi abbiamo perso sei a zero col Manchester City e col Bayern, cinque a zero col Villarreal, quattro a zero con Milan e Inter. E naturalmente abbiamo battuto passeggiando Catania, Chievo, Novara, Genoa, Bologna, Siena, Parma e via così. Per non parlare del valore incrementale dei nostri giocatori, Hamsik quaranta milioni, Lavezzi trentuno, Cavani cinquanta: o conta solo lo stipendio? E poi, che ci fa l’Udinese lassù? Per favore…
Numericamente sono in rosa Chavez, Fideleff, Lucarelli, Donadel, Santana. Bastava prenderli dalla strada, siamo convinti che Castelvolturno brulichi di soggetti dal nome esotico e dalla carnagione olivastra che farebbero miglior figura in tribuna o sul campo d’allenamento, se è per questo. Sarebbero costati meno e avrebbero avuto lo stesso impatto sulla stagione, e avremmo anche fatto un’opera di bene.
E quindi Insigne va a Pescara, e già si programma per lui un secondo anno di purgatorio pur avendo ventun anni, e così Ciano, Sepe, Maiello. Nel frattempo i coetanei o giù di lì Fernandez, Fideleff, Vargas si gettano nella mischia senza aspettare nemmeno che capiscano una parola d’italiano, facendogli perdere ogni sicurezza. Questione di passaporto?
E su che basi, si compie questa scelta? Ci sono concrete possibilità di vincerla, la Champions? Ne abbiamo la forza? Sia chiaro a tutti che noi tifosi, se a qualcuno interessa ancora cosa vogliamo, privilegiamo (o meglio, avremmo privilegiato) il campionato. Che quest’anno, per le crisi di identità e l’andamento lento di molte squadre, si poteva anche vincere. Se solo si fosse deciso di giocarlo adeguatamente.
Che tipo di progetto di crescita è quello che, dopo un terzo posto e una partecipazione più che onorevole alla Champions, prevede un piazzamento di centro classifica e forse un’Europa League ricavata dalla coppetta Italia? Eppure i valori tecnici della squadra di quest’anno dovevano essere superiori: l’anno scorso in panca c’era Yebda, che personalmente avrei tenuto, mentre quest’anno abbiamo un ottimo Pandev.
E perché mai allora si perde o si pareggia, giocando male, anche quando le partite della competizione europea sono così distanti? E soprattutto, i ricambi non erano stati definiti d’estate “più che adeguati” a sopportare lo stress del doppio impegno? E i successi europei non hanno aggiunto consapevolezza dei propri mezzi ed euforia almeno pari alle energie che hanno sottratto?
E infatti in estate sono arrivati i luccicanti Chavez e Fideleff, senza i quali non so proprio come si sarebbe messa la situazione, quest’anno. Complimenti vivissimi per la lungimiranza e l’illuminata gestione tecnica.
Unica frase consentita. Detta da un esperto.
Pubblicato da
Qwerty61
alle
09:24
1 commenti
sabato 7 gennaio 2012
domenica 25 dicembre 2011
Scognomando - Il presepe nel pallone di Peppe Giannotti
Pubblicato da
Qwerty61
alle
13:04
1 commenti
sabato 24 dicembre 2011
Ci stavano una tedesca, un'inglese e una spagnola di Bruno Marra
NAPOLI, CHE CHAMPIONS!
La Champions dipinta di Azzurro
Pubblicato da
Qwerty61
alle
18:27
0
commenti
lunedì 19 dicembre 2011
San Paolo Chiuso per Sfiga (Benedizione in corso....)
Dopo quello che è successo ieri ....e dopo i commenti di Mazzarri... inutili sono i tentativi dei tifosi di acquistare i biglietti per Napoli-Genoa.... almeno fino a quando non verrà effettuata la necessaria ed opportuna BENEDIZIONE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Dopo il "trattamento" da parte dell' Arcivescovo di Napoli , verrà ripresa le vendita dei biglietti che comprenderà un gentile omaggio da parte della SSC Napoli ai tifosi Napoletani...
Pubblicato da
Qwerty61
alle
14:35
0
commenti
giovedì 15 dicembre 2011
Il cavallo di ritorno....... di Gianni Puca
Clamoroso epilogo della vicenda relativa alla cessione di Quagliarella dal Napoli alla Juventus. La società piemontese, negli ultimi due anni, ha preso in prestito ben trentasei calciatori, per riscattare i quali si è ritrovata con un buco nel bilancio superiore al debito pubblico del Burundi. All’ultimo consiglio di amministrazione, pertanto, è stato deliberato non solo di cedere Marchionne alla Skoda e di mettere in cassa integrazione Marotta e Paratici, ma di rinunciare, seppur a malincuore, al riscatto di alcuni dei fiori all’occhiello dell’ultima campagna acquisti.
Considerati gli impegni di Bigon per la campagna acquisti di gennaio, essendo De Laurentiis occupato con la promozione del nuovo cine-panettone, e essendo indisponibile anche Chiavelli, causa il battesimo di un nipote, è stato il magazziniere del Napoli ad intavolare la trattativa con la società torinese. L’accordo è stato trovato in pochi minuti. La Juve ha restituito Quagliarella al Napoli, che ha trattenuto le rate già pagate, che corrispondevano quasi all’intero importo concordato. Non sono state comunicate le cifre ufficiali, ma pare che Quagliarella sia costato all’incirca quanto una Fiat Panda. Il calciatore, dopo aver constatato che Conte gli preferisce addirittura Extigarribia, ma soprattutto dopo l’accoglienza calorosa ricevuta poche settimane fa al suo ritorno al San Paolo, si è detto felice di tornare a casa e che il Napoli è uno step più avanti.
L'accordo ha soddisfatto tutte le parti in causa. Il Napoli ha trovato il vice Cavani a costo zero e potrà quindi investire i proventi della qualificazione Champions per l'acquisto di un grande centrocampista e di un difensore di levatura internazionale. La Juve non ha dovuto più cedere Marchionne alla Skoda e Quagliarella si è detto entusiasta della riuscita dell'affare, salutato da qualche sapientone come "il cavallo di ritorno". Il bomber stabiese, tra l’altro, ha ammesso di essersi pentito da subito di essere andato via dalla sua città, e ha confessato che lui non sapeva che a Juventus non ci fosse il mare.
Pubblicato da
Qwerty61
alle
08:28
0
commenti
Etichette: Varie ed eventuali
domenica 11 dicembre 2011
La "Bolletta" di San Gennaro (ovvero “In the soul of your dead relatives”!) di Gianni Puca
Intanto a Manchester, lo sceicco Mansur, dopo una notte d’amore con dodici amanti, si sveglia tutto allegro e canta: “We all live in a yellow submarine, yellow submarine, yellow submarine”. Tiene la faccia del gatto che ha già mangiato il topo. La sera prima della partita è stato a cena con un tedesco, un norvegese e uno spagnolo, che gli avevano assicurato che i suoi forti investimenti non sarebbero stati vani. Ci era rimasto male solo per il fatto che, mentre il tedesco e il norvegese si erano fidati della sua parola, e avevano concordato di rivedersi giovedì a pranzo, lo spagnolo aveva preteso un congruo anticipo.
Intanto, dopo anni di dominazione spagnola a Napoli, avviene un clamoroso capovolgimento storico. Vila Real, una città spagnola viene invasa dai napoletani e diventa completamente azzurra! Sulla cattedrale, sin dalle prime luci dell’alba, compare una bandiera del Napoli.
I tifosi dei Citizens sono convinti del passaggio del turno e alle sette di mattina sono già tutti ubriachi a cantare per strada: “We are the Champions”. I napoletani residenti a Manchester gli mandano silenziose bestemmie partenopee e parte in inglese, ma la scaramanzia impone il silenzio. A Napoli la gente si incontra per strada, si saluta e comunica con lo sguardo, ma nessuno dice una parola. I napoletani sono tesi come corde di mandolino. Sono carichi, hanno ettolitri di adrenalina che scorre nelle loro vene, ma quando si ha un appuntamento con la storia è inevitabile essere tesi.
Gianni, Gino e Maurizio sono partiti per la Spagna a bordo di un sottomarino rubato. Lo aveva rubato al nemico uno zio di Gianni, durante la seconda guerra mondiale, ed era ancorato sott’acqua, a Mergellina. I tre viaggiano tutta la notte, ma senza chiudere occhio. Gino continua a ripetere: “Io confido nel Bayern. Inglesi e tedeschi storicamente non sono mai stati alleati”. “Maurizio controbatte che tutti sono alleati dei petroldollari”. Gianni è d’accordo con entrambi, anche se le tesi sono apparentemente contrastanti; ma lui pensa che il Destino sarebbe stato troppo crudele se avesse portato milioni di malati fino a Lourdes per farli poi annegare nella fontana. Lui è da domenica che non parla, ma tiene un vulcano dentro. Chiude gli occhi e vede tutto azzurro. Poi li riapre e vede pescetti di tutti i colori che bussano ai finestrini del sottomarino.
Il Madrigal è la prova della recente dominazione napoletana in Spagna. I quattro terzi degli spettatori sono napoletani. Non è stato difficile per i napoletani spacciarsi per spagnoli, fare residenze false tra Valencia e provincia per acquistare anche i biglietti destinati al pubblico di casa. Gennaro sente la formazione del Villareal e si chiede se Bruno Soriano sia figlio di Filumena Marturano. Poi ascolta alla radio la formazione del Bayern, che schiera nove riserve a Manchester, e si chiede se Jupp Heynches non sia figlio di qualche collega tedesca della Marturano. Quando il City passa in vantaggio, sei milioni di bestemmie, in idiomi diversi, si levano nell’aire. In un condominio di Oldham street, dal quattordicesimo piano, parte un urlo che si sente nei restanti trentasei: “In the soul of your dead relatives”! Maurizio e Gino si guardano sconsolati. Gianni urla in silenzio. Mazzarri, intanto, sta per sostituire Inler, quando un calciatore spagnolo gli si avvicina a bordo campo. Per la prima volta nella storia, un allenatore commette un fallo da espulsione su un calciatore. Pochi minuti dopo, Gokhan Inler, che aveva segnato l’ultimo goal proprio al Napoli, e che da allora aveva mostrato una precisione non superiore a quella di Gargano e Sola, lascia partire un missile terra - acqua che buca il sottomarino giallo! Ciro guarda Gennaro, che gli fa l’occhiolino e poi comincia a correre sopra ai sediolini di tutto lo stadio. Maurizio si ritrova in braccio a Gianni, che a sua volta si ritrova in braccio a Gino, che sente immediatamente che dovrà cambiare il disco alla propria ernia. Mazzarri, in tribuna, bacia uno spagnolo sulla bocca, che subito dopo gli chiede di sposarlo. Il Madrigal sembra una succursale dei quartieri spagnoli, le tribune tremano. Gianni si vede già sul prato, insieme a tutti gli altri, gambe all’aria. Ma per fortuna questa volta la tribuna non cede. Napoli esplode di gioia. Nelle regioni confinanti si pensa ad un terremoto, ad un esplosione del Vesuvio, e invece è semplicemente passato in vantaggio il Napoli!
Mentre lo sceicco si chiede come mai lo spagnolo con il quale era stato a cena la sera prima avesse un marcato accento napoletano, su un calcio d’angolo di Lavezzi, Marek Hamsik si fa trovare puntuale all’appuntamento con la Storia. Sugli spalti comincia a piovere. Ma sono solo lacrime di gioia! I sei by-pass di un ultrà napoletano vengono ritrovati a Valencia, il tifoso del Napoli del quattordicesimo piano del condominio di Oldham street viene ritrovato al terzo piano, dopo aver sfondato i solai intermedi, che non avevano retto al peso della sua gioia e neppure a quello dei suoi duecentoventi chili. Peppe era a teatro, ma quando ha sentito dalla radiolina che Hamsik aveva raddoppiato, scende dal palco e corre ad esultare tra il pubblico, che crede che la scena faccia parte del copione.
L’arbitro norvegese, che pure aveva fatto la sua parte, chiudendo due occhi su un fallo di mano in area di uno spagnolo e su un paio di falli da espulsione, pensa che dovrà pagare il doppio della caparra per un certo compromesso che, suo malgrado, non potrà più onorare.
Al 95’ minuto, si scopre che i napoletani sparsi per il mondo sono davvero tanti. Tutto il mappamondo sembra più azzurro. Mazzarri non si ferma in sala stampa e ritorna a casa a bordo del sottomarino rubato con Gianni, Maurizio e Gino, che cantano ubriachi di gioia: “We all live in a yellow submarine
yellow submarine, yellow submarine”. Annunziata, a New York, incurante del fuso orario, mette Pavarotti a palla, che canta “Nessun dorma”! Francesca, a Dubai, dal balcone di un hotel dello sceicco, intona “Caravan Petrol”. A Monaco di Baviera, uno striscione avvolge l’intero Allianz Arena: “88-17 Ham(b)sik sulla ruota di Napoli”. Gaetano, pilota dell'aereo che alle quattro del mattino riporta la squadra a casa, vede una marea umana all'aereoporto di Capodichino che aspetta i propri beniamini e gli sembra di non aver mai volato così in alto, anche se sta atterrando.
Gennaro, intanto, con un turbante in testa scorazza per via Caracciolo in groppa ad un cammello e, con un binocolo a tracolla e con in mano una bolletta, canta “M’aggio accattato ‘nu cammello”!
Pubblicato da
Qwerty61
alle
18:23
0
commenti
Etichette: Varie ed eventuali
martedì 6 dicembre 2011
"A te, Marek Hamsik"... di Pietroalessio di Majo
e speriamo che porti bene !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Pubblicato da
Qwerty61
alle
14:47
0
commenti
Etichette: Varie ed eventuali
martedì 29 novembre 2011
L'ombrello di Mazzarri, rapimento di Quagliarella di Gianni Puca
IL CIUCCIO CHE VOLA
“Io uno come Denis non lo avrei mai fatto andare via”, ripete per l’ennesima volta Gennaro mentre inserisce la quinta alla vecchia Ritmo. “Ma se tu bestemmiavi Saint Denis ogni volta che si mangiava un goal lui e la porta”, replica Gaetano. “Ma che vuol dire? Però si impegnava, entrava a partita in corso e una volta segnava, una volta faceva un assist. Usciva dal campo sempre con la maglia sudata. E poi Saint Denis è uno stadio francese.” “Ma quello è stato lui che se ne è voluto andare”, si inserisce Vincenzo, cercando di mediare. “Quando uno tiene un contratto, tiene un contratto. Perché quei cadaveri che ci erano rimasti sullo stomaco dalla serie B, e che nessuno ha voluto manco gratis, non li abbiamo pagati lo stesso? Avevano un contratto e i contratti vanno rispettati. Chi protesta va multato e spedito in tribuna fin quando non viene a miti consigli”, ribadisce Gennaro, sempre più infervorato. “Ha ragione..,”, concorda Peppino, “…noi stiamo pagando ancora Rinaudo, che non sappiamo manco se è vivo o è morto. La Juve ci ha fatto il cavallo di ritorno”. “Comunque Denis oggi non vede nemmeno il pallone”, profetizza Gaetano.
Al goal di Denis, Gennaro evoca nuovamente il santo che ha dato il nome allo stadio francese inaugurato durante i mondiali del ’98. Gaetano diventa giallo come la maglietta di Campagnaro, che nel frangente, per come striscia il pallone, più che un terzino sembra Capitan Ventosa. Qualcuno pensa che sia la maledizione di Aronica che si abbatte su tutti coloro che vengono schierati nel suo ruolo. Grava, Britos, Ruiz, Fideleff… Domizzi, tutti quelli che hanno occupato quella zona del campo si sono imbattuti in infortuni di gioco, fisici e… vabè, sorvoliamo. E sabato è toccato a Campagnaro, che prima ha preso una gomitata in faccia e poi ha provocato il goal di Denis.
Il Napoli, però, non meritava di perdere a Bergamo, sia per l’equilibrio che si era visto in campo, sia per i soliti cori beceri e razzisti piovuti dallo stadio padano, che meritavano di rimanere strozzati nelle gole della minoranza deficiente che getta fango anche sulla maggioranza perbene dei bergamaschi. La reazione di Mazzarri sarà stata antisportiva, ma a Bergamo aveva cominciato a piovere subito dopo il goal di Cavani. Questo le tv padane non lo dicono.
Mazzarri, che aveva già mal di gola per l’esultanza seguita ai goal di Cavani contro il Manchester, ha aperto l’ombrello. Ma quanti napoletani presenti allo stadio sabato hanno aperto l’ombrello per proteggersi dalla pioggia e dai cori squallidi che piovevano dagli spalti? Anche noi da casa, diciamolo, abbiamo aperto l’ombrello.
“Un pareggio a A-ta-lan-ta non è da buttare sentenzia Gennaro”, mentre la Ritmo sbanda in una curva. “Martedì la partita contro la Juve sarà uno spettacolo nello spettacolo”, osserva Vincenzo, proprio mentre alla radio danno una notizia clamorosa. “Subito la gara con la Lazio, un commando di quattro persone mascherate, di bassa statura, ha rapito il calciatore della Juventus Fabio Quagliarella. Per il riscatto è stata chiesta la somma di undici ottilioni di dollari, pagabili in dodici rate. Il riscatto, secondo la lettera anonima lasciata dai rapitori sulla panchina della Juve, dovrà essere pagato a mezzo bonifico bancario su un conto intestato alla Banda Bassotti e il calciatore, in caso di pagamento della prima rata, sarà rilasciato martedì sera, verso le 23.00.Gli inquirenti sostengono che dietro la fantomatica Banda Bassotti, si nasconda in realtà il noto pregiudicato "Ignazio detto il torchio". Non si esclude, tuttavia, la pista della simulazione del rapimento da parte del calciatore stesso, che pare sia stato visto allontanarsi insieme a Toni e Iaquinta, che pure risultano scomparsi. Il prefetto, in un intervista rilasciata alla carta stampata, ha dichiarao che faranno di tutto per ritrovarlo prima di martedì sera e che la partita, l'aveva rinviata apposta per consentire a Quagliarella di giocare a Napoli".
Pubblicato da
Qwerty61
alle
13:33
0
commenti
Etichette: Varie ed eventuali
mercoledì 23 novembre 2011
Anche gli sceicchi piangono di Gianni Puca
Armando è un non vedente, di professione tifoso del Napoli. Lui da giovane ci vedeva e aveva anche un lavoro. Ha visto i due scudetti, la coppa UEFA, la Supercoppa e, come lui ricorda ogni giorno, cantando: “Ho visto Maradona, uè, mammà, innamorato son”. Lui faceva il guardiano, poi – per evidenti ragioni dovette lasciare il posto, perché da un momento all’altro non ci vide più. Era l’anno del Napoli di Boskov; quando Armando vide Imbriani e Agostini in attacco decise quasi volontariamente di non vedere più nulla del mondo e di conservare negli occhi le immagini dei tempi d’oro. Da allora Armando continua ad andare tutte le domeniche allo stadio, anche se non vede. Lui ascolta i suoni, i rumori, e dai rumori ricostruisce le immagini. Un amico gli ha regalato un accredito in tribuna autorità, è seduto accanto allo sceicco quando nell’aire vengono scolpite le note dell’inno di Handel. Lo ha intuito dai profumi orientali delle decine di mogli che lo accompagnano. Nella ressa, prova a fare la mano morta ad una a caso delle sceicche, ma non saprà mai che purtroppo ha beccato proprio il sedere dello sceicco, che pure indossava una lunga veste. La musichetta della Champions gli fa venire da piangere, così come la formazione del City: Dzeko, Balotelli, Silva, Tourè, e in panchina tengono pure Aguero e Nasri. Addirittura Tevez è fuori per motivi disciplinari. A Napoli giocherebbe pure se avesse rapinato il monte di pietà! Quando al termine della musichetta i centoventimila del San Paolo urlano “Chaaaampioooons” trema tutto. Soprattutto trema il cuore di Armando, che sente che un paio dei suoi by-pass, applicatigli ai tempi di Salvatore Naldi, sono finiti nel settore distinti. Armando sente la gente che dice: “Guarda che spettacolo in curva A, guarda che bella la coreografia in curva B, guarda nei distinti… Che bello!” Lui avrebbe risposto: “Ma che debbo guardare, non lo vedi che sono cieco?” se non fosse che i napoletani riescono a guardare anche senza vedere. Armando ha le lacrime agli occhi, come quando Carnevale segnò con la Fiorentina, su assist di tacco di Giordano. Come quando Baroni si librò nell’aire contro la Lazio, quando Maradona e Careca smontarono mezza Germania per portare a Napoli l’unico trofeo europeo. La partita non è ancora cominciata, ma già essere qui è una vittoria. Con i soldi che gli sceicchi hanno speso per fare questa squadra, si potrebbe costruire un’altra Napoli, con due Vesuvii e tre golfi, sei Maschi Angioini e dodici Palazzi Reali. Ma Davide non aveva paura di Golia, Totò sconfisse Maciste e anche i puffi hanno sempre beffato Gargamella. Fa freddo al San Paolo, ma nessuno sente freddo, su ogni seggiolino ci stanno almeno due tifosi. Ogni padre ha portato almeno un figlio. I spettatori paganti sono circa sessantamila, i non paganti saranno almeno il doppio. Quando lo stadio canta: “Chi non salta rossonero è” (sì, perché il Manchester oggi ha fatto il madornale errore di indossare i colori dei nostri più acerrimi nemici) trema tutta Napoli. Dalla Gioia! Quando Lavezzi, in un imprecisato minuto del primo tempo, va a calciare dalla bandierina, ad Armando torna alla mente un immagine: “Diego che a Torino batte un calcio d’angolo che diede inizio alla storia. Allora fu Bruno Giordano che colpì al volo quel pallone che gonfiò la rete di Tacconi e il petto dei napoletani. Questa volta è Edinson Cavani a volare più in alto dei grattacieli arabi, e fa saltare letteralmente lo stadio dalle fondamenta. Il boato del San Paolo è avvertito fino a Torino, dove erano già tutti a dormire. Armando non può vedere, ma ha ovviamente capito cosa è successo. Urla: “goooal… goooaaal... goooaaal” per più di un quarto d’ora, e corre sui seggiolini della tribuna, pestando pure i piedi allo sceicco. Quando lo speaker ripete all’infinito: “Edinson” e il pubblico risponde “CA-VA-NI” Armando si ricorda dell’ultima volta che ha fatto l’Amore con sua moglie. Ormai ha un’età e manco con le pillole blu riesce a… Ma non ricorda praticamente da mai un orga… un’organizzazione di gioco del genere. Il Napoli sta schiantando il City! Non lo può vedere ma lo sente. Lui, per sua fortuna, non ha potuto vedere chi ha ciccato il rinvio in area, servendo Silva, il cui tiro è stato respinto da De Sanctis sui piedi di Balotelli. Ma lui sa leggere anche il silenzio. E quel silenzio surreale, che gli ricorda quello che seguì il goal del maledetto avvoltoio madrileno, è interrotto da una bestemmia di 31 minuti, che è continuata durante l’intervallo e che aveva un unico destinatario: Salvatore Aronica! Armando è di Acerra e, quindi, del contenuto della sua filippica i presenti in tribuna hanno capito tanto quanto lo sceicco, le sue mogli e i tifosi inglesi assiepati nel settore ospiti, che pure hanno udito una voce che forte e poco chiara si stagliava nel cielo e faceva tremare pure il vento. Quando Il Pocho, servito da Dossena, ha messo il pallone al centro per Cavani è venuto giù tutto. È venuto giù un ventennio di sofferenze, di attese disattese, di sogni vestiti da incubi. Un ventennio di Agostini, Imbriani, Calderonni, Prunierri, Varricchi, Ignoffi, Cupi, Lacrimini, un ventennio di Mondonichi, Bortolinimutti, di Renziulivieri e di Galeoni affondati. È venuto giù lo stadio, sono venute giù le lacrime dello sceicco, sono venute giù le lacrime delle mogli, che quando il Manchester perde già sanno che per una settimana non si tromba, quantomeno non con lo sceicco. È venuto giù Armando, che da ieri ancora corre come un pazzo per tutto il campo, balla intorno alla bandierina come Juary, fa le capriole come Asprilla, il trenino come Protti, culla un bebè come Bebeto, anche se suo figlio ha ormai quarant’anni e si tuffa in una pozzanghera come Maradona. E ora è ancora lì disteso sull’erba a guardare il cielo. Lui non può vederlo, ma sente che non è mai stato così azzurro. Gianni Puca
Pubblicato da
Qwerty61
alle
21:15
1 commenti
Etichette: Varie ed eventuali
lunedì 21 novembre 2011
Napoli-Marchetti 0-0 di Gianni Puca
“Diego, vogliamo andare… alle giostre stasera?”, chiede Gianni al nipotino di sei anni, facendogli l’occhiolino. “Ahò, zio, non ti far sentire da babbo che mi chiami così. Lo sai che se ‘ncazza quando mi chiami Diego”, replica a bassa voce il bambino. “E ma io non ce la faccio a chiamarti Francesco, è più forte di me. Ti raccomando, mettiti la maglietta del Pocho che ti ho regalato e mettiti il maglione sopra, sennò chi la sente tua madre! Ma tu guarda che disgrazia, non bastava una sorella milanista, no… pure un cognato romanista mi doveva capitare. Ma almeno questa povera creatura innocente la debbo salvare. I milanisti si debbono estinguere e pure i romanisti”. “Ma contro chi giochiamo stasera?”, chiede il bambino mentre parcheggiano a metà strada tra l’Edenlandia e lo stadio San Paolo. “Con la Lazio. Ti sono piaciuti i dvd di Maradona che ti ho regalato al compleanno?” “Sì, ma li ho dovuti vedere a casa di nonno Gennaro, li tengo nascosti lì. Nun sia maje mi vede babbo mi manda all’asilo dalle suore”. “E tu non farglieli vedere. Anche i cristiani sono stati perseguitati dai romani. Ma la Fede è Fede, e quella azzurra non si può sconfessare. Tu sei nato a Napoli, sebbene da padre romanista e madre milanista, e quindi hai sangue azzurro che ti scorre nelle vene. E sei nato lo stesso giorno di Marek Hamsik”. Il primo tempo scorre via lento e sonnacchioso. Il risultato è ancorato sullo zero a zero; Gianni guarda il nipote e, sconsolato esclama: “Eh, si sente la mancanza di Britos”! Nel secondo tempo Reja, passa dall’8-1-1 al 10-0-0. Oronzò Canà, in tribuna, prende appunti per il prossimo film e un’illuminazione lo coglie improvvisamente: anche la sua Longobarda giocherà con la trizona, con Crisantemo unica punta e Speroni e Aristoteles terzini di fascia. Nel secondo tempo, la partita sembra una partita di squash tra Lavezzi e Marchetti, dove il portiere laziale fa la parte del muro. Diego, anche se ha solo sei anni, ha già quattro anni di militanza in curva B e nella curva romanista, quindi ha assimilato un vasto campionario di imprecazioni napoletane e romane. Al tiro di Lavezzi al 94’, dopo la parata surreale di Marchetti. crea una mala parola che è una perfetta sintesi tra le culture dei due popoli, entrambi nemici dei laziali. Al momento del goal annullato da Rizzoli a Cavani, il bambino, incuriosito dalle urla dei tifosi, chiede allo zio cosa vuol dire che l’arbitro tiene le corna. Gianni gli spiega che gli arbitri, per natura, nascono con delle protuberanze ossee, come gli stambecchi, i cervi, i cosmoceratopi. A differenza di questi ultimi, che hanno quindici appendici ossee, gli arbitri ne hanno due. Il bambino lo guarda smarrito. Lo zio intuisce di aver utilizzato dei termini troppo scientifici e sintetizza e semplifica il concetto: “Diego, mò sei troppo piccolo per capire, ma se da grande incontrerai una donna di non irreprensibili costumi morali, stai ben sicuro che il marito fa l’arbitro”.
Pubblicato da
Qwerty61
alle
23:38
0
commenti
Etichette: Napoli-Lazio
giovedì 10 novembre 2011
O voi dalle zebrate maglie di Francesco Cecere
O voi dalle zebrate maglie Che con le vostre lagrime cader fate le foglie Gridate allo scandalo per una partita rinviata Nel giorno in cui la vostra dirigenza viene condannata E invece di scomparir sotto terra per la vergogna Tuonate contro chi giustamente vi ha messo alla gogna "Noi estranei ai fatti"?? Ma cosa avete fumato? E chest'è
Pubblicato da
Qwerty61
alle
14:49
0
commenti
Etichette: Napoli-Juve
domenica 30 ottobre 2011
Non tutti i Celi sono azzurri... di Gianni Puca
“E che maniere?! E datemi il canzo di sedermi…” avrebbe urlato la buonanima di Sandro Ciotti, se fosse stato ancora in servizio. Neppure trenta secondi e Cavani aveva già portato il Napoli in vantaggio. Pulvirenti era ancora al bar e un mezzo cannolo gli va di traverso quando sente il boato del settore ospiti. La maggioranza dei tifosi napoletani urlano per inerzia perché stavano sfilando la marenna dal fodero e manco lo avevano visto Cavani tirare in porta. 24’ “Clamoroso al Cibali…”, avrebbe urlato ancora il marmittoso radiocronista Rai: “…primo goal in serie A di Marchese!” Il suo primo e ultimo goal lo aveva segnato a subbuteo dodici anni fa ed era pure in fuori gioco. 39’ Schema flipper del Napoli in area avversaria, ma la palla non entra in buca. 41’ “Gesù, Giuseppe, Santana e Maria”, commenta rassegnato Don Gustavo, un sacerdote gay che Mazzarri aveva fatto venire direttamente dalla Maremma per benedire i suoi centrocampisti, fatti fuori uno alla volta dai gufi diversamente napoletani. Il Napoli resta in dieci per un fallo ingenuo e inutile di un praticante mediano improvvisato da Mazzarri, che per Monaco aveva pensato di convocare Vinazzani e Criscimanni. Inizia il secondo tempo: se sbagliare è umano, schierare Mascara mediano con il Napoli in dieci è diabolico. 47' Infatti. 74’ Triangolo di Lavezzi con Inler, Andujar è sintonizzato su mediaset premium e vede il tiro in leggera differita, ma il pallone va di poco fuori. 75’ Assist di Lavezzi per Cavani, tiro di prima intenzione, palla in fallo laterale. Nella mente dei tifosi partenopei riecheggia uno storico e mortificante commento di Sandro Ciotti: “Scusa Ameri, ti interrompo da Udine, gesto tecnico deprimente di Agostini, tiro dai sedici metri, palla in fallo laterale”. Ah, in verità ci sarebbe pure un altro episodio rilevante, verificatosi al secondo minuto del secondo tempo, che ha inciso non poco sul risultato finale. Ma non teniamo il coraggio di raccontarvelo. Pressione costante del Napoli negli ultimi quindici minuti, occasioni sprecate dagli attaccanti e dall'allenatore, che non sbaglia quasi mai, ma quando sbaglia le fa veramente grosse... Anche Lavezzi, sul finire del primo tempo ha avvertito che occorreva un mediano di ruolo a centrocampo al posto di Santana, e ha passato la palla a Dzemaili, che però era in panchina, sebbene senza pettorina. C'è chi pensa che non si sia trattata di una svista, ma di un messaggio all'allenatore. Il Napoli esce battuto dal fu Cibali. Migliaia di donne napoletane non faranno sesso questa sera. Quantomeno non con i mariti. E c'è ancora chi dice che una sconfitta del Napoli non rientra tra i problemi gravi della vita... Ma domani è un altro giorno, e pure mercoledì...
Pubblicato da
Qwerty61
alle
14:43
0
commenti
Etichette: Varie ed eventuali
lunedì 24 ottobre 2011
Anche i tenori steccano di Gianni Puca
Dopo diversi anni, nello scorso campionato, il Napoli aveva sfatato il tabù del Sant’Elia, ed aveva vinto con un goal di Lavezzi al 94’. Pasquale, ultrà partenopeo figlio d’arte, è dal 10 novembre 2010 che è rimasto paralizzato con le braccia perpendicolari. Ha il volto felice, anche se da quel momento non è riuscito più a muoversi. Gli amici della curva lo hanno portato a Cagliari di peso, nella stessa posizione in cui si trova ormai da un anno, con l’ombrello aperto e la goduria stampata sul volto. Cagliari – Napoli riprende da lì. 1’ Dossena, da ottima posizione, con una sassata micidiale che lascia di sasso il portiere ma fa fuori un pastore di Sassari a bordocampo, che lascia moglie, suocera e tre greggi di pecore. 4’ Gargano, che ancora non ha smaltito il fuso orario dell’ultimo viaggio intercontinentale, si addormenta al limite della propria area; Nenè si ritrova solo davanti a De Sanctis, che para un rigore in movimento. Sant’Elia guarda San Gennaro in cagnesco, ma il santo partenopeo giura su San Siro di essere innocente. 12’ Agazzi imita De Sanctis ed esce a kamikaze su Zuniga, che cercava di dribblare pure la linea di fondo campo. 24’ Punizione dalla sinistra di Cossu, torsione di testa di Nenè, San Gennaro abbassa la traversa, che respinge. 32’ Palo di Santana, che fa venire le scolle in fronte a Cellino.. 35’ Legnata di Nain-gol-an, miracoloso colpo di reni di San Gennaro… palla sulla traversa. Sarebbe stato il colmo se avesse segnato un belga il cui nome, nella sua lingua, vuol dire “non segna da anni”. 39’ Colpo di testa di Santana, grande parata del portiere cagliaritano. Dal settore ospiti si ode un urlo: “st’Agazzi”! 44’ Stacco imperioso di Nenè a colpo sicuro, ad un metro dalla porta, Cellino e Sant’Elia esultano, palla in fallo laterale. 46’ Grazie ai microfoni delle pay tv, viene intercettata una telefonata del guardalinee all’arbitro Banti: “Luca, Luca, puoi fischiare, è finito il primo tempo”. 54’ Esce Lavezzi ed entra Hamsik. Il Pocho, uscendo, recita un… adattamento in argentino de “ ‘A livella”, dedicandola agli ascendenti dei tifosi sardi che lo fischiano. Tra il 65’ e il 70’ le macumbe di Cellino fanno fuori Santana e Gargano. Entrano Maggio e Inler. 70’ Aronica, tra i migliori in campo, mura due volte Tiago Ribeiro, che se lo ricordava decisamente diverso il terzino palermitano. 75’ Contropiede del Napoli, Zuniga per Hamsik, che lancia in profondità lo svizzero Dzemaili, il cui tiro è impreciso. 82’ Gran botta di Maggio, il portiere sardo respinge, ma Cavani era andato al vicino commissariato a denunciare la propria scomparsa. 87’ Agazzi, nel tentativo di anticipare Cavani, dà uno sganassone al proprio difensore Pisano, che rimane intontito. Il medico sardo gli fa qualche domanda per accertarne la lucidità. “Chi è stato il capocannoniere dell’ultimo campionato?” Il terzino, frastornato, risponde: “Larrivey”. “Chi sono i tre attaccanti del Napoli? “Pavarotti, Domingos e Carrera”, replica il difensore, questa volta più deciso. Il medico chiede il cambio, nel frattempo l’arbitro fischia e il pubblico anche. La partita finisce zero a zero. Pasquale sta ancora con l’ombrello aperto, anche se c’è il sole. Con uno sguardo tra il semideluso e lo speranzoso dice agli amici che non si può sempre vincere e che mercoledì è un altro giorno…
Pubblicato da
Qwerty61
alle
13:36
0
commenti
Etichette: Cagliari-Napoli
domenica 16 ottobre 2011
Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, di Gianni Puca
Grande Gianni, unico a risollevarmi da questa tristezza.....
.........................
No, Agostinelli nooo, pietà di noi! Offritegli una panchina: il Pergocrema, il Poggibonsi, il Pizzighettone, una qualsiasi, ma non fategli fare il commentatore televisivo, per favore. Ma non solo perché non riesce a distinguere Giovinco da Boateng e Inler da Criscimanni, ma soprattutto perché porta statisticamente una iella scientifica.
Io, se volete, la partita ve la posso pure raccontare, ma dal punto di vista tecnico si può sintetizzare in una sola frase, anche un po’ scontata, se vogliamo: un Parma Modesto vince al San Paolo con un colpo da Gobbi.
Eppure, voi penserete, i gobbi portano bene… Ma contro gli influssi malefici di Agostinelli non c’è nulla da fare. Mazzarri, che pure conosceva questa statistica, appena ha saputo che il commento tecnico di Mediaset premium sarebbe stato affidato all’ex caschetto d’oro, ha trascorso ore in ritiro con la squadra a ripetere alcuni riti magici. “Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia” era il rito del mattino, e “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio” quello ripetuto per due settimane durante gli allenamenti pomeridiani. Niente tattica, niente schemi, anche perché i calciatori erano stati convocati quasi tutti in nazionale, ad esclusione di Cannavaro e Campagnaro, atteso che Prandelli ha preferito puntare sul blocco Juve, che l’anno scorso è stata la diesa che, in casa, ha subito più goal dell’intera serie A.
Se, per la partita col Chievo, Mazzarri aveva chiesto al medico sociale e al preparatore atletico di fare la formazione, per limitare al massimo il rischio infortuni, questa volta si è affidato al Santone di Avella, per individuare i calciatori più protetti dalle stelle e che potessero contrastare la sfiga agostinelliana.
Da approfonditi studi di un collegio di maghi, composto dal Mago Otelma, Gennaro D’Auria, Merlino e Harry Potter è risultato che anche se tutti gli abbonati Mediaset ascoltano la telecronaca di Raffaele Auriemma, per il solo fatto che esiste l’opzione Agostinelli, sul Napoli si abbattono catastrofi inenarrabili. Chi di voi non ricorda, ad esempio, la diagnosi di qualche anno fa dell’ex calciatore della Pistoiese che prima ancora che venisse commesso un fallo su Lavezzi gli predisse un lungo stop? E secondo voi, e siate onesti nella risposta, la parata di Mirante sul colpo di testa di Maggio e il susseguente palo di Cavani non sono da addebitare a forze occulte? E la punizione di Cavani, che per un millimetro non ha spicchettato la porta del Parma?
Lasciamo stare il rigore per il fallo di mano in area su cross di Dossena, e qualche altra svista di Mazzoleni, che si è scordato i cartellini gialli nella giacchetta nera mandata in tintoria e che per evitare un Rocchi bis, non ha dato neppure la punizione su Lavezzi, atterrato in prossimità della linea dell’area di rigore, dopo aver battuto il record mondiale di dribbling consecutivi (ben trentotto! N.d.r.) Noi non ci vogliamo attaccare agli errori arbitrali. Non siamo interisti.
Ma secondo voi, perdere in casa con il Parma per un goal di Gobbi e di Modesto (che in due hanno segnato tre goal in carriera) non ha motivazioni che vanno ampiamente al di là della scienza e della fantascienza?
Pubblicato da
Qwerty61
alle
14:56
0
commenti
Etichette: Varie ed eventuali
sabato 15 ottobre 2011
Ristorante Mimmop
Pe fà na parmiggiana ca spaparanza o'core
ce vonne 'e mulignane e tiempo na mezzora.
Pigliate 'e mulignane, luvatece o'cappotto
mettitele a' fà o'bagno pe' dinte a l'uoglie fritto.
Quanne sonne addurate, pigliate na tiella
pummarulelle 'e Pollena e nu pare 'e frunnelle
accio e vasinicola nun ponne mai mancà
e pure a' muzzarella ma senza esagerà.
Po' na bella rattata d0' meglio parmigiano
vulite nu cunsiglio? Spannitelo ca' mano.
Quanne a' cuttura è pronta, facite arripusà
ca pò se squaglia m'bocca e ve fà arricrià.
Si pò vuje n'Paraviso ve vulite sentì,
dinte a nu cuzzetiello facitela murì.
E si pò vence o'Napule faciteve a' scarpetta
tutte è cchiù sapurito e niente cchiù si jetta.
Pubblicato da
Qwerty61
alle
13:08
0
commenti
Etichette: Napoli-Parma
martedì 4 ottobre 2011
Quello che la stampa non dice
Se al Napoli negano un rigore evidente...nessun problema...
Pubblicato da
Qwerty61
alle
15:36
0
commenti
Etichette: Video


